Katia Bellillo

di Daniele Bovi

Prosegue con Katia Bellillo, sostenuta dalla lista «Perugia Città in Comune», la serie di interviste ai candidati sindaco in vista del voto del 26 maggio.

Ritiene possano esserci margini per tagliare tasse e tariffe? Se sì, in quale misura?

«Sì, però tasse e le tariffe vanno abbassate non in maniera lineare, ma dando la priorità ai redditi bassi. A Perugia l’addizionale comunale Irpef è dello 0,8 per cento per tutti. Ciò significa che si tassano allo stesso modo i ricchi e i poveri. In base a questo principio, il precario della scuola o la badante contribuiscono nella stessa misura del proprietario di decine di appartamenti. L’introduzione di scaglioni differenziati per l’aliquota dell’addizionale comunale Irpef è un primo passo. Per capirci, stiamo parlando di un’entrata che rappresenta il 10 per cento del totale del bilancio comunale. La misura peserebbe poco sulle casse municipali, e verrebbe bilanciata dall’operazione di revisione della spesa che è una delle prime cose da fare».

La sicurezza, anche quella percepita, è uno dei problemi più sentiti dai cittadini: coi mezzi che avrà a disposizione come sindaco, cosa intende concretamente fare?

«I reati a Perugia sono in calo da anni, non lo diciamo noi ma l’Istat, nonostante i professionisti della paura, alcuni dei quali peraltro al governo della città, continuino a soffiare sulle paure delle persone più vulnerabili. La sicurezza, dal punto di vista “militare”, è in capo a prefetto e questore, coi quali naturalmente un’amministrazione deve avere un’interlocuzione continua e proficua, ma i ruoli non vanno confusi. Un’amministrazione però può fare molto per elevare il senso di sicurezza delle persone. Noi puntiamo a una città viva, vissuta, vivibile, passeggiata, gaia, non ansiogena. In cui le persone si riapproprino delle loro strade e delle loro piazze anche attraverso la partecipazione diretta alla programmazione e organizzazione delle cose da fare e alla riprogettazione degli spazi. Puntiamo alla riqualificazione e al riuso sociale dei tanti luoghi pubblici e privati lasciati al degrado per farne luoghi di vita e di incontro piuttosto che dei monumenti al grigiore. Se nelle strade si riversano vita, cultura, iniziative in maniera innovativa; se tutti e tutte sono messi in grado di vivere i rispettivi quartieri, il senso di sicurezza aumenta in maniera naturale. Un allarme sicurezza in verità c’è, e noi ce ne faremo carico attraverso quel dialogo e quell’interlocuzione con le forze dell’ordine di cui dicevo, e non solo: è quello relativo all’infiltrazione della criminalità organizzata in questa città di cui ci parlano i dossier nazionali. Si tratta di un problema subdolo, che si insinua come un cancro e diventa visibile solo nel momento in cui i danni si sono prodotti. Ma di questo i professionisti della paura non parlano mai».

Perugia è uno dei comuni più grandi d’Italia e spesso ci si concentra solo sul centro storico: cosa intende fare per le frazioni? Come aumentare il livello di partecipazione della cittadinanza?

«Prevediamo delle consulte territoriali. Niente a che vedere con le vecchie circoscrizioni. Pensiamo a degli organismi snelli che facciano leva sulla vivacità di associazioni e gruppi informali attivi nei quartieri, nelle strade, nelle piazze, nelle frazioni appunto. E li pensiamo non come organismi consultivi, ma come soggetti di sviluppo della vita sociale, anche attraverso la messa a disposizione di spazi comunali e la progettazione di eventi e riutilizzo degli spazi stessi».

Le due Università sono tra i più importanti ‘motori’ cittadini: quali progetti porterebbe avanti insieme a loro come sindaco?

