di Dan. Bo.
Sulla riforma endoregionale, e in particolar modo sul capitolo che riguarda le nuove competenze da assegnare alle Province, l’Idv si divide in due. Se da una parte, infatti, venerdì parlando del riassetto degli enti regionali il capogruppo a palazzo Cesaroni, Oliviero Dottorini, e il segretario del partito, Paolo Brutti, avevano spiegato chiaro e tondo che non era il caso di assegnare nuovi poteri alle Province, sabato con una nota gli amministratori provinciali dell’Idv dicono l’opposto.
Le perplessità Il linguaggio felpato e i toni misurati non servono però a nascondere il disappunto di Franco Granocchia, Aviano Rossi, Giorgio Santelli e Marcello Bigerna che hanno apposto le loro firme sotto la nota. «Rispetto alle potenziali riduzioni delle deleghe alle Province – scrivono -, nutriamo perplessità in quanto a nostro parere le stesse non possono essere tolte o non attribuite semplicemente in nome di una riforma costituzionale che potrà portare alla loro soppressione». Venerdì, infatti, Brutti e Dottorini avevano criticato il ddl della giunta proprio perché, sostengono, mentre a livello nazionale si punta all’abolizione in Umbria si vogliono assegnare nuove funzioni ai due enti.
La linea La linea dei quattro è, in sintesi, quella che porta avanti il presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi: le Province non si toccano, piuttosto vanno aggredite le sacche di inefficienza e spreco come quelle rappresentate dai «consigli di amministrazione degli enti di secondo livello». «Per noi amministratori delle Province – aggiungono i quattro “dissidenti” -, è importante che si facciano lavorare di più Regione, Province e Comuni in quanto per la comunità sono più visibili, riconoscibili e controllabili rispetto a consorzi, enti di sviluppo, di bonifica ed altri, se non altro perché sottoposti periodicamente al meccanismo delle elezioni democratiche».
Il colpo di mano Nel mirino dei quattro finisce poi il «colpo di mano operato sulla Vas», ossia sul procedimento di Valutazione ambientale strategica: «Il consiglio regionale – dicono -, in luogo della delega unica alle Province, ha consentito ai Comuni una autovalutazione e addirittura una valutazione attraverso una consulenza commissionata a privati e solo in ultima istanza la possibilità di ricorrere agli uffici delle Province. È chiaro che per i Comuni sarà molto più semplice assumere iniziative “ad impatto ambientale”». Timori vengono sollevati anche in merito alle funzioni di intermediazione del lavoro che «potrebbero essere affidate alle agenzie private». Un quadro che «per motivi economici e politici non possiamo tollerare».

