di Francesca Marruco
Sarà che quella relazione sulla spending review dell’assessore Francesco Calabrese lasciava ben poco all’immaginazione. Sarà che negli ultimi mesi c’è stato un gran parlare della gestione delle mense delle scuole comunali e dell’intenzione, sembrerebbe definitivamente smentita dal sindaco, di esternalizzare il servizio. Sarà che le educatrici delle comunali avevano chiesto un incontro al sindaco e lui lo aveva prima fissato e poi rinviato due volte, l’ultima giovedì mattina al dieci giugno prossimo. Sarà che il dieci giugno per le educatrici era troppo lontano e che al secondo appuntamento annullato viene da chiedersi se quella persona non voglia incontrarti. Fatto sta che giovedì mattina, dopo l’assemblea sindacale, le maestre hanno deciso di prendere il toro per le corna e sono andate in blocco a palazzo dei Priori. Munite di post-it e fogli che hanno attaccato nel corridoio fuori dall’ufficio del sindaco, le insegnanti hanno palesato la volontà di non volersene andare fin quando il sindaco non le avesse ricevute. Cosa che poi, dopo un po’, è avvenuta.
La relazione di Calabrese L’insistenza delle educatrici comunali nel voler a tutti i costi incontrare il sindaco deriva dal fatto che negli ultimi periodi, più di una voce, e anche accreditata, ha raccontato che quell’idea tipica delle ideologie di destra, di «privatizzare» i servizi pubblici, il Comune pensava di appplicarla anche ai servizi per l’infanzia. Idea che l’assessore Calabrese nella sua relazione aveva così sintetizzato: «Il tema centrale per le spese particolarmente gravose in tabella riguarda il modello di asilo nido, ma anche le tre scuole materne, per il quale sono ben possibili importanti risparmi senza incidere sulla qualità del servizio ed anche ampliando l’offerta, a ben significativo minor costo, anche per la quota pagata dagli utenti. Già notata la particolarità perugina pressoché integralmente descritta dal modello “pubblico/pubblico”, riequilibrare l’offerta aprendo al modello “pubblico/privato” e certificando la qualità anche del modello “privato/privato” è la naturale via maestra che deve intraprendere anche la nostra comunità, evitando visioni vetero-ideologiche, molto molto costose, che poco hanno a che fare con l’effettiva qualità del servizio». L’assessore aveva infatti calcolato che il prezzo annuo per ogni bambino si attesta sui « 9/12 mila euro bambino per la gestione “pubblico/pubblico”, contro i 7/8 mila euro di quella mista “pubblico/privato”, sino ad arrivare ai 4/5 mila euro di quella “privato/privato”».
Le rassicurazioni di Romizi Le maestre non ci stanno ad essere definite un «servizio vetero-ideologico» e rivendicano il lungo percorso fatto e la qualità acclarata del servizio che ogni giorni offrono ai tanti bambini e ai loro genitori, e vogliono vederci chiaro. E quale cosa migliore di un’interlocuzione col sindaco? Andrea Romizi, definito «molto dispodibile e molto gentile» dalle presenti, pur avendo rinviato l’incontro, le ha poi ricevute e rassicurate dicendo che per ora non esiste nessun progetto di privatizzare la gestione delle scuole comunali. E che di fatto, si sono allarmate (troppo) per nulla. Romizi le ha anche rassicurate sul fatto che il concorso è stato solo congelato, e non cancellato. E che verrà effettuato. Le maestre hanno ribadito con forza che hanno assoluta necessità del concorso. Perché, evidentemente, è l’unico modo per «autogarantirsi» di continuare ad avere una scuola pubblica assumendo nuove colleghe mentre chi l’ha maturata, va in pensione. Certo il primo cittadino ha anche evidenziato che il Comune si trova a dover ridurre la spesa, ma qualsiasi percorso riguardante i servizi educativi verrà percorso interpellando tutte le parti. Insomma, come a dire, per ora non succede niente ma in futuro si vedrà.
La questione mense Non solo, il primo cittadino le avrebbe anche rassicurate sul fatto che sul piatto, a tutt’oggi, non c’è alcuna idea concreta di esternalizzare il servizio mensa. E su questo punto, il sindaco Andrea Romizi non ha solo questioni in sospeso con le educatrici comunali, ma anche e soprattutto con i genitori dei comitati mensa delle scuole comunali che mercoledì avevano diffuso un comunicato in cui denunciavano «il ritardo accumulato dall’Amministrazione nell’erogazione dei fondi previsti per la refezione», tanto che «le casse delle associazioni sono a secco». In pratica da palazzo dei Priori si bolla come illegale la gestione vigente fino adesso, con i genitori che scelgono e pagano fornitori per le pietanze dei loro figli, con i soldi delle rette. Ma i genitori non ne vogliono sentir parlare di essere estromessi del tutto dal processo di approvvigionamento delle derrate alimentari e hanno proposto una mediazione al Comune con un documento redatto da un avvocato amministrativista. A cui però, a tutt’oggi, non è stata data alcuna risposta.
Incontri futuri Gli argomenti sul piatto dunque restano parecchi, e anche le frizioni. Per ora, i genitori sono in attesa di essere convocati per un incontro in cui, sperano, gli verrà comunicato, se in Comune ritengono praticabile l’accordo proposto dai comitati mense dei genitori. Quanto alle educatrici, per loro l’appuntamento resta fissato al 10 giugno. E lì si vedrà. Intanto nelle scuole comunali, tra i genitori c’è chi inizia a pensare di portare il proprio figlio alla scuola privata.
