di D.B.
«Grazie anche alla vittoria di Perugia, l’Umbria è meno rossa e un po’ più libera». A dirlo è stato il sindaco del capoluogo umbro sabato durante il meeting del Ppe che si è svolto a Perugia. Romizi ha parlato della vittoria anche di Spoleto che, insieme a quella di Perugia, «sta ricreando un tessuto di amministrazioni che ragionano in maniera diversa da come spesso accadeva in passato». «A Perugia – ha aggiunto – è successo qualcosa di imprevedibile. È la prima volta che non c’è un’amministrazione di centrosinistra nel momento più buio per noi, nel momento in cui c’è stato il boom di Renzi e del Pd alle elezioni europee. Questa è una terra dove si aveva l’idea che nulla è modificabile. La chiave vincente credo che sia stata questa: far capire che al di là di quella patina che i nostri governi rossi locali avevano, quella patina di presunzione e di arroganza, che sotto c’era il buono».
C’è Silvio al telefono A concludere la mattinata è stata una telefonata di Silvio Berlusconi, che ha salutato Romizi dicendogli di aspettarlo per un incontro a Roma. Un Berlusconi che prova a fare un appello all’unità del partito anche dopo la fusione con i club ‘Forza Silvio’ della quale si è parlato nei giorni scorsi. «Non dobbiamo avere timore dei nuovi amici che si uniscono a noi, dobbiamo tenere le porte stra-aperte; abbiamo bisogno dei moderati che sono la maggioranza del paese. Dopo 20 anni abbiamo bisogno di rivitalizzarci e rinnovarci senza però – come a voler rivolgersi ai ‘duri e puri’ di Fitto – buttare alle ortiche chi è già in campo. Questa non è la nostra intenzione».
Riforme, porte aperte Quanto alle riforme del governo «se la sinistra – ha detto Berlusconi – sta facendo il contrario di quanto ha fatto in passato, come possiamo dire di no a quelle riforme che noi volevamo? Saremmo persone incoerenti. Noi inizialmente non possiamo che dire di sì, ma le dobbiamo vedere nel profondo, perché se le riforme non sono fatte nel modo giusto diremo di no, ma prima dobbiamo incoraggiarle perché sono nella direzione del bene del Paese. Noi non abbiamo mai nascosto di non condividere quasi nulla di quanto fatto da questo governo, ma prima di essere contrari ai loro provvedimenti dobbiamo andare in fondo alle cose e analizzarle mettendo prima di tutto il bene del paese». Parole alle quali Fitto replica spiegando che «l’opposizione non va solo predicata bensì praticata se si vuol essere credibili». Quanto alla selezione della classe dirigente del partito, «non bisogna mai neppure dare la sensazione della cooptazione, della scelta calata dall’alto».
Classe dirigente Parole nelle quali sembra ritrovarsi anche Romizi: «Forza Italia – ha detto in un’intervista video all’agenzia Dire – deve recuperare una sua visione, saperla veicolare e trovare anche interpreti credibili. Molti ce ne sono, molti devono ancora avere la possibilità di crescere e bisogna dare loro la possibilità di mettersi alla prova. Come si seleziona la classe dirigente? Molti già ci sono anche nelle amministrazioni; dopodiché va bene anche aprire le porte ai ragazzi che non hanno ancora avuto un impegno politico diretto».
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