Gualtieri con Burelli

di Lorenzo Pulcioni

A pochi giorni dal decreto terremoto varato dal governo che proroga lo stato di emergenza per velocizzare la ricostruzione delle zone colpite dal sisma, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha incontrato l’ad di Ast, Massimiliano Burelli, e i sindacati a margine dell’incontro elettorale in vista del voto del 27 ottobre.

Decreto terremoto «Credo che ci sia sempre più la propensione a votare con la testa e per il futuro. Per questo ci sarà una forte rimonta e credo che Bianconi possa vincere» ha detto il ministro ai giornalisti prima di entrare in sala. Sul decreto terremoto Gualtieri ha spiegato che si tratta di un decreto «che vuole dare una svolta importante ed un segnale concreto di impegno per i terremotati attraverso la proroga dello stato di emergenza, busta pesante, semplificazione con anticipazioni per la ricostruzione».

L’incontro con Ast Arrivato all’Hotel Valentino intorno alle 16, il ministro Gualtieri ha incontrato nella Sala Rouge l’ad di Ast Massimiliano Burelli poco prima di entrare in sala per l’incontro elettorale introdotto dall’intervento di Fabio Paparelli. Incontro al termine del quale Gualtieri riceverà anche le delegazioni sindacali in rappresentanza dei lavoratori. «Il governo segue con grande attenzione la vicenda, sono fiducioso perchè una grande potenza industriale come l’Italia deve avere un’industria di base e un’eccellenza come Ast sono fondamentali per lo sviluppo del paese. Il governo ci crede».

Sviluppo e coesione sociale «Chi taglia gli investimenti pubblici non va da nessuna parte» dice il ministro Gualtieri alla platea chiamando la manovra del governo ‘Green new deal’ parole che evocano il futuro dell’Italia e dell’Europa. «Gli investimenti sono la leva per sviluppo e innovazione e la manovra italiana è dentro all’idea di sviluppo sostenibile dell’Europa». A chi parla di cambiamento e accusa la sinistra di aumentare le tasse Gualtieri risponde: “Aprendo i cassetti del Mef abbiamo trovato i frutti di un modello di governo fatto di demagogie, condoni e flat tax. E soprattutto abbiamo trovato 23 miliardi di tasse come risultato di politiche poco efficaci che siamo riusciti a disattivare. La nostra strada, invece, porta alla coesione sociale perchè non c’è sviluppo senza welfare e senza scuole pubbliche, pensioni e sanità universali. Il nostro modello fiscale equo e progressivo riduce le tasse su lavoro e produzione ma rilancia un modello di welfare pubblico. Questa è l’Europa, non certo quella della sanità privatizzata dove i costi sono persino peggiori. Puntiamo alla forza del paese, non alla pancia».

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