di Daniele Bovi
Un’Umbria contendibile non era il frutto della fantasia, un’allucinazione o uno slogan buono per la campagna elettorale, ma un dato di fatto. Catiuscia Marini vince con il 43 per cento contro il 39 per cento di Claudio Ricci: quattro punti percentuali che rappresentano la vittoria più risicata della storia della sinistra umbra da quando sono nate le regioni. Numeri che stanno a significare come qualsiasi rendita di posizione per il centrosinistra sia ormai erosa. La vittoria è maturata in un quadro fatto di partecipazione in calo, a ulteriore dimostrazione della flessione costante che va avanti in Umbria dal 1990, con segni meno particolarmente accentuati nel 2010 e nel 2015.
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L’astensione Domenica alle urne è andato il 55 per cento degli aventi diritto, il 10 per cento in meno rispetto a cinque anni fa (nel 2005 fu del 74,3 per cento); un dato tutto sommato positivo visto quanto successo nelle altre regioni, anche in altre tornate elettorali. Il calo di certo è significativo, ma non è uno smottamento con percentuali intorno al 50 per cento, o meno, come alcuni alla vigilia temevano. Intorno alle 19 di domenica le proiezioni che parlavano di una partecipazione oltre il 55 per cento facevano ben sperare Marini e il centrosinistra, tanto che al comitato e al Pd intorno a questo dato si respirava un certo ottimismo. Poi, pochi minuti dopo la mezzanotte, la doccia gelata della prima proiezione con Ricci dato quasi due punti avanti.
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Capoluoghi spaccati Nella realtà dei dati scrutinati però, e non delle proiezioni, Catiuscia Marini di fatto non è mai stata dietro al sindaco di Assisi, chiudendo davanti di 13 mila voti. Entrambi hanno preso più voti delle liste a loro collegate: la prima 13 mila e il secondo 10 mila. Tra i tanti punti da sottolineare, il voto di domenica consegna anche capoluoghi di provincia spaccati esattamente in due: a Terni sia Marini che Ricci sono al 38 per cento, mentre a Perugia, la città della dolorosissima sconfitta del 2014, per tutta la notte è andato in scena un testa a testa, risoltosi alla fine in favore di Marini, coi due contendenti divisi da poche decine di voti. L’exploit di Ricci in tutta la regione (nella sua Assisi distanzia di 20 punti Marini e si prende soddisfazioni vincendo con 7 punti di distacci a Todi, città della presidente, e pure a Marsciano, patria del sindaco Todini e di Gianfranco Chiacchieroni) è costruito sull’onda della Lega.
Il boom leghista La ruspa di Salvini è stato il mezzo con il quale Ricci ha costruito buona parte della sua performance e i numeri assoluti lo testimoniano e aiutano a capire: nel 2010 i lumbard ottennero 17.800 voti mentre domenica oltre 49 mila, riuscendo quindi quasi a triplicare i consensi. Dall’altro lato c’è il pessimo risultato di una Forza Italia ai minimi storici, inchiodata intorno all’8,5 per cento, lo zoccolo duro dei meloniani ed ex aennini oltre il 6 per cento e la buona affermazione della civica Ricci presidente, che incassa oltre il 4 per cento. Colpo durissimo invece per l’area Udc-Ncd, con Umbria popolare a circa il 2,6 per cento. In sintesi, l’opposizione in consiglio regionale cambia pelle: il blocco moderato di FI-Ncd-Udc diventa residuale conquistando un solo consigliere (di Forza Italia) mentre meloniani e leghisti, che hanno battuto forte in campagna elettorale sui temi sociali, della sicurezza e dell’immigrazione, conquistano i voti degli umbri.
Bene il M5S A questa parte di agguerrita opposizione 2.0 ne va aggiunta un’altra, che non sarà meno tenera, come quella del M5S che conquista due seggi attestandosi sulle percentuali stimate alla vigilia. In casa del centrosinistra invece un Pd diviso per gruppi conferma sostanzialmente la percentuale di cinque anni fa (36 per cento), ma lascia sul terreno in termini assoluti circa 25 mila voti, mentre circa cinquemila ne perdono i socialisti, che però col 3,5 per cento sono la seconda forza della coalizione. Centra il risultato dell’elezione, tutt’altro che scontato, anche Umbria più uguale, ovvero la lista fatta da Sel e da quel pezzo di Prc che ha deciso di non seguire la strada in solitaria di Vecchietti.
I flop Oltre 9.000 i voti presi, quasi 3 mila in più de L’Umbria per un’altra Europa che dal 31 maggio esce con le ossa rotte, inchiodata a percentuali da testimonianza (1,5 per cento) dopo le amministrative del 2014 segnate dall’uscita dai principali consigli comunali della regione. Da sottolineare anche il flop de Iniziativa per l’Umbria, la lista civica della presidente che si ferma all’1,5 per cento non riuscendo quindi ad eleggere nessuno.
Twitter @DanieleBovi
