L'assessore al Bilancio Mercati (foto F.Troccoli)

di Dan.Bo.

Nel 2013 ogni perugino pagherà 834 euro a testa per quanto riguarda i tributi comunali. Il dato emerge dalla relazione fatta dall’assessore Livia Mercati martedì durante la commissione Bilancio, nel corso della quale è iniziato l’esame di quello di previsione 2013. Un documento in teoria da approvare entro il 30 giugno ma che invece arriverà in aula a novembre, a Perugia come in tantissimi altri comuni d’Italia, a causa dei continui cambi normativi operati dal governo sull’Imu, e non solo, e dalle conseguenti incertezze finanziarie che ne derivano. Un bilancio segnato, come noto, dagli aumenti di Imu e addizionale comunale Irpef che Mercati descrive come una «decisione sofferta ma l’unica possibile» per tenere in piedi il bilancio. Un bilancio che soffre a causa dei forti tagli statali (negli ultimi due anni oltre 16 milioni di euro) e anche dalle sempre minori risorse che arrivano dai permessi a costruire (dai 5,5 milioni del 2010 ai 3,5 del 2013, di cui uno destinato alla spesa corrente).

IMU, GLI AUMENTI PER OGNI CATEGORIA

Anticipazioni e Imu Una situazione di incertezza che ha determinato una tensione di liquidità per il Comune che, per lungo tempo, è stato costretto a procedere con le anticipazioni di cassa. Incertezza che permane anche per quanto riguarda la seconda rata dell’Imu: se i 7 milioni della prima rata, sospesa, sono stati versati dal governo al Comune solo ad ottobre, nulla si sa ancora dell’altra tranche, tanto che il bilancio è stato redatto prendendo in considerazione l’ipotesi che a pagare siano i cittadini. Su un totale di 47,3 milioni di euro, 14 riguardano il gettito della prima casa e 13,1 sono da destinare al fondo di solidarietà, mentre lo Stato per gli immobili commerciali del Comune incasserà 11,2 milioni. Sul capitolo Irpef, detto dell’aumento dell’aliquota dallo 0,7 allo 0,8%, l’assessore ha spiegato che resta confermata la fascia di esenzione (ossia per redditi imponibili inferiori o pari a 12.500 euro) e che la stima del gettito complessivo si attesta sui 17,7 milioni.

MULTE, STIMATI SEI MILIONI DI EURO NEL 2013

Mantenere i servizi Altra voce di entrata significativa è rappresentata dalla Tia. Il Comune, sul punto, conferma il regime del 2012 (in luogo dell’applicazione della Tares): l’unica crescita, dunque, sarà determinata dall’aumento ordinario dell’indice Istat, mentre l’ente ha deciso di non applicare la maggiorazione di 10 centesimi al metro quadro consentita dalla legge. Al contrario l’unico aumento sulla Tia, deciso dal governo e con gettito interamente incamerato dallo Stato, sarà pari a 30 centesimi al metro quadro. Una manovra impostata su una filosofia, quella di «contenere – ha detto Merati – la spesa corrente, ridurre l’indebitamento, contrastare l’evasione fiscale, sostenere il reddito delle famiglie e soprattutto mantenere i servizi essenziali, sociali ed educativi».

I numeri A sostegno di quanto netto Mercati porta i numeri: la spesa per il personale è infatti passata dai 51,6 milioni del 2009 ai 47,6 del 2013, con un’incidenza sul totale del 24% (il limite di legge è il 50%), mentre lo stock del debito è passato dai 175,6 milioni di quattro anni fa agli attuali 130, con un’incidenza pro capite pari a 760 euro. «Un lavoro significativo – ha detto l’assessore – che produce un bilancio realistico e coerente con cui si prosegue, da un lato, nella riduzione significativa della spesa e dell’indebitamento, e dall’altro nel mantenimento dei servizi e della tenuta sociale». In totale le entrate ammontano a 194 milioni di euro, di cui 142,5 arrivano dalle entrate tributarie, 26,5 dalle extratributarie e 25 dai trasferimenti. «Dal 2009 ad oggi – ha aggiunto Mercati – è notevolmente aumentata l’autonomia tributaria del Comune (35% nel 2009, 73% nel 2013), mentre è in fortissimo calo la dipendenza erariale (dal 30% del 2009 al 12,9% del 2013) dovuta ai minori trasferimenti operati con tagli lineari». Ultimo capitolo trattato, quello degli investimenti, che saranno finanziati per il 50% dalle «auspicabili alienazioni patrimoniali», per il 30% dalle risorse esterne, e per il restante 20% da altre voci.

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