«Sono due i cardini per portare le università nel sistema-città. Il primo è utilizzare le competenze dei due atenei per la vita amministrativa. Noi abbiamo intenzione di fare una grande opera di revisione della spesa per evitare sprechi e liberare risorse, e di varare una task force che porti a una riconversione complessiva della mobilità in città. In entrambi i casi andremo a pescare negli atenei le competenze necessarie. L’altro versante è quello della città vivibile di cui si parlava prima. Noi pensiamo a fare delle piazze e delle vie di Perugia luoghi pulsanti in cui portare incontri con autori, musica, proiezioni di film, teatro e quant’altro serva a dare un senso ai luoghi che non sia solo quello del passaggio delle auto o dell’acquisto di merci. Puntiamo a portare la cultura nelle strade per abbellirle. In questo senso, tanto le competenze dei docenti quanto la vivacità degli studenti in fase operativa saranno preziose per raggiungere l’obiettivo».

Da pochi giorni è stato modificato l’assetto della Ztl, che permette a tutti di arrivare in piazza Italia 24 ore su 24: è un provvedimento che la convince? Lo modificherebbe?

«Guardi, non solo sulla ztl, ma sulla mobilità in generale è tutto da rifare. Ed è un problema serio, perché la mobilità è legata allo sviluppo di Perugia degli ultimi vent’anni, che è stato appaltato a cementieri e costruttori che hanno edificato ovunque, divorando ambiente, desertificando il centro e contribuendo alla realizzazione di quella che gli urbanisti chiamano città diffusa in cui è difficile incentivare l’uso del mezzo pubblico e favorire una città vissuta autenticamente dalle persone che la camminano. Di sicuro, vanno abbassate le tariffe del trasporto pubblico. Per il resto, occorre pensare a una città letteralmente riconvertita: in cui sostenibilità e vivibilità siano i punti cardinali per muoversi, non slogan elettorali. Per questo la prima cosa da fare è varare la task force di cui le dicevo. Una task force multidisciplinare, composta di urbanisti, architetti, esperti di mobilità, sociologi. Perché la città è un sistema, e va rivista tenendo conto di ognuno dei tanti aspetti che la compongono e che interagiscono tra loro».

Quali sono i suoi piani per il centro storico e per i suoi tanti spazi vuoti?

«Sui mali del centro storico, le ho in parte detto a proposito dell’appalto ventennale che è stato fatto della città ai poteri forti, cementieri e costruttori, che ne hanno ridisegnato perfino il paesaggio. Il centro storico, esattamente come la mobilità, va ripensato all’interno del sistema-città, perché se tu costruisci centri commerciali ovunque non puoi poi lamentarti della desertificazione del centro. Per quanto riguarda gli spazi vuoti, non solo del centro, una delle prime delibere che intendo fare è relativa al riuso sociale immediato dei tanti spazi pubblici lasciati al degrado».

Quali sono i suoi piani concreti per la mobilità? Porterebbe avanti il progetto del Metrobus avviato dalla giunta?

«Come le ho già detto, la mobilità non può essere vista a spezzoni, e il metrobus è uno di questi. Operare sulla città a spezzoni, spesso seguendo interessi che non sono quelli della maggioranza delle persone, è quello che è stato fino a oggi, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Occorre prendere di petto il problema e affrontarlo con una vera e propria task force multidisciplinare».

Come intende intervenire sul funzionamento della macchina burocratica comunale?

«Va applicato il principio della decertificazione, secondo cui le amministrazione pubbliche e i gestori di servizi pubblici non possono richiedere certificati contenenti informazioni già in possesso di un’altra amministrazione: è legge dello stato, ma molto funzionari fanno fatica ad applicarla. E, insieme alla revisione della spesa cui ho accennato, va rivista di concerto anche l’organizzazone della macchina comunale, in cui si annidano ancora sprechi del tutto evitabili».

Quali sono i provvedimenti concreti per rendere Perugia, nella sua interezza, uno spazio più ‘accogliente’ per le imprese e per aiutare il mondo del commercio?

«Per quanto riguarda la città accogliente ho già detto. Per il commercio, e più in generale per l’impresa, noi abbiamo in programma degli incentivi ad hoc per chi avvia imprese piccole e micro ad alto contenuto eco-sociale: ristorazione, ricettività, start up ad alto contenuto innovativo e tecnologico. Pensiamo a importanti sgravi fiscali e tariffari per i primi anni di attività in modo di contribuire così a creare un eco-sistema cittadino vivibile e rispettoso dei tempi e della qualità della vita delle persone e della storia della città».

Twitter @DanieleBovi

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