di Daniele Bovi
Alla fine vissero tutti felici e contenti, o quasi, dentro Centralcom. Dietro la decisione dell’assessore Francesco Calabrese di non presentare le dimissioni infatti, non c’è solo il «chiarimento» con il sindaco ma anche quanto successo nel corso dell’assemblea dei soci di Centralcom, andata in scena martedì. Buona parte del ‘gabinetto di guerra’ convocato da Romizi lunedì sera dopo lo strappo di Calabrese è stato dedicato proprio alla discussione sulla posizione da tenere all’interno dell’assemblea. Martedì all’appuntamento si presenta l’assessore allo Sviluppo economico Michele Fioroni, con sottobraccio il progetto della banda ultra-larga che ha spiegato durante l’assemblea.
L’assemblea Un incontro dove, alla fine, arriva il compromesso che permette di chiudere per ora la vicenda: nello statuto verrà inserita la possibilità di recedere da Centralcom se non venisse raggiunto il 50% degli obiettivi di Umbria digitale, argomento di discussione dell’assemblea; in più per le amministrazioni c’è la possibilità di creare reti cittadine. La pratica che ha scatenato la prima vera rottura politica politica all’interno della nuova giunta sembra quindi tornare nel cassetto, con Calabrese che dal suo profilo Facebook spiega: «La faremo – scrive – la Perugia ultradigitale, ed ho sempre riconosciuto in Andrea, sin dall’inizio, raro coraggio nell’aver reso obiettivo di tutta una città quel progetto. La responsabilità di quel cerino acceso in mano la mantengo tutta».
Romizi felice A comunicare che lo strappo era stato ricucito era stato lo stesso Calabrese intorno all’ora di pranzo con una serie di sms: «Mi sono realmente chiarito con Andrea». Romizi qualche ora dopo scrive di essere «felice, per ragioni sia personali che politiche. Ci servono – commenta – la sua intelligenza e la sua passione civile, che non sono inferiori all’onestà intellettuale con la quale sostiene le proprie convinzioni. Credo che da questa vicenda, per come si è conclusa, la giunta comunale esca, se possibile, rafforzata perché si è dimostrato che la dialettica al suo interno non perde mai di vista il superiore interesse della città». Città per la quale Calabrese, che nella sua scelta non ravvisa né impulsività né ripensamenti, vede questa giunta come «l’ultima spiaggia». Intanto emergono altri dettagli della tormentata giornata di lunedì: in una riunione la maggioranza aveva dato il via libera alla pratica Centralcom, salvo poi fare dietrofront di fronte a quanto spiegato dal sindaco.
Le critiche del Pd Il rientro di Calabrese il segretario comunale del Pd lo definisce «inquietante». «In primo luogo – continua – perché mette drammaticamente in evidenza una visione del ruolo di Perugia – in capo a questa amministrazione – tutta piegata a piccoli interessi e per niente proiettata sulle responsabilità e gli oneri che derivano dall’essere città capoluogo, per di più in una regione articolata come l’Umbria. Perugia non può permettersi, per storia e funzioni, di essere uno dei 92 campanili, ma deve ambire a guidare, nell’interesse generale, processi e percorsi. E uscire da Centralcom significherebbe tradurre i capricci di qualcuno in un isolamento dannoso, tecnicamente ed economicamente, per la città, in tema – oggi – di banda larga». La pratica relativa a Centralcom per Giacopetti dimostra «l’inconsistenza della proposta politica del centrodestra», con il segretario che critica provvedimenti «dal respiro corto» come quelli relativi alla riorganizzazione della dirigenza e al nuovo assetto della viabilità tra corso Vannucci e e via Baglioni.
Twitter @DanieleBovi

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