«Come Regione Umbria non ci è formalmente pervenuta alcuna procedura relativa alla ipotesi di realizzare nel nostro territorio o al suo confine un sito di stoccaggio per scorie radioattive né tanto meno per l’ubicazione di centrali nucleari». Così l’assessore regionale all’Ambiente Silvano Rometti ha risposto, durante il question time in programma per martedì mattina, all’interrogazione dei dipietristi Paolo Brutti e Oliviero Dottorini nella quale si chiedevano lumi circa «indiscrezioni mai smentite» secondo le quali la società Sogin, per conto del Ministero dello sviluppo economico, avrebbe ipotizzato un possibile sito per lo stoccaggio di scorie nucleari nel territorio di confine tra Orte e Narni.
Rometti: confermata la nostra contrarietà «Nella Conferenza Stato-Regioni del 12 gennaio scorso – prosegue Rometti -, abbiamo confermato al Governo la nostra assoluta contrarietà al nucleare, come ha fatto la gran parte delle Regioni italiane». Al consigliere Brutti che, alla luce di quanto successo con il terremoto giapponese, ha espresso le sue preoccupazioni sia per lo stoccaggio che per eventuali centrali da collocare in Umbria, Rometti ha aggiunto che dopo l’esperienza giapponese non si tratta di avere preclusioni ideologiche nei confronti della realizzazioni di centrali nucleari, ma di prendere atto anche in Umbria del netto orientamento emerso in tutta Europa.
Serve un piano «Il no al nucleare della comunità umbra – ha aggiunto Rometti – è da confermare ma la scelta comporta comunque avere una strategia energetica regionale alternativa: su questo stiamo lavorando puntando ad elaborare una piano che privilegi il risparmio energetico e le energie rinnovabili». In sede di replica il consigliere Brutti si è detto soddisfatto della risposta dell’assessore condividendo la necessità di mettere subito mano ad una strategia alternativa e ad un «vero e proprio nuovo piano energetico umbro».
Ferrante: in Italia ancora giapponesi del nucleare E contro quelli che chiama «i giapponesi del nucleare» torna a parlare anche il senatore pd eletto in Umbria Francesco Ferrante, che in una nota firmata anche da Roberto Della Seta sostiene che «mentre i paesi che il nucleare ce l’hanno si interrogano preoccupati su come uscirne e come dare slancio all’innovazione energetica fondata su risparmio energetico e fonti rinnovabili, nel nostro Paese – dicono i senatori del Pd – c’è ancora chi preferisce imitare i soldati nipponici che anni dopo la fine dalla guerra restavano nascosti nella giungla convinti che ancora ci fosse da combattere. E’ ormai ufficiale che l’incidente di Fukushima avrà conseguenze altrettanto disastrose di Chernobil. In realtà questa drammatica verità era già nota, ma in Italia restano ancora molti “giapponesi” che per malafede o per ideologia rifiutano di vedere che la “guerra è finita”: il nucleare sicuro oggi non esiste, e per l’Italia che ha la fortuna di aver rinunciato all’energia atomica 25 anni fa sarebbe una follia tornare ora su quella decisione».

