di D.B.
Lavoro, cultura, rapporto con l’università, urbanistica e voglia di partecipare. Sono state molte le persone che mercoledì sera si sono riunite in via del Cortone, a Perugia, per partecipare all’assemblea organizzata da Anima civica in una data simbolo per Perugia, quella in cui si festeggia il XX Giugno. Tra gli animatori ci sono persone con una lunga storia di sinistra alle spalle, come Giovanni Tarpani ad esempio, ma anche giovani pronti a dire la loro sul futuro della città. Il movimento si potrebbe trasformare in una lista civica da schierare alle comunali del 2019, ed è proprio da qui che potrebbe venire fuori un nome appoggiato anche dal Pd. Tra le ipotesi che si fanno in queste ore c’è anche quella di Paolo Belardi, direttore dell’Accademia di belle arti che mercoledì ha tenuto uno degli interventi introduttivi.
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Rigenerazione «Per rigenerare una città – ha detto – serve un’idea di città. Si rincorrono problemi particolari, risolviamo le cose in modo episodico, ma per fare del bene ci vuole una visione generale». Due le “formule” che per Belardi possono aiutare in questo percorso di rigenerazione, ovvero l’estetica come prodotto della moltiplicazione di memoria, conoscenza e coraggio e una visione frutto di un rapporto tra design e territorio. Il direttore dell’Accademia ha criticato la demolizione dell’ex mattatoio di via Palermo, così come i lavori fatti a Monteluce, chiedendo che ora non si abbatta anche l’ex carcere dove dovrebbe sorgere la nuova cittadella giudiziaria. Per Belardi poi «bisogna sfatare l’idea che Perugia è città medievale. C’è infatti anche l’800, il ‘900 e bisogna studiare cose ancora non studiate. Bisogna avere coraggio».
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Territorio e welfare Parlando del concetto di progetto il direttore dell’Accademia ha ricordato anche l’istituzione del corso di design «che ora ci vogliono copiare da più parti. Design significa disegnare e tracciare ad alto livello, significa cultura del progetto. Più alimentiamo quest’ultima più abbiamo una visione forte». Quanto al territorio, per Belardi troviamo le nostre radici e per guardare al futuro «bisogna costruire sul costruito. Gli edifici contemporanei sono gli stessi centri storici – ha detto – e la nostra sostenibilità dopo averla insegnata al mondo l’abbiamo dimenticata». Insomma, su alcuni punti programmatici in caso qualche idea c’è già. Ad aprire la serata è stato Fabrizio Ricci, al quale era stato affidato uno dei tre interventi introduttivi (l’altro lo ha pronunciato la studentessa universitaria Costanza Spera). Ricci ha parlato della «percezione del declino di una città e di un modello economico», delle disuguaglianze tra quartieri e generazioni, tra figli e genitori e di un lavoro «che non appariva nel programma di Romizi». Ricci si è occupato anche del problema povertà e di un welfare che dopo essere stato un elemento centrale per la crescita dell’intero territorio, «ora è diventato un costo».
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IN CAMPO ANCHE LA SINISTRA PER PERUGIA
Università Altro elemento fondamentale, il rapporto con le due università: «Una città che si definisce universitaria – ha detto Spera – deve interpretare in modo più profondo il suo ruolo. Mix culturale, prospettive, integrazione e servizi per tutti gli studenti sono possibili solo se c’è connessione con la città: Perugia deve riscoprire il valore degli istituti di alta formazione come anche la sua Università per stranieri». «Cultura non è solo università e non è solo festival – ha aggiunto – e la città ormai rischia di chiudersi. Bisogna investire su politiche culturali che puntino a multiculturalità, integrazione ma anche su spazi pubblici che mancano. Il declino non è tanto rispetto a ciò che c’era prima ma rispetto al potenziale della città».
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I temi Tanti gli interventi arrivati dopo, in cui sono stati messi in evidenza diversi temi, dai diritti civili alla necessità di governare la città e non solo amministrarla, dalla nuova idea di città in grado di dare «una scossa» al salto di qualità nelle basi produttive e nel pensiero fino alla rigenerazione degli spazi. Quel che è certo è Anima civica è in campo e che potrebbe essere uno degli elementi centrali della partita del prossimo anno, quando il centrosinistra – molto probabilmente ben diverso da quello conosciuto in passato – proverà a riconquistare Palazzo dei Priori.
Twitter @DanieleBovi
