di Daniele Bovi
Il bollettino meteo prevede tempesta, per guidare la nave ci vuole mano ferma e la rotta è solo parzialmente tracciata. Nel corso dell’attesa riunione di maggioranza di lunedì pomeriggio, la presidente Catiuscia Marini ha messo tutto il centrosinistra intorno a un tavolo e ha fatto capire che con la manovra Monti le cose per la piccola Umbria si complicano. La coperta è sempre più corta e così si rischia di andare in difficoltà, ad esempio, su capitoli ai quali il centrosinistra umbro tiene storicamente in particolar modo, ossia sostegno alla non autosufficienza e ai redditi più bassi. E allora ecco spuntare l’idea messa sul tavolo dal Prc: alzare l’addizionale regionale Irpef per i redditi più alti, ossia quelli sopra i 70 mila euro.
L’idea Il governo Monti con il suo decreto legge ora in discussione ha portato l’aliquota base dallo 0,9% all’1,23%, mentre la Regione ha deciso di non gravare ulteriormente sulle tasche degli umbri non utilizzando la leva fiscale. Lo scopo di un’eventuale innalzamento dell’Irpef per i redditi più alti non è però quello di fare indistintamente cassa: i soldi recuperati da un ritocco all’insù andrebbero a finanziare capitoli come la non autosufficienza e il sostegno ai redditi più bassi. Le cifre, va detto, non sarebbero astronomiche: in Umbria, secondo le dichiarazioni dei redditi del 2010 su anno d’imposta 2009, a dichiarare tra i 70 e i 100 mila euro sono state «appena» 8.549 persone. Oltre i centomila 4.430.
Bisogna fare i conti Nel Pd la proposta non dispiace, anche se la presidente sarebbe tutt’altro che entusiasta. C’è infatti chi sostiene che andrebbero colpiti duramente gli evasori che dichiarano 20 mila euro l’anno ma ora è il momento di fare le cose celermente e di dare un segnale. Come un mantra infatti, non ultimi i sindacati nel corso dei presidi di lunedì a Perugia e Terni, sono tantissimi i soggetti che parlano di una manovra tutt’alto che equa. Ecco allora che così, con un ritocco all’insù dell’Irpef per i redditi più alti e allo scopo di sostenere i più deboli, si trasmetterebbe all’esterno un segnale importante. All’Idv la proposta piace, così come piacerebbe anche un tetto massimo per gli stipendi di direttori regionali e manager delle società pubbliche e l’azzeramento dei vitalizi per i consiglieri. Le fila alla fine le tira il segretario pd Lamberto Bottini: in tempi stretti gli uffici tecnici faranno delle simulazioni per capire l’entità del gettito e quindi, in subordine, se il gioco vale la candela. Sarebbe inutile infatti, come fa notare qualcuno, raggranellare risorse troppo scarse rispetto alle vere necessità dei settori da finanziare.
L’ingorgo istituzionale Nel corso della riunione è stata poi ribadita la necessità di accelerare sul fronte della razionalizzazione del settore sanitario con la riorganizzazione e il taglio di Asl, aziende ospedaliere e dipartimenti. Provvedimenti necessari anche alla luce dei nuovi tagli che colpiranno il settore. Preoccupazione c’è anche per il trasporto pubblico locale, con nubi nere all’orizzonte per quanto riguarda il finanziamento del settore. Grattacapi seri li pone poi il decreto legge nella parte in cui prevede lo svuotamento delle Province: i testi unici che dovrebbero riorganizzare molti importanti settori ad esempio fino ad oggi erano stati immaginati con le Province vive e vegete. Ora che si fa? Il rischio dell’ingorgo istituzionale è serio, aggravato dalla ristrettezza dei tempi imposti dal decreto.

