Al centro Urbano Barelli (foto Umbria24)

di Daniele Bovi e Antioco Fois

Prosegue con Urbano Barelli, candidato di ‘Perugia rinasce’ e ‘Crea Perugia’, la serie di interviste ai sei candidati sindaco di Perugia che Umbria24 pubblicherà fino a domenica. Undici domande identiche per tutti su alcuni dei temi più rilevanti che riguardano il territorio perugino. In fondo alla pagina i link alle altre interviste.

Ritiene possano esserci margini per tagliare tasse e tariffe? Se sì,in quale misura?

«La pressione fiscale ha raggiunto livelli elevatissimi nel corso degli ultimi anni, a fronte di servizi spesso inadeguati. Dal 2012 al 2013 a proposito delle tre principali imposte l’Imu sulla prima casa è salita dallo 0,5% allo 0,6%; quella suglia altri immobili è all’1,06%; l’addizionale Irpef è cresciuta dallo 0,7% allo 0,8% mentre la Tares da 197,46 euro pro capite è passata a 203,45 con un incremento, rispetto al 2009, di circa 42 euro a testa. A ciò si aggiunge l’aumento delle tariffe del servizio di trasporto pubblico e del servizio idrico, l’istituzione della tassa di soggiorno e così via. Noi riteniamo possibile eliminare la tassa di soggiorno. Sarà necessario, poi, rimodulare la Tares andando verso l’istituzione della tariffa puntuale modulata sul quantitativo di rifiuti non recuperabili. La riduzione delle restanti imposte dovrà, invece, essere valutata a seguito di un’approfondita verifica di tutte le voci di bilancio».

LA GUIDA AL VOTO

La sicurezza, anche quella percepita, è uno dei problemi più sentiti dai cittadini: coi mezzi che avrà a disposizione come sindaco, cosa intende concretamente fare?

«Negli ultimi anni, Perugia è stata risucchiata in una spirale di delinquenza. In questo scenario, uno del problemi principali è legato allo spaccio e al consumo di droga che registra a Perugia il triste primato per le morti per overdose. A fronte di tale drammatico dato, però, le operazioni antidroga sono diminuite. Per affrontare il tema della sicurezza bisogna agire su un doppio binario: nell’immediato, stante la situazione emergenziale, è necessario instaurare migliori sinergie fra sindaco e vertici delle forze di polizia affinché siano intensificate le azioni anticrimine. Sul piano strutturale va potenziato il servizio di videosorveglianza e dell’illuminazione pubblica. È necessario procedere, inoltre, alla verifica delle abitazioni sfitte al fine di accertare la presenza di persone che spesso incrementano il sistema criminale. La sicurezza però non è solo repressione ma soprattutto prevenzione. Mentre la repressione dei fenomeni criminali spetta al questore e al prefetto, la prevenzione spetta al sindaco e all’amministrazione comunale che però in questi anni sono rimaste colpevolmente assenti. Vanno quindi avviate politiche per il ritorno delle famiglie nel centro storico, dedicando particolare attenzione agli spazi e alle esigenze dei bambini. Occorre recuperare gli spazi urbani e i grandi contenitori come il Mercato coperto lasciato in stato di abbandono, incentivare le manifestazioni di qualità capaci di ridurre il disagio sociale e giovanile».

Perugia è uno dei comuni più grandi d’Italia e spesso ci si concentra solo sul centro storico: cosa intende fare per le frazioni? Come aumentare il livello di partecipazione della cittadinanza?

«Il modello di sviluppo degli ultimi quindici anni di Perugia si è indirizzato verso una falsa modernizzazione, fatta di centri commerciali e dispersione urbanistica, che ha accentuato l’individualismo ed il consumismo, a scapito del senso di comunità e di appartenenza e dell’interesse pubblico. Il forte disagio sociale che ne è derivato, complice la grave crisi economica, si è manifestato in modo drammatico con il primato dei morti per droga, la diffusa insicurezza, la criminalità (anche organizzata), il vandalismo, la crescita del numero dei reati. Se il centro storico è stato svuotato di persone e contenuti, le altre zone urbane registrano disagi ambientali e sociali derivanti da scelte imposte dall’amministrazione che hanno minato il rapporto di fiducia determinando la nascita di moltissimi comitati ed associazioni. Per recuperare il rapporto di fiducia con la popolazione, sarà sollecitata la costituzione di comitati spontanei di quartiere quali organismi di ascolto e raccordo con l’amministrazione pubblica affinché le istanze del territorio possano trovare una rapida soluzione. Verrà adottato il bilancio partecipato mentre il referendum consultivo sarà la via maestra per l’adozione delle scelte strategiche della città».

