di Daniele Bovi e Antioco Fois
SPECIALE CON TUTTI I RISULTATI
EUROPEE: PREFERENZE E ELETTI
FOTO: CANDIDATI AL VOTO
VIDEO: ROSETTI – DI GIROLAMO
VIDEO: PESARESI – BOCCALI
VIDEO: ROMIZI
Il sindaco uscente che rispetto al 2009 perde 11.500 mila voti, il Pd 2.200, i socialisti duemila anche se nel 2009 sotto lo stesso simbolo c’era Sel (in assoluto mancano comunque un migliaio di voti), mentre nel centrosinistra a sparire, o quasi, è l’ala sinistra: nel 2009 il blocco Prc-Pdci-Idv rastrellava quasi 10.700 voti, oggi poco più di 2.800, 4.500 se si volesse inserire anche Sel. I numeri nudi e crudi, al netto delle analisi politiche, dicono questo, e sono questi i numeri che disegnano i contorni del primo ballottaggio nella storia della città. Complessivamente, quando ancora nel cuore della notte mancano allo scrutinio due sezioni, la coalizione di centrosinistra raccoglie 41.129 voti, 1.547 in più rispetto al candidato sindaco.
TUTTE LE PREFERENZE LISTA PER LISTA
GLI ELETTI IN CONSIGLIO COMUNALE: LE TABELLE
Centrodestra Per quanto riguarda il centrodestra invece Romizi ne guadagna mille in più: 22.300 contro 21.300. Oggi il blocco del fu Pdl, quindi Forza Italia, Fd’I e Ncd somma circa 17 mila voti contro i 25 mila di cinque anni fa. Anche qui, quindi, c’è stata un calo di voti dovuto in parte dall’astensione e in parte dal consenso dato ad altre liste, anche se analisi più precise potranno essere fate solo con lo studio dei flussi. L’astensione è proprio l’altro elemento da sottolineare: rispetto al 2009 si è passati dal 78,15% al 69,7%, che in termini assoluti significa che 11 mila perugini hanno deciso di rimanere a casa e di non scegliere nessuno. Un segnale di cui tenere conto, specialmente in una regione che ha fatto della partecipazione una delle caratteristiche principali della sua vita politica.
Rosetti La candidatura di Cristina Rosetti invece sembra non aver portato un forte valore aggiunto rispetto alla forza del Movimento 5 Stelle. I pentastellati infatti confermano gli stessi voti delle europee, anche se Rosetti riesce a portare a casa un migliaio di voti in più, forse l’indicazione di un voto disgiunto che comunque non è stato significativo. L’aver portato a casa la stessa percentuale delle europee è comunque un dato interessante visto che in altre città della regione alle amministrative il l bottino è in tantissimi casi più magro.
Barelli Proprio rispetto alle europee è fortissimo lo scarto in casa Pd: 41 mila voti contro 30 mila, uno scarto che però si spiega con il fatto che i socialisti in Europa si sono schierati con il Pd. In più, altri che magari alle comunali hanno scelto Barelli o Waguè potrebbero aver optato proprio per il Pd. Un Barelli che al di là di alcuni seggi del centro storico (come quello di palazzo dei Priori o del liceo Classico Mariotti) è stato un flop: l’autosospesosi presidente di Italia Nostra era conscio della sua debolezza al di fuori di questa fascia, e infatti allo scopo ha dato vita ad una seconda lista (Crea Perugia) proprio con lo scopo di raccogliere i voti nelle frazioni e nei quartieri fuori dal centro. Operazione che non ha dato gli esiti sperati visto che la lista si è fermata all’1,2% (poco più di mille voti).
Gli eletti Chiuse le urne, prima che la prova del ballottaggio decida il sindaco di Perugia tra Wladimiro Boccali e Andrea Romizi, è già possibile tracciare le prime ipotesi del nuovo consiglio comunale. Ad ora le possibilità sono due, dato che la ripartizione definitiva dei 32 seggi dell’assemblea cittadina (8 in meno rispetto alla legislatura appena conclusa) verrà stabilita con l’esito del ballottaggio previsto per l’8 giugno. Il sindaco eletto, infatti, avrà il premio di maggioranza, che gli permetterà far entrare a Palazzo dei Priori 20 consiglieri della propria coalizione. All’opposizione, invece, spetteranno gli altri 12 scranni, che verranno ripartiti ai candidati sindaci che hanno superato la soglia di sbarramento e ai relativi candidati consiglieri. Gli scenari sono ovviamente due. In caso di vincita di Boccali o di Romizi. Ecco chi entrerà in consiglio in uno e nell’altro caso, sempre che il panorama attuale delle coalizioni non cambi e salvo apparentamenti al secondo turno delle liste rimaste fuori dal ballottaggio. Le due ipotesi sono documentate nelle tabelle allegate, che mostrano la ripartizione dei seggi calcolata col metodo D’Hondt.
Se vince Boccali Se vincesse Wladimiro Boccali (foglio 1 della tabella allegata), il sindaco al secondo mandato avrebbe una maggioranza di 20 consiglieri: 16 del Pd (Mori, Bori, Vezzosi, Borghesi, Miccioni, Mirabassi, Bistocchi, Mencaroni, Ranfa, Biancifiori, Consalvi, Lupatelli, Brugnoni, Mariuccini, Rossi e Ragni), 2 Socialisti (Arcudi e Astarita Carini), 1 di Perugia è il Bene comune (Cozzari) e uno di Sinistra per Perugia (Pampanelli). L’opposizione sarebbe invece formata da Romizi e altri 11 consiglieri 5 M5S (Rosetti, Giaffreda, Pietrelli, Alunni e Pavanelli), 3 di Forza Italia (Varasano, Castori, Luciani), uno della Lista Romizi sindaco (Numerini), uno di Ncd (Scarponi) e uno FdI (Prisco).
Se vince Romizi Al contrario, se dovesse vincere lo sfidante Romizi (foglio 2 della tabella allegata), i suoi 20 consiglieri saranno così suddivisi: 10 di Forza Italia (Varasano, Castori, Luciani, Cenci, Fronduti, Perari, Camicia, Tracchegiani, Sorcini e Mierla), 4 della Lista Romizi (Numerini, Vignaroli, Gabriele Romizi e Marcacci), 3 di Ncd (Scarponi, Felicioni e De Vincenzi), 3 di FdI (Prisco, Pastorelli e Pittola). In tal caso i banchi dell’opposizione sarebberio destinati a Boccali e altri 11 consiglieri: 7 del Pd (Mori, Bori, Vezzosi, Borghesi, Miccioni, Mirabassi, Bistocchi), 1 dei Socialisti (Arcudi)e 3 del M5S (Rosetti, Giaffreda e Pietrelli).

Una speranza esisre ancora: Boccali a casa!