«Non ho mai conosciuto né avuto alcun rapporto diretto o indiretto con Hannoun e chi ha provato a fare fotomontaggi – giustamente nelle mani dei legali della sindaca Silvia Salis – ha provato a strumentalizzare e piegare un movimento la cui dignità politica e morale non verrà cancellata da nessuna di queste strumentalizzazioni». Con queste parole la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, ha risposto lunedì in un partecipato Consiglio comunale alle interrogazioni presentate dall’opposizione sulla sua partecipazione a manifestazioni pubbliche nelle quali era presente Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun, figura finita successivamente al centro di un’indagine giudiziaria per presunti legami con il finanziamento di Hamas.
L’interrogazione Il primo atto ispettivo ha riguardato la presenza della sindaca a Genova il 17 settembre scorso. L’opposizione ha ricordato che una determina dirigenziale aveva autorizzato la partecipazione di Ferdinandi a due appuntamenti istituzionali, l’assemblea dei sindaci di Anci Liguria e l’inaugurazione del Salone nautico internazionale. Nella stessa giornata si era svolta anche una manifestazione pubblica organizzata da Musica for Peace, ricondotta all’area pro-palestinese e non promossa da istituzioni, alla quale la sindaca aveva preso parte. Alla manifestazione era presente anche Hannoun, la cui figura, secondo i consiglieri, imponeva oggi un chiarimento politico esplicito, alla luce delle indagini emerse in seguito. Da qui le domande sulla consapevolezza della sua presenza, sull’eventuale presa di distanza e sulla natura, personale o politica, della partecipazione.
La sindaca Nella risposta, Ferdinandi ha rivendicato la scelta di affrontare quanto prima il tema in aula, definendo il Consiglio comunale il luogo corretto del confronto. Ha parlato di un’azione politica fondata sull’idea che l’impegno pubblico debba essere «prima di tutto un atto di verità » e ha criticato quella che ha definito una campagna mediatica volta a piegare un’indagine giudiziaria a fini politici. Ha sostenuto di essere stata a Genova come membro della direzione nazionale Anci, di aver partecipato alla manifestazione nell’esercizio di un diritto costituzionale e senza alcuna sovrapposizione con il ruolo istituzionale, sottolineando l’assenza di simboli ufficiali. Secondo la sindaca, «mettere in discussione la partecipazione personale di un individuo a una manifestazione libera, pacifica e autorizzata significa mettere in discussione i principi stessi dello stato di diritto».
La manifestazione Il secondo fronte aperto dall’opposizione ha riguardato una manifestazione svoltasi a Perugia il 27 settembre scorso sul conflitto israelo-palestinese, con la presenza annunciata e confermata di Hannoun. All’iniziativa avevano partecipato, oltre alla sindaca, anche il capo di gabinetto e alcuni consiglieri di maggioranza. L’opposizione ha chiesto chiarimenti su chi avesse invitato Hannoun, sulla consapevolezza del suo ruolo politico e sulle intenzioni dell’amministrazione dopo l’arresto avvenuto il 27 dicembre nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova. È stata inoltre sollecitata una presa di distanza esplicita e un quadro trasparente dei rapporti tra il Comune e le associazioni promotrici.
La risposta Anche su questo punto Ferdinandi ha respinto le accuse, affermando che l’impegno dell’amministrazione a favore dei diritti del popolo palestinese è sempre stato chiaro e formalizzato, ribadendo che «essere a sostegno del popolo palestinese non significa essere a sostegno del terrorismo». Ha richiamato il principio dei «due popoli, due Stati» e ha respinto ogni accusa di antisemitismo o di ostilità verso Israele. La sindaca ha invocato il garantismo e la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, criticando quello che ha definito un uso politico e selettivo di questi principi. Ha inoltre definito «inaccettabile», perché «piena di presupposti falsi e non verificati», l’interrogazione nella parte in cui ipotizzava un coinvolgimento diretto del Comune nell’organizzazione della manifestazione, precisando che l’ente non era promotore né autorizzatore dell’evento e che le competenze sull’ordine pubblico spettano alla questura: «Se quest’ultima – ha detto – non ha evidenziato nel mese di settembre profili di criticità , evidentemente questi non erano presenti; se tuttavia l’opposizione perugina era a conoscenza di fatti particolari, li avrebbero comunque potuti segnalare, come invece non ha fatto». Nel complesso, per Ferdinandi si è trattato di «interrogazioni con impianti abbastanza traballanti, ai limiti della calunnia».
Lo scontro Secondo la minoranza, però, la questione centrale sarebbe rimasta senza risposta: una presa di distanza politica esplicita da Hannoun e dalle posizioni a lui riconducibili. L’opposizione ha contestato quella che definisce una sequenza di argomentazioni laterali e ha sottolineato l’assenza di una condanna rispetto agli attacchi rivolti da Hannoun alle istituzioni della Repubblica nel corso delle manifestazioni. Per le opposizioni «su temi come il terrorismo, l’ambiguità non è neutralità ». Per il gruppo consiliare del Pd nel complesso il Consiglio è stato teatro di una «operazione maldestra dell’opposizione volta a screditare la sindaca Vittoria Ferdinandi e il lavoro della maggioranza: si è assistito a forzature e mistificazioni di scarso contenuto politico e al limite del credibile». I dem parlano di strumentalizzazioni a fini di propaganda e del fatto che «sostenere il popolo palestinese non significa appoggiare il terrorismo e che manifestare per la pace è un diritto democratico sancito dalla nostra Costituzione, che ripudia la guerra». Difendere valori come pace, giustizia, diritti umani e autodeterminazione dei popoli «non è propaganda: è concreta responsabilità democratica».
