di Ivano Porfiri
«Non sono il candidato del centrodestra, sono candidato anche del centrodestra». Si presenta da solo a casa sua o, meglio, nel suo studio l’avvocato Corrado Zaganelli, quello che alle elezioni del prossimo 25 maggio dovrebbe essere il principale rivale di Wladimiro Boccali nella corsa a sindaco di Perugia. «Ho preferito presentarmi da solo, come esponente della società civile – ha spiegato -, la solita presentazione con i politici sarebbe stata impoverente, ci sarà tempo».
Liste civiche In una busta bianca formato A3 su un mobile di legno laccato, vicino la grande libreria, la bozza del simbolo della lista civica “Zaganelli sindaco”. Sarà una delle due-tre civiche a sostegno della candidatura: una è quella riconducibile a Scelta civica («non può esserci il simbolo – spiega Zaganelli – per motivi ‘romani’ ma sostanzialmente c’è già un accordo con la segreteria nazionale»). Primi nomi? Il candidato evita di snocciolare candidati ma sull’ex preside di Medicina Luciano Binaglia, Paris Ricci e Mario Torelli ha un fremito: «Sono personalità importanti ma non li ho ancora contattati». Sarà vero?
Coalizione da compattare Poi ci sono i partiti a suo sostegno. Di certo Forza Italia, mentre in Ncd non mancano i maldipancia. «La candidatura nasce da me stesso – afferma Zaganelli – poi il centrodestra ha deciso di fare un passo indietro e sostenerla e li ringrazio. E’ normale che ci sia qualche malumore. Altri candidati di centro? Può darsi ci saranno, ma io sono fiducioso che il centrodestra si compatterà, se non fosse così verrebbe meno la coalizione». L’avvocato smentisce anche di essere un anticlericale: «Come dice il mio buon amico don Giuseppe Piccioni di Torgiano, sono un agnostico in cerca della verità. Sono contro un certo tipo di clericalismo, ma ammiro la Chiesa di Ratzinger e Bergoglio».
Excursus storico Nella sua presentazione, con l’eloquenza di un ottimo avvocato, che non nasconde mai di essere poco avvezzo alla politica, Zaganelli parte dalla Perugia del ‘300 per arrivare alla caduta del Muro di Berlino. «Perugia è stata retta per 50 anni da un patto tra Pci e laicismo perugino, ovvero la Massoneria. Solo mio padre e Berardi tra i sindaci laici non sono stati massoni. Un equilibrio salvato dalla competenza di personaggi come Rasimelli, Gino Galli, Fiorelli, ma che ha fatto di Perugia un regime come quello di Romania e Bulgaria. Negli ultimi 20 anni, poi, al bene comune si è sostituito un ‘Ircocervo’ (il Pd, ndr) con il potere come fine».
Locchi primo colpevole Il massimo esponente del crollo di Perugia, per Zaganelli, è Renato Locchi. «Urbanisticamente abbiamo assistito allo stupro di Perugia, il centro storico è stato annientato, Perugia è l’unica città dell’Umbria senza un’identità. Boccali? Riconosco la sua onestà intellettuale ma politicamente è figlio di Locchi, di cui è stato assessore all’Urbanistica».
«Non chiamatele ronde» Il problema principale, per Zaganelli, è la sicurezza. «A Perugia c’è una democrazia dell’insicurezza – spiega – è insicuro il centro come la periferia». Proposte? «Ci sono troppi vigili negli uffici, devono stare fuori adeguatamente equipaggiati per aiutare le forze dell’ordine (anche perché nonostante l’impegno di Bocci gli organici verranno tagliati con la spending review). Poi vedrei bene gruppi di cittadini che girano per il territorio e facciano segnalazioni. Ronde? Non chiamatele così, penso a gruppi di pensionati oggi fermi nei bar che, in modo volontario, darebbero volentieri una mano alla comunità».
Ztl e minimetrò Ma il cruccio principale di Zaganelli è la morte del centro storico. «Bisognerebbe riaprire la Ztl in modo dinamico – sostiene – ad esempio per il tempo di fare acquisti, aumentare i parcheggi, anche per sostenere quegli eroi che sono oggi i commercianti dell’acropoli». Sul minimetrò, l’avvocato riconosce che «è un’opera splendida architettonicamente ma i conti non tornano: il Comune butta 8-8,5 milioni l’anno. Se si decide di tenerlo va prolungato ma non verso Monteluce, verso l’ospedale Silvestrini».
Ateneo affossato Infine l’università. «Sono stato contrario al terzo mandato di Bistoni, ha affossato l’ateneo, insieme a politiche che, mentre a Siena si lavorava per dare alloggi consoni agli studenti, qui li si chiudeva in buie topaie. Per fortuna che ora è arrivato un rettore come Moriconi, un uomo di grande competenza e serietà con cui lavorare per il rilancio»
