La conferenza stampa (foto U24)

di Daniele Bovi

«Gravissimo», «bavaglio», «incomprensibile», «omissioni», «intimidazioni». Tra i gruppi di opposizione, stavolta tutti uniti, e il vice sindaco di Perugia Urbano Barelli è muro contro muro, tanto che Pd, Psi e M5S lunedì hanno abbandonato il consiglio comunale dopo la bocciatura di una mozione d’ordine presentata dal capogruppo del M5S Cristina Rosetti con la quale si chiedeva al presidente Varasano di riferire all’assemblea su quanto accaduto qualche ora prima in conferenza dei capigruppo, durante la quale è stato presentato un documento da Barelli; 13 pagine in cui chiede di annullare la censura comminatagli dalla conferenza a metà febbraio e in cui il vice sindaco attacca spiegando ai consiglieri che si fa un uso troppo spesso non corretto degli ordini del giorno.

Censurato La censura, approvata grazie all’assenza di FI, è stata chiesta da Rosetti perché Barelli in consiglio comunale non ha parlato, a proposito della vicenda Gesenu, della corrispondenza che c’è stata tra lui e Manlio Cerroni, socio privato. «Ha omesso di riferire su questi contatti – ha attaccato lunedì pomeriggio Rosetti in una conferenza stampa convocata dopo l’uscita dall’aula insieme a tutti i gruppi di opposizione -, di una lettera di grande importanza in cui il socio dice che se va bene farà valere i suoi diritti o che, se va male, è pronto a passare la mano. Se Barelli voleva che queste informazioni fossero rimaste riservate, poteva far convocare un consiglio a porte chiuse». Nella sua memoria l’ex presidente di Italia Nostra si difende dicendo che Rosetti non ha mai fatto richiesta di accesso agli atti e che la censura, di cui chiede l’annullamento, è un atto «illegittimo e del tutto immotivato».

IL DOCUMENTO DI BARELLI

Atto politico Il vice sindaco sostiene che è stata approvata da un organo che non ha questa funzione, peraltro senza invitarlo né ascoltarlo, e parla di «sanzione amministrativa» che ritiene «fortemente lesiva della carica istituzionale». Sbagliato, ribattono le opposizioni secondo le quali si tratta di un atto politico («non siamo – dicono – vigili urbani»). Il discorso di Barelli però è più ampio e riguarda quella che definisce una «situazione confusa che si è venuta a creare con l’uso eccessivo e distorto dello strumento ordine del giorno», di fronte al quale chiede a Varasano un vaglio di ammissibilità «senza il quale difficilmente la situazione migliorerà». In sostanza Barelli sottolinea, leggi e regolamenti alla mano, che gli ordini del giorno non possono impegnare in modo vincolante la giunta: al massimo, spiega, possono invitare l’esecutivo altrimenti si tratta di una «invasione nel campo di attività della giunta, con la conseguente e palese illegittimità degli atti».

Ordini del giorno A questo punto Barelli evoca anche l’intervento della Corte dei conti, dato che alle commissioni dove si discutono gli odg vengono invitati assessori e dirigenti. In alcuni casi secondo il vicesindaco, che cita un ordine del giorno di Mori (su un’area per cani) e un altro di Rosetti (sul parco di Lacugnano) sarebbe meglio usare l’interrogazione così da ottenere «risposte in tempi rapidi dai dirigenti» senza «investire il vice sindaco di questioni di dettaglio che non gli competono». Secondo le opposizioni si tratta di un attacco «all’intero consiglio comunale», a seguito del quale chiedono l’intervento del sindaco e di Varasano; fino a quel momento, dicono, non parteciperanno alle sedute del consiglio mentre quelle di commissione continueranno a lavorare. «Quanto successo – dice Arcudi, Psi – è un fatto molto grave. Chi oggi si trova avventurosamente a governare non ha il senso delle istituzioni. Sulle pratiche pensiamo all’interesse della città, ma sui valori non arretriamo di un millimetro».

All’attacco le opposizioni «Essere accusati di aver adottato atti illegittimi – rincara Rosetti – rappresenta un fatto grave che il presidente Varasano avrebbe dovuto respingere al mittente, perché non può essere un membro della giunta ad intaccare la libertà dei consiglieri di operare. Questa mattina in riunione ha detto anche che bisogna essere prudenti quando si parla e che ci sono gli estremi per oltraggio a pubblico ufficiale. Noi non accettiamo intimidazioni e poi è inaccettabile sentire dire che non possono occuparsi di quelli che chiamano micro-problemi. Varasano deve sconfessare questo documento e difendere la libertà, e anche il sindaco dovrebbe dire qualcosa». Quanto a Barelli, «o ritira quanto scritto oppure da domani farà bene a dimettersi». La dem Emanuela Mori vede nelle 13 pagine anche «attacchi personali specifici e “sessisti” ad alcune consigliere comunali», mentre Sarah Bistocchi sostiene che «non si può morire di regole. La mozione di censura è un atto politico e rientra nei poteri spettanti ai consiglieri, eletti democraticamente in seno all’Assise. Ribadisco che non accetteremo bavagli né ingerenze, né lezioni di democrazia da nessuno, specie da chi cambia casacca a seconda di quando siede a palazzo dei Priori o si trova al di fuori».

Twitter @DanieleBovi

 

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.