L'ingresso del consiglio regionale

di D.B.

Una nuova legge elettorale frutto di un largo accordo in consiglio regionale pare sempre più un miraggio. A testimoniarlo c’è quanto successo mercoledì durante la seduta della commissione Statuto, quando s’è consumato lo strappo tra la maggioranza e un’opposizione che ha deciso (compreso il Comunista umbro Orfeo Goracci) di abbandonare i lavori. A far saltare il tappo la bocciatura, da parte di Pd e Psi, dei due emendamenti sulle modalità di elezione a consigliere regionale dei candidati presidenti non vincitori, proposti rispettivamente da Lignani Marchesani (FdI) e Monacelli (Udc): in base a questi emendamenti verrebbe eletto solo il secondo classificato, mentre quello di Smacchi approvato dalla maggioranza punta a far entrare in consiglio quelli collegati a liste che abbiano ottenuto almeno un seggio.

Lo strappo Chi ha abbandonato il tavolo parla di «totale chiusura della maggioranza» e manifestazione della volontà di «fare da soli», concetti ribaditi poco più tardi da Nevi: «Il Pd – scrive sulla sua pagina Facebook – vuole approvare una legge elettorale cucita sui suoi piccoli interessi di bottega. Noi compitamente diciamo no. E questo è solo l’inizio». Prima che il tavolo venisse ribaltato la commissione ha dato il via libera ad un altro blocco di emendamenti, proposti dal presidente Smacchi (Pd) e da Stufara (Prc), con i quali si modifica la legge attualmente in vigore: si riconferma innanzitutto il turno unico, si sceglie il collegio unico regionale e si stabilisce che nelle liste le donne potranno essere al massimo il 60% dei candidati. I lavori continueranno a tappe forzate: lunedì, martedì e mercoledì della prossima settimana infatti la commissione tornerà a riunirsi.

Caccia al candidato In questo quadro il centrodestra umbro è a caccia di un possibile candidato. Dentro Forza Italia uno dei possibili candidati rimane Nevi e giovedì una delegazione umbra sarà a Roma per ascoltare cos’ha da dire Silvio Berlusconi sul tema regionali, mentre dall’Alto Tevere mercoledì è spuntata l’ipotesi Cesare Sassolini, uomo vicino alla coordinatrice regionale di FI Catia Polidori, anch’essa altotiberina. Il tutto tenendo a mente che ormai un accordo unitario intorno a Claudio Ricci sembra altamente improbabile. A riprova di ciò c’è quanto successo mercoledì, quando il sindaco di Assisi Claudio Ricci ha deciso di rivolgersi alla procura della Repubblica segnalando i manifesti (in questi giorni sui muri di alcuni comuni umbri, Perugia compresa) in cui campeggia una foto che lo ritrae vicino all’ex sindaco di Perugia Wladimiro Boccali e la scritta «È affidabile secondo voi?».

Ricci in procura L’allusione è all’appoggio dato all’ora candidato sindaco, mentre Ricci parla di una foto «strettamente istituzionale» riferita alla presentazione di un progetto di PerugiAssisi 2019. Il sindaco chiede «opportune e doverose verifiche» e sospetta, pur non scrivendolo nel comunicato, che dietro la firma «comitato di cittadini» apposta sui manifesti in realtà ci sia la ‘manina’ dei suoi ex compagni di partito.

Twitter @DanieleBovi

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