di Daniele Bovi
L’accordo, unanime, era già pronto sul tavolo della conferenza dei capigruppo, tanto che rimaneva solo da confermare la data, quella del 16 novembre, quando si sarebbe dovuto tenere un consiglio grande sui servizi educativi per l’infanzia. E invece lunedì scorso, al momento di votare, solo i capigruppo di Pd, Psi e M5S hanno confermato il sì alla richiesta, mentre centrodestra e civici hanno detto no «in aperta contraddizione – hanno denunciato giovedì i consiglieri di Pd e Psi in una conferenza stampa in cui hanno annunciato anche che presenteranno un progetto alternativo sul servizio mense – con le promesse fatte più volte». Della richiesta di un consiglio grande si era cominciato a parlare già in estate: all’inizio la volontà dei proponenti era quello di centrarlo sul caso mense ma poi, il 3 agosto, arriva la mediazione: si cambia titolo e da quel momento si parla più genericamente di un appuntamento sui servizi educativi per l’infanzia da tenere entro metà novembre.
Patti traditi Le settimane passano e arriva il 12 ottobre, quando la maggioranza chiede altri sette giorni di tempo per decidere; il 19 però salta tutto e in mezzo, puntano il dito Pd e Psi, c’è stata la riunione tra giunta e maggioranza a Monteripido; come a dire che nell’antico convento è stato concordato di affossare la richiesta. Nel frattempo intervengono anche i genitori che, come è stato ricordato giovedì, da alcuni membri del centrodestra sono stati rassicurati sul fatto che il consiglio sarebbe stato convocato a metà novembre. «I civici – ha detto Nilo Arcudi – ci hanno anche spiegato che quell’accordo non valeva più». In coro Pd e Psi spiegano che alla base del rinvio c’è la volontà del sindaco Romizi e dell’assessore Waguè di «nascondersi. Si vogliono sottrarre al confronto». «Il Comune – attacca il capogruppo dem Diego Mencaroni – è guidato da un sindaco assente che non si assume alcuna responsabilità, perché non vuole decidere e non prende una posizione. Di questo passo la città è destinata a sprofondare».
MENSE, ORDINANZA DEL TAR: NO A RICHIESTA DI SOSPENSIVA
Mancato dialogo Mencaroni parla di una giunta che non vuole dialogare, come successo nel caso del milione di euro per Perugia capitale italiana della cultura, e come accade ora per il caso mense. Il tutto nell’ambito di «un consiglio comunale che viene sistematicamente depotenziato. Che fine hanno fatto – dice – i nostri ordini del giorno?». «Della latitanza – attacca Bori – hanno fatto una precisa strategia politica». Quello che è successo sul consiglio grande poi Arcudi lo definisce «un precedente gravissimo», ed è lo stesso consigliere socialista a rivelare, relativamente al servizio mense, «che rispetto a un inizio disastroso sono stati fatti dei cambiamenti: l’acqua non è più quella del rubinetto e anche le grammature sono aumentate come spiegano le cuoche».
Tagli Altro problema è quello dei fondi per le attività extrascolastiche che, spiega Alessandra Vezzosi, «sono state fortemente tagliati. Sono state promesse risorse in sede di assestamento di bilancio, vedremo a novembre cosa succederà». «Quei soldi – aggiunge sul punto Mencaroni – servivano anche per garantire certe attività ai bambini che non se le potevano permettere. Togliendoli, si fa una discriminazione». Secondo Sarah Bistocchi invece «la maggioranza ha perso una grande occasione di dimostrare che è composta da persone serie ed affidabili. Al contrario, dopo aver fatto promesse specifiche, per tre volte in due mesi il centro sinistra ha disatteso la parola data, a conferma del fatto che si vuole rimandare all’infinito un confronto per timore di aprire un dialogo coi cittadini».
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