Il sindaco Romizi in aula

di Maurizio Troccoli

«E’ irrilevante il mio pensiero personale. Quel che conta è il rispetto delle leggi e compiere ogni tentativo, a tutti i livelli, per dare tutele a un bambino». E’ quello che ha scelto di fare Romizi. Quello che invece lui, il sindaco, pensa sul caso, non è dato conoscerlo. Più che chiederglielo insistentemente non si può fare. E l’insistenza è dovuta al convincimento che, al di là delle regole, esiste il pensiero di un sindaco, che la gente ha il diritto di sapere. E forse anche una legittima curiosità.

Nota del redattore Non se la prenda Romizi, ma quel pensiero, al di là delle carte, in questi casi e in generale sui diritti civili, può fare la differenza, come accaduto altrove, tra trascrivere il nome di un bambino e garantirgli diritti, oppure no. Non se la prenda Romizi, ma i propri pensieri, proprio perchè liberi, possono essere manifestati. A maggior ragione se si è un sindaco. Se se ne è convinti, vanno persino difesi. Tuttavia il sindaco di Perugia ha anche il diritto di non rispondere sul dato personale e, vista la delicatezza del caso, limitarsi al proprio ruolo. Come ha voluto precisare in maniera chiara: «Io ho una preoccupazione, quella di dare tutele a un minore e credo che un sindaco non debba fare pressioni da una parte o dall’altra a seconda della propria parte politica su questi temi». Ha poi sostenuto che non c’è preconcetto ideologico. Che rispetto al caso Joan, non si difende una morale o un’altra, una filosofia o un’altra, ma si fanno due cose ben diverse. Si applicano le leggi e si tenta ogni strada per garantire le tutele dovute a un minore, attraverso l’esercizio della ricerca di pareri e interpretazioni della norma, a tutti i livelli, quando è equivoca e complicata. Il sindaco ha anche sottolineato in Consiglio che personalmente non si è «mai speso né per indirizzare chicchessia né per esercitare pressioni». Di non avere «mai frequentato nessuno di questi uffici» per la questione del bambino. Ha quindi delegato, a chi ne ha ruoli e competenze, ovvero la macchina burocratica e l’avvocatura dello Stato, di interpretare la regola, e quando non fosse chiara di farsi aiutare dagli organi superiori. Ecco perchè parla di irrilevanza dei propri convincimenti. Trovando, a sostegno di questo suo approccio, il clima che imperversa. Vale a dire che una eventuale posizione di chiusura, ai fini del consenso politico, probabilmente meriterebbe più di essere manifestata che nascosta. Ciò detto, esprimere un pensiero non si traduce automaticamente in una pressione esercitata.

OCCUPATO L’ UFFICIO DEL SINDACO 

Caso piccolo Joan A chi non fosse chiaro parliamo del piccolo Joan, figlio di due mamme, nato in Spagna e a cui è stata negata la trascrizione a Perugia. Secondo il sindaco a causa del ginepraio di regole e per via delle procedure che risentono di ricorsi e ruoli differenti esercitati anche, e soprattutto, dall’avvocatura di stato. Secondo l’opposizione e l’associazione Omphalos, a causa di un preconcetto ideologico, di un governo di destra della città a cui non va giù l’idea che un bambino possa nascere da due mamme.

Le controparti Se per il primo sono state rispettate tutte le regole, per i secondi sono state sistematicamente violate. Se per il primo non esiste un caso Perugia, per i secondi si tratta «dell’unico sindaco in Europa». La tappa attuale tuttavia vede un ricorso contro la decisione del giudice che impone al sindaco di trascrivere. Ricorso prodotto dall’avvocatura di Stato e dal ministero dell’Interno, a parere del sindaco. Mentre direttamente da Romizi, a parere degli altri. L’ultimo episodio della vicenda ha visto un consiglio comunale incandescente, con l’arrivo in ritardo del sindaco che se n’è scusato, l’occupazione del suo ufficio da parte dei numerosi presenti in forma di protesta, attacchi incrociati di opposizione e associazioni, per via del ricorso.

Videointervista Umbria24 ha provato a sentire il sindaco, a margine della giornata tumultuosa, oltre che sull’interpretazione delle norme, sul suo pensiero personale. Ecco l’intervista video.

VIDEOINTERVISTA

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