Matteo Renzi (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Assecondare «la voglia di cambiamento che arriva dalla base» riuscendo, al contempo, a tenere unito il partito. È su questa strada che correranno i renziani umbri, gongolanti il giorno dopo la vittoria alle convenzioni provinciali del sindaco di Firenze. Un risultato «importante e per nulla scontato, che ci dimostra come Renzi non sia un corpo estraneo al partito» ha detto martedì in una conferenza stampa Manlio Mariotti, consigliere regionale del Pd (AreaDem), insieme all’assessore provinciale Domenico Caprini (referente per la provincia e guasticchiano di ferro). Una vittoria (45,34% contro il 45,04% di Cuperlo) politicamente più larga del distacco numerico perché arrivata, come spiega Giacomo Leonelli, «a parte alcuni rari casi come quelli del sindaco di Pietralunga e di Massa Martana, senza avere un apparato amministrativo a supporto».

Proposta maggioritaria Sindaci e consiglieri che un peso ce l’hanno nell’orientare il voto dei circoli a cui appartengono. «La proposta di Renzi – ha continuato Mariotti – è largamente maggioritaria fra i tesserati e ormai il cambiamento è nelle corde del partito, un cambiamento da realizzare tenendolo unito». «L’Umbria volta pagina – aggiunge Caprini – e l’8 dicembre, giorno delle primarie, le percentuali saranno molto differenti. Ormai la proposta di Renzi è penetrata nell’ossatura del partito». A tenere banco ovviamente è il capitolo primarie, non tanto quelle dell’8 dicembre quanto quelle per i livelli amministrativi locali, dal sindaco di Perugia alla presidenza della Regione.

I RISULTATI

Deciderà il partito I renziani non sferrano un attacco frontale verso palazzo dei Priori e palazzo Donini (che è, più che il capoluogo, il vero bersaglio grosso), ritengono le primarie «uno strumento utile» ma poi sul loro utilizzo o meno «sarà il partito a decidere». Tra i fattori che hanno portato all’affermazione di Renzi nella regione, Mariotti ne individua tre: «La necessità di rinnovamento avvertita dai tesserati e quella di dare largo ai giovani, le troppe occasioni perse dalla sinistra e la questione dei 101 che hanno affossato Prodi, il padre del Pd».

L’ombra dei gazebo Insomma, c’è prudenza e fra gli stessi renziani c’è anche chi spiega che l’ombra dei gazebo sia creata per tenere tutti sotto pressione in attesa di capire cosa succederà. In primis occorre vedere i risultati dell’8 dicembre, quando alle primarie potranno votare tutti, e poi da lì il primo obiettivo sarà il segretario regionale. Ruolo per il quale, tra i renziani, il nome più gettonato rimane quello di Giacomo Leonelli. Per celebrarlo c’è tempo fino alla fine di marzo anche se l’intenzione è quella di anticipare i tempi, probabilmente verso la fine di gennaio per non arrivare al cruciale appuntamento delle amministrative di primavera con un segretario insediato da poche settimane.

Due circoli non votano A fare da coda polemica al congresso quanto accaduto in due circoli del comune di Perugia, ovvero quelli di Ponte San Giovanni e della Nestlè. Secondo quanto riferito martedì da Francesco Caruso, il rappresentante per Renzi all’interno della Commissione provinciale, i due circoli hanno chiesto una deroga per votare oltre il termine massimo che era stato fissato a domenica. Il secondo non sarebbe riuscito a votare per problemi organizzativi, mentre il primo, stando a quanto spiega Caruso, si era in un primo tempo rifiutato di votare. «Un caso curioso – dice sempre Caruso – visto che prima a Ponte San Giovanni si sono rifiutati e poi lunedì pomeriggio è arrivata la richiesta di deroga».

Risultato ribaltato? Visto che la differenza tra Renzi e Cuperlo è di soli 20 voti e che con questi tesserati in ballo ce ne sarebbero circa 80, il rischio è quello di vedere ribaltato il risultato. Insomma, se politicamente l’esito è chiaro, c’è comunque la possibilità di appendersi la medaglietta della vittoria. «Per noi – dicono Mariotti e Caprini – i risultati finali sono quelli di domenica. Rispettiamo quegli iscritti che vogliono esprimere il loro parere però prendiamo le distanze da qualsiasi tipo di strumentalizzazione. Per quanto ci riguarda vogliamo un partito che pensi agli interessi dell’Italia e no di questo o quel potente. Dieci voti in più o in meno non ribaltano il risultato umbro, servono però a vezzeggiare un vecchio modo di fare politica che non offre una bella immagine».

Twitter @DanieleBovi

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