di Dan. Bo.
In gergo li chiamano «contributi silenti» perché chi li versa nella Gestione separata dell’Inps non ha neanche diritto di parola. I più colpiti sono i giovani, i precari, i parasubordinati o tutti coloro che esercitano professioni non regolate da ordine professionali. Tutte persone che versano i propri contributi all’Inps a fondo perduto: se non si raggiunge il minimo richiesto dalla legge per maturare la pensione infatti, quei contributi verranno usati per pagare le pensioni di altri, senza avere il diritto ad averne una propria. Contro questo stato di cose e allo scopo di chiedere che venga calendarizzata entro il 2011 la loro proposta di legge, i Radicali perugini, come i loro «colleghi» in altre 50 città italiane, hanno protestato venerdì mattina sotto le sedi provinciali dell’Inps sparse per il Paese per la «Prima giornata nazionale dei silenti».
L’appello L’appello promosso da Radicali Italiani e dall’Ancot (Associazione nazionale consulenti tributari) intende informare i cittadini sul fatto che la Gestione separata dell’Inps ogni anno incassa 8 miliardi di euro di contributi, ma eroga solo 300 milioni di euro di prestazioni. «Quindi – spiegano i Radicali perugini -, lo Stato italiano è un Robin Hood alla rovescia: toglie a chi sta peggio per dare a chi sta meglio».
Chiaramello: subito la nostra legge «Ciò che noi chiediamo è o la pensione o la restituzione di tali contributi silenti» dice Liliana Chiaramello, segretaria di RadicaliPerugia.org. «Gran parte di questi contributi – spiega sempre la Chiaramello – vengono versati a fondo perduto: se non si raggiunge il minimo richiesto dalla legge per maturare la pensione (il che accade sempre più spesso, dati i lunghi periodi di disoccupazione o lavoro nero), quei contributi vengono usati per pagare le pensioni di altri, ma non danno diritto ad averne una propria. E anche quando si matura il minimo di contribuzione richiesto, la pensione ottenuta non supera le poche centinaia di euro dell’assegno sociale».


Bisognerebbe affrontare il problema perchè agli stranieri che lavorano in Italia, al momento che ritornano in Patria, i contributi versati vengono restituiti. Il che sembra ingiusto verso i lavoratori italiani
Bisognerebbe affrontare il problema perchè agli stranieri che lavorano in Italia, al momento che ritornano in Patria, i contributi versati vengono restituiti. Il che sembra ingiusto verso i lavoratori italiani