di Dan.Bo.
È stata deliberata al 3,3 per mille, il massimo consentito dopo l’accordo tra Anci e governo del gennaio scorso che l’ha innalzata dall’originario 2,5, l’aliquota della Tasi per le abitazioni principali non più soggette a Imu, sostituita in questo caso proprio dalla Tassa sui servizi indivisibili. La cifra è contenuta nella delibera varata dalla giunta mercoledì e della quale ora emergono i dettagli anche per quanto riguarda gli altri tipi di immobili. Per i fabbricati rurali ad uso strumentale è stata fissata all’uno per mille mentre per tutti gli altri al 3,3 per mille. Nessun aggravio invece per chi abita in una casa popolare. Per quanto riguarda le detrazioni invece, va tenuta d’occhio la rendita catastale dell’immobile e delle varie pertinenze: con una rendita fino a 300 euro la detrazione sarà di 110 euro, mentre oltre 300 euro e fino a 450 lo ‘sconto’ sarà di 70 euro. In più altri 25 euro potranno essere tolti per ogni figlio fino a 26 anni purché sia residente e abiti effettivamente nell’abitazione principale.
LE DECISIONI DELLA GIUNTA
A PERUGIA STANGATA FINO A 243 EURO
Monni: demagoghi Venerdì intanto sul nodo tasse dal fronte della maggioranza viene rotto il silenzio. A prendere la parola per difendere l’operato della giunta e del sindaco Andrea Romizi non è però un consigliere comunale bensì uno regionale, l’alfaniano Massimo Monni: «Comprendo la preoccupazione dei cittadini – scrive – nel vedere che non sono state tagliate né Imu né Tasi, ma sinceramente non posso che rimanere costernato davanti agli attacchi del centrosinistra, che possono essere giudicati solamente vigliacchi e demagogici». Dopo aver spiegato che le decisioni sono figlie della situazione trovata dalla giunta dopo l’insediamento, il consigliere del Ncd aggiunge che «chi ha preceduto l’attuale amministrazione ha fatto in modo che il Comune di Perugia rischiasse il default e non per offrire ai cittadini i servizi di cui necessitavano, bensì per assumere un numero sproporzionato di dirigenti, spesso incapaci». Perciò «le scelte politiche di Romizi sono importanti e coraggiose, e farebbe piacere – conclude – che chi ha governato e distrutto la nostra città si chiudesse nel silenzio, ammettendo un fallimento colossale, non facendo commenti vergognosi».
Niente margini Sulla stessa linea anche Massimo Perari, consigliere comunale di Forza Italia. A Umbria24 Perari spiega che «Romizi è arrivato solo da un mese. Le scelte fatte – dice – sono vincolate ai cinque anni precedenti, prime mosse dettate più dagli scarsi margini di manovra che dalla nostra linea politica che tende alla riduzione delle tasse. Promesse fatte e che rispetteremo nel quinquennio». Secondo l’assessore regionale alle Politiche per la casa Stefano Vinti invece, «a Perugia è cambiata l’amministrazione ma, nonostante le promesse fatte in campagna elettorale, non è diminuito il peso della tassazione su un bene ed un diritto primario come la casa. Il prelievo fiscale sulle abitazioni è diventato intollerabile e insostenibile per le famiglie, con effetti negativi soprattutto per i proprietari di abitazioni più modeste». Da qui l’appello dell’assessore affinché «i Comuni umbri che ancora debbono deliberare l’aliquota della Tasi provvedano a definirla al livello più basso».
Tassazione insostenibile Dati alla mano l’assessore cita una simulazione dell’Ufficio studi della “Cgia” di Mestre sul gettito 2014 previsto in Umbria dall’applicazione dell’aliquota base della “Tasi” all’uno per mille. Secondo lo studio la stima è di 52 milioni di euro, di cui 33 milioni derivanti dalle abitazioni a uso residenziale, incluse seconde case e abitazioni affittate, 15 milioni dagli immobili destinati ad attività economiche e 4 dai restanti fabbricati. «Una cifra – sostiene Vinti – che potrebbe essere superiore poiché i Comuni, e la maggior parte di quelli umbri ancora non si sono espressi, possono deliberare l’aumento dell’aliquota da applicare. L’aggravio della Tasi sulla prima casa, rispetto al 2013, viene così stimato fra il 13 ed il 60 per cento, a seconda che i Comuni optino per l’aliquota base dell’uno per mille o per quella massima del 2,5 per mille. Occorre cambiare verso – afferma Vinti. Il diritto alla casa non può essere compresso a causa di un prelievo fiscale insostenibile utilizzato solo per far cassa».
Twitter @DanieleBovi

E Che vi aspettavate un miracolo? Ovbio prima dicevano e urlavano perche’ dal l’opposizione e’ più facile…adesso Che sono al timone la visuale cambia!!