Presentata lunedì a palazzo Cesaroni la campagna per i quattro referendum su lavoro e lotta ai privilegi che vedrà impegnati Italia dei Valori, Rifondazione Comunista, Sinistra e libertà, Comunisti italiani, Verdi oltre a diversi organismi della Cgil, dalla Fiom, alla Funzione pubblica, alla «Cgil che vogliamo» e ancora le associazioni Articolo 21, Gruppo Alba, ma l’elenco è destinato ad ampliarsi. Il primo dei referendum intende ripristinare l’articolo 18, alla luce di quelli che sono stati definiti «fallimentari risultati conseguiti dopo la sua soppressione». Ancora firme per abolire l’articolo 8, secondo i promotori un grimaldello utilizzato per minare i fondamenti del contratto nazionale di lavoro.
Gli altri quesiti Gli altri due quesiti, ai quali concorrono tutte le forze del Comitato referendario costituitosi lunedì, chiedono il sostegno dei cittadini per abolire il finanziamento pubblico ai partiti e la diaria ai parlamentari, provvedimenti «non più rinviabili – è stato detto – dopo le sconcertanti vicende di malcostume politico registrate ultimamente». Per ogni quesito, dicono i promotori, vanno raggiunte nella sola Umbria 20 mila firme, un traguardo non impossibile ma impegnativo. Da sabato 13, dunque, saranno aperti i banchetti per sottoscrivere l’iniziativa, che si concluderà l’11 gennaio 2013. Alla conferenza hanno partecipato Paolo Brutti, (Idv), Luciano Della Vecchia (Prc), Luigi Bori (Sel), Cesare Megha (Pdci), Bucarini (Cgil che vogliamo), Gilberto Policarpi (Cgil Funzione pubblica), Andrea D’Apunzo (Gruppo Alba).

