Da sinistra a destra Bravi, Sbarra e Bendini venerdì mattina all'hotel Giò (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Il «miracolo» del premier Mario Monti si verifica in una sala dell’hotel Giò di Perugia. Dopo sei anni dall’ultima volta insieme Cgil, Cisl e Uil siedono allo stesso tavolo, dicono le stesse cose e danno appuntamento a lunedì mattina quando, alle 10 a Perugia e alle 11 a Terni, andrà in scena lo sciopero unitario di tre ore contro la manovra varata dall’esecutivo «tecnico». Le virgolette sono d’obbligo visto che in molti, sindacati compresi, notano come le scelte del premier siano caratterizzate da una forte impronta politica. E’ una scelta politica infatti, secondo la triplice riunita come non accadeva dal novembre 2005, «colpire quelli che hanno sempre pagato invece che, ad esempio, andare a cercare di mettere le mani in tasca a chi porta i soldi in Svizzera».

Le richieste Nel complesso il giudizio sulla manovra di Ulderico Sbarra (Cisl), Claudio Bendini (Uil) e Mario Bravi (Cgil) è fortemente negativo. Tutti ne riconoscono l’urgenza («è necessaria») dando però al contempo il la ad una mobilitazione che durerà «fino a quando non verranno rivisti almeno tre o quattro provvedimenti». Tre in particolare i paletti messi dai sindacati: previdenza, tasse e fisco. Secondo Cgil, Cisl e Uil andrebbe, ad esempio, reso più «morbido» per le donne lo scalone pensionistico, bisognerebbe procedere con la rivalutazione delle pensioni, ci vorrebbe «più coraggio» sulla tracciabilità del denaro, andrebbe resa più progressiva l’applicazione dell’Imu e allargata la fascia di esenzione. Da ultimo, il sindacato vorrebbe una maggiore tassazione dei capitali scudati e un’imposta (leggi patrimoniale) sulle grandi ricchezze.

Indette per lunedì tre ore di sciopero (Foto F.Troccoli)

Manca equità «La manovra – hanno detto nel corso della conferenza stampa di venerdì i tre segretari regionali – non è equa: si colpiscono quelli che hanno sempre pagato e si fa cassa là dove c’è la certezza di trovare i soldi». Il pacchetto messo a punto dal premier secondo Sbarra «non attacca privilegi e lobbies. Oltre alla sobrietà e al rigore serviva anche la crescita». «Così facendo invece – aggiunge Bendini – si provoca solo la recessione dovuta ai minori consumi della popolazione alla quale vengono sottratte risorse».

Risveglio amaro Il risveglio del sindacato finita l’epoca del governo Berlusconi è dunque di quelli amari: «Anche noi – dice Sbarra – pensavamo che la soluzione migliore fosse quella del governo tecnico per risolvere i problemi che la politica non riesce a risolvere. Ormai però la politica si è dileguata». Letti i provvedimenti è poi subentrata «la delusione per una manovra sbagliata che contiene provvedimenti sui quali non siamo stati ascoltati: la concertazione Monti vuol per caso farla a “Porta a Porta”?». Così com’è per Mario Bravi la manovra «è insopportabile». Il segretario cigiellino sullo sfondo vede «élite che stanno aumentando le disuguaglianze. Da questa crisi si esce con politiche per la crescita che in questa manovra non vedo».

Il 19 dicembre a scendere in piazza sarà la pubblica amministrazione (Foto F.Troccoli)

Le riforme Le conseguenze del decreto legge, com’è ovvio, si sentiranno anche in Umbria. Lunedì la presidente Marini incontrerà la maggioranza per fare il punto in vista della riunione del 16, in cui si procederà alla pre-adozione del Dap e al varo dei 12 provvedimenti per il risparmio e la crescita. Misure che Cgil, Cisl e Uil attendono di leggere: «Le riforme – dice Bendini – devono essere fatte velocemente, il nostro auspicio è la presidente rispetti gli impegni». Sbarra si aspetta invece «cambiamenti sostanziali per i territori: andranno ridiscusse le priorità e varie poste di bilancio». Allargando lo sguardo Sbarra tocca anche l’ormai annoso tema del cambio di modello di sviluppo della regione: «Ormai questo modello basato sulla spesa pubblica è da rivedere, anche perché spesa pubblica non ce n’è più». «Nei prossimi anni – dice invece Bravi – dovremo fare i conti, per quanto riguarda la sanità, con 130 milioni di risorse in meno. Sul fronte manovra è importante il fatto che la giunta non abbia alzato le tasse. Per il resto, ci confronteremo come sempre a tutto campo».

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