Rossi di fronte all'assemblea (foto U24)

di C.F.
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Dante Andrea Rossi, candidato in pectore, non scioglie la riserva «perché – dice – alcune anime del partito non sono pronte ad accogliere le istanze di discontinuità avanzate dai potenziali alleati». La spaccatura, prima che sulle primarie sempre più lontane, si consuma sulle rinunce che il Pd è chiamato ad accettare per dar vita a quel «progetto nuovo» che la coalizione chiede. Al centro del tavolo, per intendersi, i nomi degli esponenti democratici che non potrebbero partecipare alla stagione politica messa in cantiere da settimaneE così a un mese dalla presentazione delle liste elettorali, il Pd non solo non ha ancora un candidato sindaco, ma è costretto anche a fare i conti col rischio commissariamento. 

Assemblea a porte chiuse Lunedì sera nel quartier generale di viale Trento e Trieste l’aria era particolarmente pesante, tanto che l’assemblea si è preferito svolgerla a porte chiuse, lasciando fuori i cronisti: «Se abbiamo deciso così – scandisce la presidente Vilma Fiata – è perché abbiamo dei problemi». Quei problemi che, stando ai vari racconti, sarebbero esplosi qualche ora prima durante la segreteria allargata a cui ha partecipato anche il numero uno del Pd umbro Giacomo Leonelli. 

Coalizione Le alleanze sono sicuramente uno dei nodi più sensibili, con alcune componenti del partito che guardano di traverso l’eventuale ingresso in coalizione di formazioni come Spoleto sì, Centro democratico e Prima Spoleto. Frizioni che si trasformano in guerra aperta quando tra i possibili alleati spunta il nome dell’ex sindaco Massimo Brunini o di Fabrizio Cardarelli, rispettivamente candidati sindaci di Vince Spoleto e Rinnovamento. Sullo sfondo i paletti piantati da Sel e Rifondazioni, entrambi molto scettici su eventuali intese con sensibilità vicine al centrodestra, mentre si apprende che Socialisti e Idv sarebbero pronti a collaborare dando vita a una lista unica.

Guerra su lista e squadra di giunta Ma se sulla coalizione si registrano margini per trovare la quadra, più complicato appare declinare la richiesta di discontinuità nella composizione della futura giunta e della lista elettorale. Rossi la sua squadra di governo vorrebbe presentarla a stretto giro, senza attendere i risultati del voto, ma lo scenario non piace a diversi democratici che, questo il nocciolo, dovrebbero fare un passo indietro su assessorati e posti in lista elettorale. A complicare il confronto tanto la richiesta di Sel, che vorrebbe attuata la regola dell’incandidabilità di esponenti che hanno già svolto due mandanti, che quella di Primo Spoleto, determinata a lasciare fuori dalla porta gli amministratori che hanno governato negli ultimi cinque anni.

Leonelli al lavoro per documento Il clima è talmente esasperato che lunedì sera prima dell’assemblea i vertici democratici sembravano essersi arresi al ricorso alle primarie come strumento di risoluzione della crisi più nera. Ma in realtà dopo la seduta, a prendere la parola soltanto Rossi e Leonelli, il percorso definito è un altro. «C’era stata un’assemblea – spiega Leonelli – che a larga maggioranza aveva indicato come sindaco Rossi, lui però vuole continuare le sue verifiche e a questo punto, per capire se il partito è davvero pronto alla discontinuità, metteremo a votazione un documento che sarà elaborato dalla segreteria regionale che avoca a sé la definizione del programma e della coalizione. Domenica Rossi valuterà la sua compatibilità con questo documento, dopodiché la palla passerà di nuovo all’assemblea. Il caso Spoleto – conclude – sarà segnalato alla segreteria nazionale per le decisioni del caso».

«Non c’è condivisione su discontinuità» Rossi dal canto suo è chiaro: «Da parte mia non c’è alcune indecisione, ma devo prendere atto che non tutto il partito condivide la linea della discontinuità, uno dei temi più critici è la scelta delle persone e le primarie di coalizione, strumento giudicato da Sel e altri indispensabile per superare le pregiudiziali sulla Spoleto sì. In questo momento non ritengo ci siano le condizioni per sciogliere la riserva, se c’è parte del gruppo dirigente che non condivide la linea della discontinuità, non restano che le primarie, permettendo quindi ai cittadini di decidere il percorso».