L'aula del consiglio regionale (foto F.Troccoli)

Da ora si fa sul serio. A palazzo Cesaroni da martedì la commissione Statuto ha iniziato a votare i singoli articoli che andranno a comporre la nuova legge elettorale regionale. In realtà però più che di un nuovo articolato si tratterà di una serie di innesti sulla legge in vigore: in questo senso va infatti il primo articolo (presentato da Smacchi) votato martedì che ridefinisce l’oggetto del testo che andrà di fatto a modificare la normativa vigente regionale e nazionale. Una strada che non piace a FI, Udc, Ncd, Prc, Fd’I e al Comunista umbro Goracci: tutti infatti hanno votato no ma dato che a contare è il voto ponderato, Pd e Psi portano a casa il risultato. Con il secondo articolo invece (che porta la firma di Smacchi e Stufara) si apre la via del collegio unico regionale e si aggiorna la denominazione del Consiglio regionale in Assemblea legislativa.

Il voto La votazione su questo articolo ha registrato 21 sì (Buconi, Smacchi, Monacelli, Goracci, Brutti, Stufara), 6 no (Nevi, Mantovani) e 3 astenuti (Zaffini). Il no di FI e Ncd al collegio unico è quindi netto, mentre Zaffini ha motivato la sua astensione sostenendo che il doppio collegio non risolverebbe affatto i problemi di rappresentanza territoriale che potrebbe realizzarsi «soltanto se si istituissero 20 collegi». Sul tavolo della commissione prima delle votazioni è stata depositata una serie di emendamenti. Brutti propone che per raggiungere la maggioranza di 12 consiglieri la soglia minima debba essere non inferiore al 40%. Al disotto si attribuiscono i seggi con il sistema proporzionale puro e il presidente eletto cerca quindi la sua maggioranza in Consiglio. Se non l’ottiene si va a nuove elezioni.

Emendamenti Quanto al premio di maggioranza, l’idea è che i seggi aggiuntivi a quelli che vanno alla lista migliore della coalizione vincente siano assegnati a quelle liste che superano il 2% (era il 2,5 nella proposta Smacchi). Dai banchi dell’Udc invece Monacelli chiede il doppio turno se non si raggiunge la maggioranza assoluta e il voto disgiunto, mentre Lignani Marchesani (Fd’I) punta propone che il candidato presidente che ha conseguito il miglior risultato conquisti un seggio di diritto e che nella ripartizione dei restanti seggi quello così assegnato non venga computato tra quelli da ripartire tra le coalizioni perdenti. Goracci invece vorrebbe una soglia minima al 43% per il premio di maggioranza, il doppio turno in caso non fosse raggiunta e un minor numero di firme necessarie per presentare le liste (da un minimo di 500 a un massimo di mille).

La proposta In apertura di seduta, dopo l’audizione di lunedì i rappresentanti di Progetto per i territori hanno nuovamente illustrato la proposta di legge votata dal consiglio comunale di Gubbio. Michele Ricciardi e Stefano Moretti hanno spiegato che il testo rappresenta un «accettabile compromesso» e mira a «garantire la governabilità, allargare la partecipazione alle liste che vogliano concorrere all’amministrazione dell’Umbria e rimettere in mano ai cittadini il potere di scegliere i propri rappresentanti. Tutto ciò per sventare il pericolo che la bozza di legge regionale ipotizzata dal Pd, con un solo collegio elettorale, impedisca alle aree dell’Umbria più marginali o meno forti politicamente di eleggere propri rappresentanti in Consiglio regionale».

La protesta Parole non ascoltate dato che poi sono stati votati i due articoli della proposta targata Pd. Ricciardi così parla di «intollerabile distanza del Palazzo dalle aspirazioni dei cittadini», mentre la deputata di Scelta civica Adriana Galgano sostiene che «uesta autoreferenzialità della politica regionale e la sordità alle istanze pervenute dai territori sono alcune delle cause che spiegano il declino dell’Umbria».