di Daniele Bovi
«Sono molto amareggiato». Al telefono sono queste le uniche parole che pronuncia il professore di Diritto amministrativo Antonio Bartolini che, lunedì mattina, non ha partecipato alla commissione Controllo e garanzia, guidata dalla pd Emanuela Mori, che l’aveva convocato per avere la sua opinione a proposito della legittimità o meno della commissione sulla revisione della spesa istituita dalla giunta. Il caso è esploso sabato quando Bartolini, che avrebbe dovuto essere presente lunedì insieme alla collega Alessandra Pioggia (anche lei docente di Diritto amministrativo) legge il documento, firmato da tutti i membri della maggioranza di centrodestra, con il quale si chiede alla Mori di revocare gli inviti.
La lettera Questo perché i nomi non erano stati concordati insieme e perché dei due è «notoria» la «militanza Pd». Sul tavolo della commissione così è arrivata una lettera di due pagine di Bartolini in cui spiega la sua «ferma contrarietà a partecipare». Due pagine in cui si definisce un «civil servant al servizio delle istituzioni», compreso quel centrodestra che, ricorda lui stesso, «due consiliature fa mi chiese tramite il capogruppo Massimo Monni di partecipare, in qualità di consulente imparziale della Commissione statuto, alla stesura del (naufragato) regolamento sulle Circoscrizioni. Ricordo altresì i mal di pancia del Pd a questa proposta: talché posi come condizione alla mia partecipazione una deliberazione unanime».
IL TESTO DELLA LETTERA DI BARTOLINI
La polemica E così Bartolini chiede che anche in questo caso ci sia una «volontà unanime» alla quale subordinare una sua possibile partecipazione. Non prima però di aver rispedito al mittente «l’ingenerosa frase» con la quale il centrodestra lo accusa di voler essere «giudice sommario». Un «lapidario e stentoreo giudizio» emesso «senza prima avermi ascoltato». Dalla maggioranza lunedì si è ribadito che nomi nel corso della precedente seduta non erano stati fatti e che non c’era stata una condivisione unanime a proposito della necessità di ascoltare soggetti esterni all’amministrazione, specialmente dopo il parere positivo dato sulla delibera dal segretario Di Massa.
LA RICHIESTA DI REVOCA DEGLI INVITI
Moviola Il centrosinistra invece ha battuto ancora, con il capogruppo pd Diego Mencaroni, sul tasto dell’illegittimità della commissione guidata da Francesco Calabrese e, con Tommaso Bori, si è detto pronto anche ad andare di fronte al Tar e a presentare un esposto alla Corte dei conti. Tutte motivazioni per cui rimane valida l’idea di ascoltare i due professori. Un muro contro muro alla fine del quale maggioranza e opposizione optano per la ‘moviola’, decidendo cioè di ascoltare le registrazioni della seduta ‘incriminata’ così da redigere un verbale dettagliato da approvare. Solo dopo si stabilirà come proseguire i lavori.
Tasse e bilancio Nel frattempo Pd e Psi faranno partire, martedì sera al cva di Madonna Alta, la serie di appuntamenti sul territorio per spiegare «il bilancio del Comune di Perugia tra tagli ai servizi e aumenti delle tariffe». Un tour «per fare luce sulle scelte operate e che stanno caratterizzando la giunta Romizi e l’attuale maggioranza; scelte che non intendono favorire i più deboli, ma privilegiare i poteri più forti, rischiando di smantellare un sistema che ha consentito alla città di Perugia di essere vicina agli ultimi mantenendo i conti a posto». Il 16, sempre alle 21, il tour farà tappa a Villa Pitignano, il 20 al centro anziani di San Sisto, il 24 al cva di Ramazzano, il 30 alla sala Santa Chiara di porta Santa Susanna, il 3 novembre a Ponte San Giovanni e il 7 al circolo Arci di Sant’Erminio. All’attacco ci va anche il M5S, che in un comunicato chiede dove sono i 20 milioni di euro di risparmi sulla spesa promessi da Romizi.
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