di Daniele Bovi
La bufera politica spazza tutto corso Vannucci, dalla sede della Regione in piazza Italia fino a quella del Comune a palazzo dei Priori. In queste ore in cui la cronaca politica è dominata soprattutto dal caos tutto dentro il Pd legato alle dimissioni di Luca Barberini da assessore alla sanità, anche la maggioranza di centrodestra e liste civiche che regge il Comune sta vivendo ore difficilissime. Il livello di tensione dentro la maggioranza è molto alto: venerdì per cercare di trovare una quadra si sono riuniti per buona parte del pomeriggio i gruppi di maggioranza senza sindaco né assessori: «Sono tutti grandi e vaccinati – spiega uno di loro – si guardino in faccia e trovino un modo per fermare definitivamente il frullatore». Quel frullatore che sta triturando la maggioranza e che è alimentato con una tensione la quale, a fasi alterne, di fatto va avanti fin dal giorno in cui Andrea Romizi ha scelto la sua squadra di governo, lasciando sugli scranni consiliari molti scontenti.
Tensione Una tensione che non è stata smorzata dagli incontri che si sono tenuti nei mesi scorsi, due a Villa Taticchi e l’ultimo a Monteripido. Venerdì pomeriggio interventi critici verso la giunta sono stati fatti da De Vincenzi e Scarponi, mentre più moderati sono stati i forzisti Perari e Sorcini, anche se c’è anche chi vorrebbe rimpasti di giunta e chi ipotizza documenti con cui si preannunciano appoggi esterni. Risultato, la riunione è stata aggiornata a mercoledì. L’ultimo casus belli riguarda alcune cause (una decina) ancora in mano all’avvocato Mario Cartasegna che, ha spiegato la giunta venerdì, è bene che rimangano sulla scrivania dello ‘storico’ avvocato del Comune, anche perché il contrario comporterebbe «notevoli svantaggi economici per l’Ente, e quindi per i cittadini». L’esecutivo risponde così al forzista Carmine Camicia (assente all’incontro di venerdì perché, osserva, non invitato) il quale nei giorni scorsi, lungo i corridoi di palazzo dei Priori, ha ingaggiato un durissimo scontro verbale sul tema con il sindaco Andrea Romizi. In consiglio infatti c’è un ordine del giorno di Camicia con cui si chiede di revocare gli incarichi a Cartasegna, ed è stata proprio la mancata revoca il motivo del battibecco con il sindaco.
Caso Cartasegna «L’eventuale minimo risparmio – dice ancora la giunta – si avrebbe solo nel caso in cui le liti fossero tutte perse dall’Avvocatura interna, ma al tempo stesso il Comune si renderebbe inadempiente rispetto la definizione del rapporto al tempo concordata con l’avv. Cartasegna il quale, a fronte della prosecuzione dei mandati in questione, ha rinunciato alle competenze per un numero cospicuo di cause. Con la revoca, dunque, oltre a non esservi certezza di alcun risparmio verrebbe anche meno tale accordo con tutte le eventuali maggiori pretese vantabili dal legale per le attività comunque svolte». A quest’ultimo episodio si aggiunga anche l’operazione del cattolicissimo De Vincenzi che sta facendo spedire al sindaco centinaia di mail per chiedere il ritiro dalle scuole dei libricini che diffonderebbero «l’ideologia del gender», la difficoltà spesso di trovare la quadra dentro consiglio e commissioni, lo smarcarsi a volte dai provvedimenti della giunta, il difficile lavoro di raccordo tra giunta e consiglio e così via. Uno stillicidio.
Lo scontro Da registrare poi lo scontro durissimo, via Facebook, tra l’assessore Francesco Calabrese e il consigliere Camicia, che è solo l’ultimo di una lunga serie. In un commento sotto un post dell’assessore dove si parla della tattica del centrodestra in consiglio regionale, Calabrese va a muso duro contro Camicia: «Una figura poco più che folkloristica». L’assessore dice che «invece di lasciarlo nel suo angolo dove fisiologicamente si colloca, lo abbiamo inseguito con la velleitaria idea di poterlo contenere». Un consigliere che «quando può prova a dare sulle gambe a questa amministrazione con demagogie d’accatto che mi avrebbero imbarazzato anche quando stavo all’opposizione. I più deboli o presunti paraculi di turno lo seguono, ogni volta, quel tanto che serve per alimentare tensioni». E qualche ora dopo in un lungo post Camicia replica scrivendo che Calabrese «è un nano della politica», e ne chiede al sindaco Romizi l’allontanamento dalla giunta. Insomma, come scherza qualcuno, se Atene (la Regione) piange, Sparta (il Comune) non ride.
Twitter @DanieleBovi
