Lo striscione alla vetrina del Morlacchi (dal gruppo Facebook 'Io sto con il Morlacchi')

di Dan.Bo.

E’ passata martedì con un sì bipartisan in commissione Cultura (12 sì e due astenuti, i pd Roma e Mirabassi) la mozione, presentata da consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, con al centro la richiesta alla giunta Boccali di «sospendere con urgenza» il provvedimento emesso contro il Caffè Morlacchi con il quale si impone, ai proprietari del locale, la chiusura entro le 23 per un anno. Il 16 maggio scorso infatti si è consumata l’ennesima puntata di una querelle che vede contrapposti, da anni, i pochissimi residenti e i proprietari del Caffè, frequentato specialmente nelle serate primaverili ed estive da tantissimi giovani che sostano in piazza Morlacchi. Alla base del provvedimento restrittivo i rilievi fonometrici fatti dall’Arpa e le relazioni dell’Asl.

LA MOZIONE

I rilievi Arpa «La causa principale del potenziale inquinamento acustico – scrive l’Arpa – è identificabile negli avventori del locale che sostano numerosissimi davanti al locale cagionando, con urla e schiamazzi, disturbo al riposo delle persone che abitano nel vicinato. Alla chiusura del locale molti avventori hanno sostato nei pressi dell’alloggio degli esponenti fin oltre le 3.00; tale circostanza ha influenzato la misura del livello del rumore residuo». Nella mozione però (primo firmatario Scarponi, Pdl, e secondo il pd Miccioni) si fa presente che sono molte le attività che si affacciano sulla piazza «e che comunque non si possono ritenere responsabili il Caffè Morlacchi e gli altri esercizi presenti dell’inquinamento acustico che si crea a causa della folla di giovani in una piazza pubblica come piazza Morlacchi, poiché al di fuori delle attività commerciali».

Due esigenze Al centro dei tanti interventi di martedì a palazzo dei Priori la necessità di tutelare contemporaneamente due esigenze: il diritto al riposo e la non penalizzazione di un’attività commerciale. Nella prossima seduta utile della commissione verranno inviati i membri della giunta competenti per ridiscutere un atto che Miccioni ha definito «immotivato ed erroneo». Secondo il consigliere inoltre chiudere certi locali rischia di contribuire allo svuotamento del centro storico, «vanificando – ha detto – gli sforzi tesi alla rivitalizzazione dell’acropoli grazie alla presenza dei giovani». Da più parti infine è stato ricordato come il Caffè non sia mai stato teatro di alcun episodio di criminalità. «Credo – ha aggiunto sul tema Leonardo Varasano, Pdl – che i precedenti positivi (come in questo caso) o negativi di un locale debbano essere necessariamente tenuti in considerazione ai fini della gestione di determinate situazioni».

Tutto inizia nel 2008 La querelle, ripercorsa in commissione dalla dirigente di palazzo dei Priori Panichi, è iniziata nel 2008 quando l’amministrazione ha imposto al Caffè di tenere le porte chiuse in caso di concerti all’interno; poi, nel 2011, il «divieto di utilizzo di impianti musicali» dalle 22 in poi. «Nel corso del tempo – ha continuato la dirigente – ci sono stati poi ulteriori provvedimenti che hanno imposto chiusure giornaliere o sanzioni a seguito della violazione reiterata di alcune prescrizioni emesse in precedenza». Quanto all’ultimo, quello del maggio scorso oggetto della mozione approvata, la dirigente ha chiarito che è stato preso proprio per cercare di contemperare le esigenze dei residenti e quelle dei proprietari del locale.