Berlusconi accolto dalle bandiere al vento (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Quando Silvio Berlusconi decise di scendere in campo «per salvare l’Italia dai comunisti», alcuni di quelli che lunedì, nelle prime file, sventolano le bandiere dei giovani di Forza Italia, probabilmente non erano neppure nati. «Il presidente però per noi è un punto di riferimento», spiega un ragazzo e lui, insieme alle altre, è una di quelle facce giovani che Berlusconi vuole nelle prime file del teatro Lyrick dove lunedì un migliaio di persone ha accolto l’ex premier. Nel blocco più dietro ci sono i candidati consiglieri, molti dei quali con le maglie azzurre di Forza Italia, e i dirigenti locali; in molti chiedono alla gente che si accalca di fronte a loro di mettersi seduta, ché la vista del leader è preclusa e che lui, Silvio, se rimangono in piedi non li vede. Gli imprevisti di stare, per una volta, nelle seconde file.

Arriva Annunciato per le 17 e poi per le 18, l’ex premier arriva pochi minuti prima delle 19 accompagnato dalle sue amazzoni, ovvero la fidanzata Francesca Pascale e la senatrice Maria Rosaria Rossi. Alle transenne si accalcano decine di persone tra giornalisti, curiosi e fan. Berlusconi passa, stringe le mani, si ferma per qualche breve battuta. Un padre ha tra le mani una letterina, scritta dai propri figli e diretta all’ex premier. Prova ad allungare le mani ma niente, Silvio entra nel Lyrick. «Che c’è scritto? Non glielo dico» risponde il padre al cronista curioso. Una signora percorre tutte le transenne maledicendo i giornalisti che gli impediscono di prendere la mano di Berlusconi, un altro lo insegue con una piccola fotocamera. Non manca chi chiede un maggior interesse per il Milan.

L’INTERVENTO DI RICCI E BERLUSCONI

Il popolo di Silvio Carmela è calabrese ma da 20 anni vive in Umbria, a Perugia. «Che mi aspetto il 31 maggio? Il cambiamento, un cambiamento enorme. Sono 70 anni che la sinistra fa danni da queste parti, ora c’è bisogno di qualcuno che provi a riparare i danni». Il cambiamento è un concetto sul quale in molti battono tra una foto col cellulare per ingannare il tempo e la voglia di non pensare al possibile sorpasso della Lega: «Salvini? Non mi preoccupa» risponde una signora, «da sempre un’ammiratrice di Berlusconi. Il 31 vogliamo il cambiamento e la vittoria». In sala c’è anche il noto pittore e scenografo Lorenzo Fonda (istriano dagli anni ’60 stabilitosi a Perugia), sotto il cui cappello c’è più pessimismo: «Creare aspettative – dice – è inutile. La Lega no, non mi preoccupa, è un movimento che nasce dalla reazione, ma finita quella serve la fase propositiva».

VIDEO: IL DISCORSO DI BERLUSCONI

Lo spettacolo Berlusconi lui lo conobbe la prima volta una decina d’anni fa durante una mostra allestita ad Algeri, all’ambasciata italiana: «Io gli spiegavo i quadri – racconta – lui tutti i tipi di piante e fiori che vedeva». Uno dei problemi più importanti che la destra ha, per lui, «è quello della cultura. Quando il centrodestra ne capirà l’importanza avrà qualche chance in più di vittoria». Questo popolo che spera nel cambiamento per lunghi tratti assiste a uno spettacolo replicato mille volte. Molta parte del discorso di Berlusconi è infatti occupato dal racconto della discesa in campo, della rivoluzione liberale mancata, dei «giornaloni tutti contro», dei comunisti, dei piccoli partiti «che pensano ai loro interessi», dei giudici. Insomma, il repertorio di mille battaglie ed è per questo che in questo lungo tratto l’intervento è parso stanco.

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Strepitoso Eppure l’effetto di questa ennesima replica sulle persone è come rassicurante, caldo e accogliente come un posto che si conosce bene: «Strepitoso, come sempre» commenta un signore. Nel repertorio non mancano le battute sulle donne («Ricci dà il numero a tutti, io solo alle ragazze») che rientrano in una strategia comunicativa ormai rodata: scherzare sui guai passati come per disinnescarli, per ridurli a poca cosa e comunicare a chi ascolta «vedete, se ci scherzo su io può mai essere qualcosa di serio?». Di fronte a questo popolo Berlusconi alla fine parla finalmente del futuro. Nel 2018, «quando probabilmente si tornerà a votare», l’ex premier avrà 81 anni. Servirà un nuovo leader e un nuovo contenitore.

SALVINI A TERNI

La crociata Di sicuro lui la sua parte la farà: «Io – ha detto – sento un insopprimibile desiderio di fare qualcosa per gli italiani. Girerò per tutte le province italiane, farò l’ispiratore e ‘l’istigatore’. Lancerò ai moderati una mobilitazione e una crociata: bisogna trasformare la maggioranza numerica dei moderati in una maggioranza consapevole per riconquistare libertà e benessere. Penso a un grande movimento, a un grande contenitore sul modello dei repubblicani americani». Quanto al leader, «ancora non c’è ma verrà fuori». Di fronte ci sono due anni e mezzo.

Twitter @DanieleBovi

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