Renato Locchi in cantiere (Foto archivio F. Troccoli)

di Maurizio Troccoli

«Iniziativa personale e non di partito». La bolla così il capo dei consiglieri regionali del Partito democratico la proposta dei colleghi Smacchi, Galanello e Barberini. Volevano, i tre, offrire la possibilità di edificare piccoli manufatti a chi in campagna ha bisogno di sistemare zappe e attrezzi o realizzare pollai ed ovili, per animali da corte. Dicono: potrebbe essere una occasione per non scappare via dalle campagne ed abbandonare inesorabilmente i terreni. Come dire: offrigli il mattone e vedrai che blocchi l’esodo. In barba a quanto invece denunciato da Legambiente che in questo tipo di proposte ci vede la malafede di chi comunica di allestire un pollaio e invece pensa di farci casa, con tanto di verandina. Quindi Locchi che ti pensa di fare: fermi tutti. Sarà pure legittimo rivendicare che gli agricoltori per passione abbiano bisogno di un ricovero per zappe e animali, ma non fatela passare come un’idea del partito altrimenti qui, tra piano casa e pianicello pollaio, passiamo per i cementificatori per vocazione. Almeno questo sembra essere il Locchi pensiero.  E lo fa con i toni istituzionali e diplomatici di chi sa bene il ruolo che occupa. Vediamo quindi i dettagli.

L’iniziativa dei tre I consiglieri regionali del Partito democratico Andrea Smacchi, Fausto Galanello e Luca Barberini hanno presentato, in una conferenza stampa che si è svolta oggi, mercoledì 23 febbraio, a Palazzo Cesaroni, una proposta di legge intitolata “Norme per la realizzazione di piccole strutture al servizio dell’agricoltura, finalizzate al mantenimento e alla riqualificazione del paesaggio rurale”. La legge mira a consentire la costruzione di piccoli annessi agricoli destinati agli attrezzi, agli animali da cortile o ai cani.

La filosofia della proposta Evitare l’abbandono della manutenzione dei piccoli appezzamenti di terreno, soprattutto in montagna e in collina, disincentivare l’abusivismo edilizio e la costruzione di manufatti di scarsa qualità. Sono queste le finalità della proposta di legge firmata dai consiglieri regionali Andrea Smacchi, Fausto Galanelloe Luca Barberini (Pd) e presentata questa mattina in conferenza stampa a Palazzo Cesaroni.

«Non si tratta di sanare» Le ‘Norme per la realizzazione di piccole strutture al servizio dell’agricoltura, finalizzate al mantenimento e alla riqualificazione del paesaggio rurale’ mirano a «contribuire concretamente alla riqualificazione del territorio umbro, facendo fronte ai numerosi procedimenti amministrativi avviati dai Comuni, in relazione ai rilievi effettuati dall’Agenzia del territorio. Preme chiarire con nettezza – hanno spiegato i firmatari – che l’intento dell’iniziativa non riguarda affatto la possibilità di sanare manufatti già realizzati e rilevati dall’Agenzia del territorio. Si tratta infatti di una via preclusa al legislatore regionale e di una scelta storicamente respinta con nettezza dalla Regione».

«Abbatti e ricostruisci bene» Andrea Smacchi ha spiegato che «la legge non prevede alcun consumo ulteriore del suolo. Si tratta di affrontare il problema dei numerosi manufatti non dichiarati che l’Agenzia del territorio ha rilevato e che si trovano in gran parte su terreni agricoli. La norma vuole offrire la possibilità ai proprietari dei terreni (destinati ad usi agricoli e che non si trovino in pertinenza di una casa, ma isolati e lontani dall’abitazione del proprietario) di abbattere l’annesso contestato potendo poi contare su una legge che gli consenta di ricostruirlo, secondo precisi parametri qualitativi e volumetrie, in piena legalità e con un impatto paesaggistico diverso e migliore. Vogliamo evitare che i terreni agricoli, soprattutto quelli di montagna, vengano abbandonati a se stessi a causa dell’impossibilità di custodirvi attrezzi, animali da cortile o cani da caccia. Non ci sarà naturalmente alcuna possibilità di modificare la destinazione d’uso dei terreni e si potranno realizzare manufatti (uno soltanto per ogni fondo) con un indice di 0,003 metri quadrati per metro quadrato, fino ad un massimo di 50 metri. Per i terreni inferiori ad un ettaro è consentita la realizzazione di annessi fino a 30 metri quadrati)». Smacchi ha infine annunciato che la proposta di legge verrà condivisa e partecipata con i cittadini, in modo da coinvolgerli nel processo legislativo.

«Pensiamo anche ai cacciatori e ai tartufari» Fausto Galanello ha poi rimarcato che «in molti Comuni dell’Orvietano e del Trasimeno è emersa la necessità di regolamentare la presenza di manufatti realizzati su terreni agricoli da coltivatori, cacciatori, cercatori di tartufi. Un presidio del territorio ma anche un presidio sociale, che garantisce una ragione di vita a molti anziani che curano l’orto, gli animali o vanno a caccia. Serve quindi una risposta ad un fenomeno importante, fornendo alle istituzioni locali uno strumento per regolamentare, in futuro, queste esigenze».

«C’è interesse»Per Luca Barberini la proposta di legge «susciterà molto interesse nella comunità regionale e verrà sviluppata proprio con il confronto e la partecipazione dei cittadini umbri. La nostra proposta rappresenta una risposta alle esigenze di tanti umbri impegnati nell’attività agricola amatoriale e consentirà di migliorare il paesaggio, affidando ad un regolamento attuativo la disciplina delle modalità costruttive e della qualità dei manufatti che potranno essere realizzati».

