Alcuni dei presenti al consiglio aperto (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Un appuntamento non troppo partecipato e in cui ogni tanto si è persa la barra, anche se gli spunti su cui riflettere non sono mancati. Lunedì pomeriggio a Palazzo dei Priori è andato in scena il consiglio comunale aperto dedicato al tema «Grandi opere per Perugia. Fondi nazionali ed europei per la nostra città. La parola ai cittadini». Lo spunto per la convocazione è stato il dibattito sorto intorno al progetto della nuova biblioteca degli Arconi, che infatti è stato uno dei protagonisti assoluti del dibattito. A partecipare, complice ovviamente il pomeriggio lavorativo, non troppe persone e tra queste molti di quelli che nel corso delle settimane non hanno fatto mancare il proprio contributo. Fatto sta che tra assemblee semi-deserte (quella di venerdì sera proprio sugli Arconi), incontri sul futuro degli spazi pubblici cittadini non troppo affollati e altro (basti pensare alla manifestazione pro Perugina), la città sembra da un’altra parte.

FOTOGALLERY: IL CONSIGLIO APERTO

Le relazioni Il pomeriggio è iniziato con la relazione degli assessori comunali Michele Fioroni e Francesco Calabrese e di quello regionale Antonio Bartolini. Il primo ha voluto sottolineare che «non stiamo cercando di fare grandi opere ma di mettere in campo una grande visione. La città ne ha bisogno, servono progetti non scollegati tra di loro per ricostruire un ecosistema dove i giovani possano avere la possibilità di esprimersi, di creare innovazione e di fare impresa». Fioroni pensa agli Arconi, al Mercato coperto, a Fontivegge e al Turreno: «Perugia – dice – ha bisogno di costruire spazi di condivisione che sono mancati». E il Turreno è stato al centro di uno dei passaggi più interessanti della relazione di Bartolini: «Siamo arrivati – sottolinea – quasi al punto di chiusura, chiedo al sindaco di convocare una riunione per definire i dettagli».

Bartolini e Calabrese Per il resto Bartolini ha rimarcato «l’attenzione che la Regione ha per il capoluogo», ricordando i progetti finanziati da Palazzo Donini e il via alla coprogettazione di quello che riguarderà l’hub di Monteluce dedicato all’innovazione digitale. Calabrese invece, oltre a spiegare che entro novembre sarà pubblicato il portale dedicato ai lavori pubblici, si è concentrato in particolare sull’auditorium di San Francesco al prato: «Riaprirlo dopo decenni – dice dopo aver ripercorso a lungo la storia custodita dall’edificio – sarà di estrema importanza per il suo valore simbolico». A non convincere l’assessore è l’ipotetico secondo stralcio, quello che riguarda l’area in cui la prima ipotesi prevedeva la realizzazione di una sala convegni: «Un luogo del genere – spiega – va inserito in un percorso culturale; allo scopo servirà un’interlocuzione rapida con Accademia di belle arti, Università e Galleria nazionale. Va valorizzata la sua vocazione storico-culturale».

Gli interventi Poi, è stata la volta degli interventi, in tutto undici. Tralasciando quelli che si sono occupati di rotonde, Gesenu, marciapiedi e questioni che riguardano i ciclisti (importanti, ma fuori tema), a prendere la parola è stato anche l’ex assessore Fabio Maria Ciuffini, che ha invitato l’Amministrazione ad avere un progetto d’insieme: «Non servono – dice l’ingegnere – operazioni spot bensì un ‘piano regolatore’ degli spazi già costruiti, intervenendo non all’insegna del “non si tocca niente”; occorre un metodo valutativo colto, trasparente ed esperto». Quanto agli Arconi, Ciuffini ha chiesto di costituire un tavolo per superare «questa grave impasse», mentre di «vulnus alla città» ha parlato Gabriella Mecucci: «Il progetto è sbagliato – sostiene – e va profondamente corretto dando vita a un tavolo». Mecucci ha anche suggerito la creazione di un brand «Perugia città della musica», pensando agli spazi come Turreno e San Francesco e a realtà come Umbria Jazz o gli Amici della musica.

Arconi e non solo Primo Tenca a proposito di Arconi ha ribadito che a suo avviso si tratta «di uno scempio» e, oltre ad appoggiare la proposta di un tavolo ha riservato una stilettata al vicesindaco Barelli, pur senza nominarlo: «Dove sono ora – si chiede – quelli che si erano stracciati le vesti per San Bevignate, allora c’era da fare la campagna elettorale? Almeno in quel caso non si toccava il bene artistico ma ‘solo’ il paesaggio». Un altro ex assessore come Giovanni Tarpani confessa invece di non aver capito dalle tre relazioni «cosa si vuol fare del futuro di Perugia. Chi sono i progettisti, qual è la visione? Forse non è questo del consiglio aperto lo strumento, ma allora serve un confronto, un ‘simposio’ in cui l’amministrazione ci dica cosa vuol fare». Il progetto per il nuovo Turreno Tarpani lo ha bocciato parlandone come un di una «operazione contro la città, fare due cose uguali – dice riferendosi all’auditorium di San Francesco – non ha senso; allora andrebbe ridiscusso proprio il futuro di quest’ultimo».

Partecipazione Un invito a guardare alla città nel suo insieme è arrivato anche da parte dell’architetto Francesco Masciarelli: «La città – dice – va progettata per la comunità e insieme alla comunità, che fa fatica in questo momento a riconoscersi; la prima grande opera è la necessaria ricostruzione di un percorso partecipativo». Tra gli interventi anche quelli di Leonardo Caponi, secondo il quale Perugia «vive una fase di crisi e declino. Manca un punto che unifichi le opere fatte ed è fondamentale partire con l’idea complessiva di quello che si vuol fare. Rispetto alla precedente amministrazione su temi come costruzioni e cemento non c’è stata un’inversione di tendenza».

Twitter @DanieleBovi

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