LO SPECIALE ELEZIONI DI UMBRIA24

Le due Università sono tra i più importanti ‘motori’ cittadini e stanno accusando un calo degli iscritti: cosa, concretamente, può fare il Comune per offrire servizi migliori agli studenti?

«Il comune e l’Università devono collaborare per superare l’immagine di una città dedita più allo sballo che allo studio. Occorre potenziare i servizi offerti agli studenti con nuove biblioteche e luoghi di incontro e socializzazione come potrebbe essere il Mercato coperto per il quale da anni sollecitiamo un tale uso contro l’errato progetto dell’amministrazione comunale di volerlo trasformare in un centro commerciale. La vicenda dello studentato progettato davanti a San Bevignate ci insegna non solo che il patrimonio culturale deve essere tutelato, ma che gli alloggi degli studenti devono essere trovati recuperando gli edifici disabitati esistenti e rivitalizzando il centro storico».

Qual è il suo progetto per il Mercato coperto e per gli altri spazi pubblici vuoti che ci sono in città?

«Il Mercato coperto dovrà svolgere la triplice funzione sia di centro mercatale con prodotti a ‘chilometro zero’ che di centro culturale e di intrattenimento. Un luogo pubblico che possa rappresentare un centro di aggregazione e confronto fra i cittadini, un punto di riferimento per i giovani, gli studenti e le associazioni. Il centro storico sarà anche il luogo naturale dove sviluppare i temi e le attività legate all’economia della conoscenza mediante l’insediamento di imprese produttrici di beni immateriali (si pensi, ad esempio, alle imprese informatiche). Per ciò che concerne gli altri spazi della città, a partire dalla Rocca Paolina, riteniamo fondamentale vocarli ad incubatori di cultura al fine di attrarre nuovamente studenti e studiosi».

L’orario di apertura e chiusura della Ztl lo giudica funzionale alle esigenze della città? Se no, come lo cambierebbe?

«Il dibattito sulla Zona a traffico limitato del centro storico deve essere ricondotto entro una più ampia politica di rivitalizzazione del centro storico. La priorità per il centro storico è il ritorno delle famiglie e dei residenti. Un quartiere o una città senza residenti è solo un aggregato di edifici, non una città né una comunità. Solo puntando sul ritorno delle famiglie e dotando il centro storico di spazi e servizi per i bambini (i cittadini del futuro) si potrà tornare a ricreare un tessuto sociale e cittadino. Diversamente non avremo una città e una comunità, ma un centro commerciale se la priorità dovesse essere data al commercio, così come avremo un centro-fiere se si dovesse puntare sugli eventi e mostre. Commercio, eventi e mostre sono importanti ma se nel centro storico non torneranno le famiglie e i bambini non risolveremo il problema della desertificazione e del degrado. La Ztl e il sistema dei parcheggi deve seguire questo ordine di priorità».

Il costo di parcheggi e strisce blu viene percepito come troppo elevato. Posto che il Comune non è più tra i soci di Sipa e che quindi occorre una trattativa con la società, concretamente come pensa di intervenire?

«L’amministrazione comunale ha fatto l’errore, da noi denunciato a suo tempo, di inserire tutti i parcheggi a pagamento della città nel project financing del parcheggio di Pian di Massiano per massimizzare il valore delle azioni della Sipa e ripianare parte del buco di bilancio del comune. Oggi ne paghiamo le salate conseguenze e sarà difficile rinegoziare l’accordo con l’attuale proprietà ma un tentativo va sicuramente fatto. Il costo dei parcheggi è strettamente legato alla domanda da parte degli utenti. A tal riguardo, una delle nostre azioni principali sarà legata alla revisione del Piano urbano della mobilità al fine di migliorare e razionalizzare il trasporto pubblico locale agendo anche sulla riduzione delle tariffe e sul prolungamento dell’orario dei biglietti. Ciò determinerà, senz’altro, un incremento dell’uso dei mezzi pubblici con conseguente diminuzione della domanda di parcheggi alla quale non potrà che seguire un abbattimento dei costi. Nel centro storico verranno incrementati i parcheggi riservati ai residenti».

