Il sindaco Romizi (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Gioia e tensioni, applausi convinti e mani amiche che rimangono ferme, specialmente quelle di chi dentro ci trova solo un pugno di mosche. Alle 15.25 di lunedì è iniziata ufficialmente l’era Romizi, il primo sindaco di centrodestra dal dopoguerra ad oggi.

GIUNTA, NOMI E DELEGHE
PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, PRIMA FUMATA NERA

Applausi Ad attenderlo per la prima seduta del nuovo consiglio comunale c’è una piccola folla di cittadini nella quale si scorgono molti esponenti di un centrodestra che, per la prima volta, entra da trionfatore a palazzo dei Priori. Dentro anche i sostenitori delle liste civiche che hanno appoggiato Waguè e Barelli. Nell’attesa, si scattano anche gli immancabili ‘selfie’. Il primo applauso, dopo quello pochi minuti prima per Dramane Waguè, primo assessore di colore della storia di Perugia, arriva quando il nuovo sindaco entra in aula; il secondo quindici minuti più tardi, con il giuramento e la fascia tricolore addosso.

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Festa Quando invece prende la parola qualcuno del Pd, in sala parte la contestazione che neppure Romizi gradisce. «Bisogna anche sapere vincere – dice un ex consigliere del centrodestra – senza stravincere». «Oggi – sostiene il sindaco – dev’essere una festa della comunità». In sala Pd e Psi mostrano invece volti tirati, le ferite vengono leccate e si tributa un omaggio a Boccali che ha rinunciato al suo posto in consiglio. L’onore delle armi glielo rende anche Romizi: «A Boccali – dice – va il mio saluto, mi dispiace che non sia qua». Parole accolte dalla sala con un applauso. Nel suo discorso Romizi ha rilanciato poi al mittente (il Pd Tommaso Bori) l’accusa di una giunta «last minute»: «Le comunicazioni erano in programma per oggi e non le ho fatte prima per rispetto del consiglio, al quale voglio restituire il suo ruolo».

VIDEO: IL GIURAMENTO DEL SINDACO
VIDEO: INTERVISTA A PRISCO E BARELLI

Dialettica «Dialettica» è poi il termine che usa per descrivere le tensioni di questi giorni dentro il centrodestra, dove più d’un volto è scuro. «Ho dato seguito a quanto detto in campagna elettorale – sostiene Romizi – cercando di mettere in circolo le migliori energie della città. Il passo indietro fatto da alcuni esponenti dei partiti lo giudico una prova di maturità, e sarà mio impegno coinvolgere chi non è seduto qui». Dai banchi del centrodestra quasi nessuno applaude. «È un momento difficile – aggiunge – e servono azioni straordinarie che faremo insieme alla città. La sfida è fare un cambio di mentalità. Questi non sono stati giorni semplici e non è stato facile scegliere le persone giuste, mi scuserete quindi se ho perso qualche ora».

VIDEO: ROMIZI PRESENTA LA GIUNTA
VIDEO: INTERVISTA A TERESA SEVERINI

Sfida improba Il sindaco batte anche sul tasto del coinvolgimento («le decisioni più importanti saranno prese con tutti i gruppi») e getta anche brevemente lo sguardo sul passato, spiegando che mai lui in campagna elettorale ha usato parole come «regime» o «liberazione», sottolineando però che «una generazione è cresciuta con la convinzione che nulla potesse cambiare. L’alternanza è necessaria in ogni democrazia, e dopo molto tempo è fisiologico che si generino meccanismi non sani». Le ultime parole invece sono per il pubblico in sala: «Vorrei – ha concluso – sentirvi vicini in questi cinque anni e non solo oggi. La nostra sfida è improba».

Le polemiche Attorno a lui ci sono gli assessori ai quali sono state comunicate poco prima tutte le deleghe. Una giunta che il democratico Tommaso Bori definisce «non civica come promesso. E poi vedo conflitti di interesse e persone che hanno cause con il Comune». In quest’ultimo caso lo spettro che Bori lascia intravvedere è quello dell’incompatibilità. «Noto – aggiunge il socialista Nilo Arcudi riferendosi sempre alla giunta – che si corre in soccorso del vincitore». In particolare le attenzioni si concentrano su Michele Fioroni, noto docente di Marketing all’Università di Perugia e cugino di quell’Anna Rita Fioroni che nel marzo scorso sfidò Wladimiro Boccali alle primarie. «Vedo – commenta lungo corso Vannucci un vecchio volpone del partito che fu – che le primarie del Pd servono a selezionare gli assessori del centrodestra».

Cicchi Poi c’è la nomina di Edi Cicchi, assessore al Welfare, presidente della cooperativa Nuova dimensione e del consorzio Auriga che con il Comune lavora. Un nome assai gradito alla Curia perugina. Nell’aula del consiglio ad osservare la madre c’è il figlio Francesco Verzini, parroco di Case Bruciate, mentre lei nei prossimi giorni rifletterà sulla possibilità di abbandonare o meno la carica di presidente della cooperativa. Su Cicchi il giudizio del Movimento 5 stelle è nettamente negativo: «C’è – spiega Cristina Rosetti – un evidente conflitto di interesse. Se non sbaglio hanno molta parte dei servizi erogati dal Comune, quindi si deve dimettere anche se ciò non basterebbe. C’è un’importante questione sostanziale e non formale. Nel complesso di cambiamento ne ho visto poco». Nel mirino del Pd anche Cristiana Casaioli, assessore a Commercio e Mobilità, nel 2009 numero due della lista a sostegno di Wladimiro Boccali ma non eletta in consiglio.

Twitter @DanieleBovi