I banchi lasciati vuoti dall'opposizione (foto U24)

di Daniele Bovi

Niente discussione, maggioranza in ordine sparso e opposizione che si alza e se ne va dall’aula. Lunedì pomeriggio in consiglio comunale non c’è stato l’atteso confronto «chiarificatore» tra i gruppi consiliari e l’assessore ai Lavori pubblici Francesco Calabrese, al centro del ciclone la scorsa settimana dopo alcune dichiarazioni sul tema della sicurezza. Tutto è saltato quando, in apertura di seduta, è stata messa ai voti la mozione illustrata dal capogruppo Pd Diego Mencaroni con la quale si chiedeva all’assessore di «chiarire le proprie posizioni» e all’aula di «aprire un dibattito».

Niente accordo L’accordo sul documento, secondo quanto spiegano Pd e Psi, era stato trovato in mattinata tra maggioranza e opposizione dentro la Conferenza dei capigruppo; un accordo largo che poi però non ha retto al voto dell’aula, dato che buona parte della maggioranza ha votato contro mentre in quattro, ovvero Cenci (FI), Varasano (FI), Felicioni (Lega) e Mignini (FdI) hanno detto sì. A quel punto, dopo le proteste di Pd e Psi che hanno parlato di «scorrettezze» e «patti violati», si è tentato di ricucire lo strappo interrompendo la seduta per una nuova riunione dei capigruppo. Passa oltre mezz’ora ma la situazione non si sblocca e alla ripresa dei lavori Pd e Psi hanno abbandonano l’aula.

IL CASO CALABRESE

Invotabile Stando a quanto riferito dall’opposizione, in conferenza dei capigruppo, in mattinata, FI ha votato a favore così come Lega e FdI, Ncd e Progetto Perugia erano assenti mentre M5S e Perugia rinasce hanno detto no. Anche Calabrese, che aveva accettato l’invito del Pd da subito, era d’accordo. Poi tutto si complica in un mix di caos e formalismi. «L’istanza del Pd – commenta il capogruppo di FI Massimo Perari – non rispettava gli accordi. Era invotabile. Avremmo accolto la discussione se solo il Pd non avesse travisato gli accordi presentando una istanza tecnicamente e politicamente “invotabile” da parte di questa maggioranza». «Sul tema della sicurezza – aggiunge – questa maggioranza ha tutto l’interesse di affrontare il dibattito». «Tecnicamente – ha detto poi Perari – quella esposta da Mencaroni è un’interrogazione adatta al question time».

Pd e Psi all’attacco Bocciata la mozione Pd e Psi sono andati all’attacco: «Una cosa del genere – ha detto Arcudi – non è mai accaduta nella storia del Comune. Prima si concorda una cosa, poi si arriva in aula e se ne fa un’altra. È una scorrettezza totale, una vicenda gravissima senza precedenti, non dovevate prendere in giro cittadini e consiglieri. Non avete autorevolezza né qualità». Sulla stessa lunghezza d’onda Tommaso Bori, che ha riconosciuto comunque al presidente del consiglio Leonardo Varasano di aver ben gestito i lavori: «Quello che è accaduto è gravissimo. Vergogna». A vuoto poi è andato anche il tentativo di mediazione di Calabrese, che ha proposto al Pd di approvare le pratiche in discussione e poi di lasciare i microfoni aperti per la discussione. Niente da fare, serve una seduta convocata in modo formale.

Ex mattatoio ko Fatto sta che nel corso di questa giornata da dimenticare per la maggioranza il caso Calabrese ha finito per travolgere anche gli altri punti in discussione, specialmente l’approvazione del progetto per la riqualificazione dell’ex mattatoio di via Palermo. Usciti dall’aula i consiglieri di Pd e Psi nel corso della discussione è venuto a mancare il numero legale: Vignaroli e Leonardi sono malati, De Vincenti è assente giustificato, il sindaco Romizi è a Bruxelles, Camicia era uscito dall’aula tempo prima e i grillini hanno sfilato il badge. Risultato, 15 presenti su 31 e niente approvazione di una pratica che l’assessore Emanuele Prisco, furente per l’esito della seduta, in commissione nei giorni scorsi aveva chiesto di approvare in tempi rapidi.

Twitter @DanieleBovi

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