Probabilmente entro l’estate i soci pubblici di Umbria mobilità (compreso il Comune), venderanno l’ultimo 30% di azioni a Busitalia. Per quanto riguarda quindi i trasporti cittadini, dal centro alle periferie fino alle frazioni, quali sono i 4-5 provvedimenti da adottare? La seconda linea del minimetrò sarebbe utile alla città?

«Come detto la nostra intenzione è di rivedere completamente il Piano urbano della mobilità. È necessario prevedere un potenziamento della Fcu affinché torni ad essere un valido mezzo di collegamento. Nell’ambito della rivisitazione del Pum potrebbe essere valutato anche il progetto del tram-treno che potrebbe garantire una migliore mobilità, anche collegando la stazione di Sant’Anna a quella di Fontivegge. Sulla seconda tratta del minimetrò, esprimiamo la nostra netta contrarietà perché rappresenta un’opera inutile e dannosa. L’idea di realizzare la tratta verso Monteluce è il tentativo disperato di porre rimedio all’insuccesso del progetto urbanistico della Nuova Monteluce».

Come intende intervenire sul funzionamento della macchina burocratica comunale?

«Il nostro imperativo è rendere il comune una “casa di vetro”. Il raggiungimento di questo obiettivo passa anche attraverso la riorganizzazione della macchina comunale. Sul fronte del personale riteniamo necessario procedere alla riduzione delle consulenze esterne valorizzando e riqualificando le tante competenze interne. È necessario procedere poi ad una semplificazione della normativa regolamentare. Oggi il Comune di Perugia registra 84 regolamenti che complicano l’azione amministrativa con conseguenti ricadute sui cittadini e sulle imprese».

Quali sono i provvedimenti concreti per rendere Perugia, nella sua interezza, uno spazio più ‘accogliente’ per le imprese e per favorire lo sviluppo economico? Come aiutare il commercio che vive un periodo di crisi a causa della contrazione dei consumi?

«Innanzitutto bisogna intervenire sul ripopolamento del centro storico che rappresenta il cuore pulsante della nostra città con le sue bellezze artistiche ed architettoniche. Ciò avrebbe come conseguenza fisiologica anche lo sviluppo del settore commerciale ed artigianale. Bisogna però agire complessivamente sul recupero e rivitalizzazione degli spazi urbani. Ciò garantirebbe maggiore controllo sociale e, dunque, maggiore sicurezza con positive conseguenze per tutti i soggetti della società perugina. Riteniamo, inoltre, necessario razionalizzare il sistema della grande distribuzione che oggi appare sovradimensionato per le esigenze della città. Un attenzione particolare merita, infine, il settore industriale. Perugia ospita a Sant’Andrea delle Fratte la maggiore zona industriale dell’Umbria che versa oggi in condizioni di abbandono. È necessario, dunque, incentivare nuovi insediamenti, anche mediante il ricorso alla fiscalità di vantaggio al fine di riqualificare l’area e creare nuove opportunità occupazionali».

Quali sono i centri di spesa dai quali si possono tagliare risorse e, eventualmente, come investirle a favore della cittadinanza? Quanto costano gli interventi proposti nel vostro programma elettorale e come pensate di finanziarli?

«Bisogna tagliare i costi delle consulenze. In secondo luogo bisogna procedere ad un riordino delle partecipate che rappresentano un onere pesantissimo per le casse comunali. Le somme così recuperate potranno essere investite per potenziare i servizi sociali ma anche per migliorare le condizioni ambientali della nostra città. Per ciò che concerne i costi delle azioni del programma, si evidenzia che alcune saranno a costo zero dal momento che implicano soltanto una diversa organizzazione dei servizi e della città. Gli interventi più importanti potranno trovare copertura nei fondi strutturali europei ai quali verrà dedicata particolare attenzione anche con specifiche professionalità e una struttura dedicata».

L’INTERVISTA AD ANDREA ROMIZI
L’INTERVISTA A WLADIMIRO BOCCALI
L’INTERVISTA AD ADRIANA GALGANO
L’INTERVISTA A CRISTINA ROSETTI

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