Il dg Antonella Pedini (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

La prima testa che rotola giù dalle scale di palazzo dei Priori è quella del direttore generale Antonella Pedini. Riguarda infatti uno dei dirigenti di vertice del Comune la decisione più importante a proposito della macchina del palazzo presa dal nuovo sindaco Andrea Romizi: secondo quanto filtra l’ormai ex direttore generale, il cui contratto era legato alla scadenza della passata amministrazione, è stato dirottato pochi metri più sotto, ovvero verso la sede della Fondazione PerugiAssisi 2019 per la quale prenderà da ora servizio. Chi sta intorno al nuovo sindaco spiega che non si tratta di alcuna ‘vendetta’ politica né di spoils system: la logica, dicono, è solo quella del risparmio. Il contratto di Pedini infatti è uno di quelli pesanti, da oltre 140 mila euro lordi all’anno (78 mila quelli netti percepiti), e al suo posto non arriverà per il momento nessuno.

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Nessun sostituto La legge infatti dà alle città con oltre 100 mila abitanti (prima della legge finanziaria 2010 ne bastavano 15 mila) la possibilità, ma non l’obbligo, di nominare un direttore generale che ricalca un po’ le orme dei city manager nordamericani. Le funzioni dell’ex dg da oggi sono svolte dal segretario generale Francesco Di Massa, confermato per l’intera consiliatura, e nelle prossime settimane Romizi e la giunta valuteranno se realmente palazzo dei Priori ha la necessità di un nuovo direttore generale. Bisognerà capire cioè se l’esperienza del city manager ha funzionato e se vale l’investimento. La ‘revisione’ della macchina comunale però non si ferma con lo spostamento di Pedini. Dall’entourage del sindaco fanno capire che l’intenzione è quella di risparmiare, e allora per quanto riguarda la macchina sembra profilarsi anche il mancato rinnovo per 4 o 5 contratti a scadenza di dirigenti esterni, mentre per altri la proroga sarebbe fino al 30 settembre. Inoltre, alcune competenze sono state accorpate.

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La giunta Oltre che per l’assetto di palazzo dei Priori, i prossimi saranno giorni caldi anche e soprattutto per la formazione della giunta. Al proposito i due nomi nuovi saltati fuori lunedì, al di là di quelli fatti nelle ore passate, sono quelli dell’avvocato Francesca Bagianti e di Antonietta Taticchi, ceramista con uno studio nella centralissima via dei Priori e presidente dell’associazione Botteghe artigiane del centro storico. Per il resto, i nomi possibili sono quelli di Otello Numerini o Francesco Calabrese di Progetto Perugia (che si strutturerà in un movimento il cui coordinatore sarà proprio Calabrese), Dramane Waguè, Francesco Ivan Nucciarelli o Urbano Barelli di ‘Perugia rinasce’ e ‘Crea Perugia’, Emanuele Prisco di Fratelli d’Italia e altri campioni di preferenze come Emanuele Scarponi (Ncd) e Leonardo Varasano (FI). Secondo alcuni rumors per Ncd si sarebbe anche proposto l’ex senatore Franco Asciutti.

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Nervosismo Il clima dentro i partiti della coalizione è di fibrillazione e di un certo nervosismo: c’è chi infatti giura che il sindaco stia ragionando molto con la sua testa e poco con quella dei big di partito. Forse, chissà, memore anche di quanto successo in campagna elettorale quando confessava di aver ricevuto più attestati di stima da parte dei suoi avversari che dai suoi ‘vicini’ del centrodestra. Nomi giudicati «ingestibili» sono stati espunti e al momento nessuna convocazione è arrivata nelle caselle mail con oggetto un incontro per discutere degli assetti di giunta. Un esecutivo forse per metà politico e per metà civico, anche in virtù degli accordi firmati nelle settimane scorse con gli ‘apparentati’ Barelli e Waguè, con i quali Romizi ha stilato un documento che prevede una giunta al cento per cento civica. Ora, però, c’è da mediare con gli appetiti e le legittime ambizioni di partiti che all’improvviso, e molto inaspettatamente, si sono ritrovati con la vittoria in tasca e un capoluogo di regione da gestire.

Nessuna epurazione Nel pomeriggio di martedì con una nota Romizi commenta spiegando che la professionalità del direttore generale «non è in discussione» e che contro di essa «non è stato emesso alcun “editto”». Allargando lo sguardo all’intera riorganizzazione della dirigenza, il sindaco dice che «una città che vuole ripartire non può che cominciare dal buon funzionamento dell’Amministrazione comunale. Con due obiettivi. Il primo: semplificare, razionalizzare, risparmiare. Il secondo: disegnare un assetto che possa rispondere alle esigenze dei cittadini. In questo senso – scrive -, il tema della dirigenza è fondamentale e sarà affrontato con il dovuto equilibrio, al più presto ma con i tempi necessari». All’orizzonte non c’è alcuna epurazione, «nessuna resa dei conti politica», anzi. Romizi si dice conscio del valore degli apicali che però «sono da mettere nelle condizioni di dare il meglio». Sul come questo obiettivo dovrà essere raggiunto si vedrà, di sicuro «c’è una idea, diversa dal passato, di come la struttura del Comune possa e debba funzionare».

Twitter @DanieleBovi