Dal collegio unico al premio di maggioranza, dalla soglia di sbarramento al turno unico fino ai tempi dell’iter della riforma e al numero di firme necessarie, sono molti i punti della proposta di legge elettorale targata Pd finiti al centro degli interventi di coloro che, lunedì a palazzo Cesaroni, hanno partecipato all’audizione convocata dalla commissione Statuto proprio per discutere il ddl. Insomma, il progetto per una legge «condivisa, rappresentativa dei territori e pienamente democratica» è ancora in alto mare. Al microfono si sono succeduti Leopoldo Di Girolamo, sindaco di Terni, Michele Guaitini dei Radicali perugini per il Comitato umbro per la democrazia, Giuliano Granocchia di Sel, Mauro Volpi per L’Altra Europa con Tsipras, Amato John De Paulis (Alternativa riformista) e i rappresentanti di Progetto per i territori.
No collegio unico Di Girolamo ha ribadito la contrarietà al collegio unico «perché riduce la capacità di rappresentanza dei territori più deboli, a causa anche della riduzione del numero dei consiglieri e con la doppia preferenza genere, favorendo di fatto intese su territori più grandi». Secondo Guaitini, che ha criticato l’assenza del parere scritto dai costituzionalisti interpellati, innanzitutto va affrontata «la questione dei rilievi di incostituzionalità posti dagli esperti sulla proposta di legge in discussione». «Le proposte del Pd e anche del centrodestra – ha aggiunto – sembrano mirate a salvaguardare esclusivamente gli interessi di parte. Sarebbe opportuno che l’elettore potesse esprimere un voto disgiunto. Deve essere realmente rispettata la volontà degli elettori, evitando un premio di maggioranza che vada a comprometterla».
Granocchia e Volpi Da parte sua invece Granocchia ha sottolineato l’esigenza di dare vita a più collegi e ha giudicato «sbagliato cercare di arrivare a una nuova legge modificando soltanto la vecchia, solo per non incorrere in problemi di incostituzionalità senza essere tra l’altro certi che questi possano essere effettivamente superati». Per Sinistra e libertà poi serve attenzione nel determinare il premio di maggioranza e una riflessione su un possibile doppio turno. Quanto a Volpi, professore di Diritto costituzionale che potrebbe essere il candidato presidente de L’Altra Europa, prima di tutto «c’è forte perplessità per il ritardo con cui si arriverà all’approvazione della nuova normativa». «Discutibile – ha aggiunto – la scelta di utilizzare il metodo dei maxi emendamenti per evitare nuova legge che poteva essere esposta a problemi incostituzionalità, questione suggerita verbalmente da alcuni esperti, tra cui D’Alimonte che è sociologo e non costituzionalista».
Idea Gubbio In questo quadro così si fa strada la proposta di legge approvata a Gubbio e depositata da Progetto per i territori, che vorrebbe assegnare metà seggi nei collegi elettorali e gli altri con il proporzionale. Una proposta giudicata ammissibile dai tecnici di palazzo Cesaroni e che martedì sarà esposta nella nuova seduta della commissione Statuto, che si riunirà anche mercoledì. Il ddl prevede premio di maggioranza alla soglia del 37% sino alla concorrenza di undici consiglieri e secondo turno se nessuna lista o coalizione lo raggiunge, istituzione di dieci collegi uninominali nei quali il 50% dei consiglieri è eletto con il sistema uninominale e l’altra metà con il proporzionale in un collegio regionale unico, soglia di firme da raccogliere per partecipare come liste compresa tra 1.500 e 2.000, 50% dei candidati donna e candidato presidente eletto soltanto se si candida nella quota proporzionale e prende più voti degli altri candidati consiglieri.
Coinvolgere territori «Serve coinvolgere i territori – è stato detto – anche marginali, garantendogli una adeguata rappresentanza all’interno di una Assemblea legislativa che altrimenti rischia di contare solo su consiglieri eletti a Perugia e Terni, a danno della democrazia e della partecipazione al voto dei cittadini, i due terzi circa degli umbri, che non risiedono nelle due città capoluogo». Da ultimo De Paulis, che potrebbe essere uno dei candidati di Alternativa riformista, ha definito «Grave che la legge elettorale non sia ancora stata approvata e che ad ogni turno elettorale debbano essere cambiate le regole. Serve una norma che possa valere anche per il futuro, che non preveda un premio di maggioranza, che garantisca un ampio diritto di voto anche riducendo il numero delle firme da raccogliere. Tutto questo ricordando che l’Europa invita a non modificare la legge elettorale nei mesi che precedono il voto».