Locchi ai tre del Pd: fatti vostri Il capogruppo del Partito democratico a Palazzo Cesaroni, Renato Locchi, interviene: si tratta «di una iniziativa legislativa legittima ma da ritenersi del tutto personale». «L’iniziativa legislativa dei tre consiglieri regionali del Partito democratico, seppur legittimamente assunta, è da ritenersi del tutto personale: il gruppo Pd e la Giunta regionale sono impegnati a migliorare e valorizzare la qualità paesaggistica ed ambientale dell’Umbria, anche recuperando situazioni critiche prodotte in alcune aree della nostra regione durante l’impetuoso sviluppo degli anni ’60 – ’70 – ’80».

Abbiamo già dato. Vedi Piano Casa Per Locchi, «critico rispetto ad un’eventuale legge regionale che liberalizzi nuovi volumi edificatori nelle aree agricole, il Partito democratico non ha atteggiamenti occhiuti o vincolistici su questo tema, come dimostra il voto favorevole rispetto alla recente revisione del ‘Piano casa’ regionale: un atto questo – continua il presidente dei consiglieri regionali Pd – sollecitato in primis proprio da un consigliere regionale del Pd, il presidente della seconda commissione consiliare Gianfranco Chiacchieroni, e condiviso dall’intera maggioranza. Il ‘Piano casa’, assieme ad ulteriori interventi che saranno presenti nel disegno di legge sulla semplificazione amministrativa, rende chiaro a tutti che è possibile governare in maniera corretta processi complessi, come quelli relativi all’urbanistica e al paesaggio, al di fuori di ogni visione museale o contemplativa». L’invito che il Gruppo Pd rivolge alla Giunta regionale, spiega Locchi, «è quello di procedere velocemente al completamento della revisione del ‘Piano paesaggistico regionale’. Non ci sfuggono infatti – prosegue il consigliere regionale – le esigenze concrete di cittadini che, pur non rivestendo la qualifica di imprenditori agricoli, dimostrano necessità di rimessaggio di attrezzi agricoli per la cura di un orto o di piccoli appezzamenti di terreno. A queste situazioni si possono infatti dare risposte che rientrano nei criteri di provvisorietà e di dimensioni minime, evitando così un uso improprio del territorio. Un obiettivo raggiungibile attraverso il perfezionamento di norme regolamentari, ad esempio integrando il regolamento regionale del 2008. Fermo restando – conclude – che rimane imprescindibile l’orientamento in materia dei singoli Comuni».

Legambiente: alla faccia del presidio dei territori E’ all’ordine del giorno della seduta della II Commissione consiliare, con procedura d’urgenza, la proposta di legge concernente «Ulteriori integrazioni della legge regionale 22 febbraio 2005, n. 11 (Norme in materia di governo del territorio: pianificazione urbanistica comunale) che prevede di autorizzare anche i proprietari che non sono imprenditori agricoli a costruire annessi e manufatti fino ad un massimo di 50 mq per superfici superiori a un ettaro e a 30 mq per quelle inferiori a un ettaro. Di fatto una norma che apre la strada alla realizzazione indiscriminata nuovi volumi edificatori per le campagne umbre, dal momento che si potranno realizzare ex novo tanti annessi agricoli, anche in quelle aree fino ad ora precluse a nuove edificazioni. E’ sorprendente come a detta dei proponenti – è quanto scrive Legambiente nella lettera inviata al Presidente della II Commissione consiliare – la norma dovrebbe servire per il assicurare il presidio di larga parte del territorio e la possibilità di perseguire gli obiettivi di salvaguardia del patrimonio paesaggistico».«A noi appare invece – continua la nota di Legambiente – l’ennesimo atto che autorizza nuovi volumi nelle aree agricole: un’operazione che può portare concretamente a far sanare il già costruito abusivamente, come le oltre 50.000 case “fantasma”, che verranno accatastate entro marzo. Così come potrebbe favorire speculazioni edilizie in aree di grande pregio agricolo».

Le cifre di Legambiente sull’edificazione La preoccupazione dell’associazione ambientalista è basata sull’analisi dei dati del consumo di suolo in Umbria: in una regione piccola, con una superficie di 8.456 Km2 di cui circa il 30% sono aree montane emerge che  negli ultimi 10 anni sono stati concessi oltre 5,5 milioni di m2, ma si arriva fino a 10.755.722 m2 di superficie se si considerano anche gli ampliamenti residenziali e non residenziali e il nuovo costruito non residenziale. I dati raccolti nel dossier “Un’altra casa” pubblicato a luglio del 2010 da Legambiente riportano che il 4,1% del territorio umbro quindi è artificiale: 350 kmq occupati da abitazioni, villette, aree industriali, ecc. Una superficie estesa quasi quanto l’intero territorio del Comune di Spoleto. Un dato che può sembrare rassicurante se confrontato con il 14,1% della Lombardia, il 11,3% del Veneto e il 5,5% delle vicine Marche. Ma se poi prendiamo in considerazione i m2/abitante, allora ogni umbro ha a disposizione circa 330 m2, l’equivalente di una spaziosa villa con garage e cantina. Quasi come i veneti e più dei lombardi e dei marchigiani che hanno circa 270 m2 ad abitante. «La salvaguardia del territorio agricolo – continua Legambiente Umbria – che rappresenta appunto il paesaggio identitario della nostra regione, va salvaguardato non permettendo nuove edificazioni, ma prevedendo invece adeguati supporti economici per quegli agricoltori che operano in territori marginali e meno agevoli e sostenendo economicamente anche chi fornisce servizi all’ambiente, appunto coloro che coltivano il proprio uliveto o il proprio orto, magari facendo la manutenzione delle siepi interpoderali o delle strade vicinali».

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