di Ivano Porfiri
«A Gualdo va ristabilita la legalità». Il sindaco uscente Roberto Morroni ha convocato una conferenza stampa a Perugia, insieme ai rappresentanti di tutte le forze di centrodestra, per rendere pubblico il ricorso alla magistratura contro l’elezione di un candidato sindaco, che poi sarebbe diventato l’attuale assessore all’Urbanistica. «Ermanno Rosi», precisa l’avvocato Claudio Cimato, che ha compilato i ricorsi, perché Morroni – pur spiegando nel dettaglio la vicenda – evita accuratamente di pronunciarne il nome. «E’ una questione di fair play istituzionale», afferma il legale.
La vicenda Come è possibile leggere nel ricorso presentato mercoledì per via telematica al tribunale civile di Perugia, Morroni insieme ai candidati consiglieri Fofi, Minelli, Sellani e Viventi chiedono la «nullità dell’elezione e della nomina di Rosi» sulla base della legge Severino (che stabilisce l’incandidabilità alle elezioni per coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione) poiché «ha riportato una sentenza di condanna alla pena di due anni di reclusione», passata in giudicato e quindi divenuta definitiva il 1 giugno 2010 per concorso in bancarotta fraudolenta per il periodo in cui era nella veste di membro del collegio sindacale della Gubbio ceramica spa. «Tale sentenza definitiva – si legge nel ricorso – determinava una posizione soggettiva di incandidabilità e/o ineleggibilità alla carica di sindaco e/o consigliere comunale per il sig. Rosi il quale, peraltro, non poteva nemmeno essere nominato assessore».
Ricorso anche al Tar «Quello che è accaduto – ha spiegato Morroni – pone una evidente questione di legalità che ci ha portato a questa azione popolare davanti al giudice ordinario, mentre parallelamente partirà un ricorso al Tar». Se al giudice civile si chiede, infatti, la revoca dell’elezione di Rosi, a quello amministrativo – come chiarisce l’avvocato Cimato – «l’annullamento del risultato elettorale in quanto Rosi al primo turno ha ottenuto un numero di voti (884) che risulta circa il doppio dello scarto con cui Presciutti ha battuto Morroni al ballottaggio inficiando dunque il risultato finale». Questo, secondo Morroni, anche se Rosi non si è apparentato ufficialmente con Presciutti «tuttavia lo ha palesemente appoggiato, tanto che è poi diventato membro della giunta».
«Un’altra situazione simile» La vicenda pone non pochi dubbi sull’iter che porta alla formazione delle liste elettorali, a partire dal vaglio delle liste da parte della Corte d’appello. «La cosa ancora più grave – rimarca l’avvocato Cimato – è stata però la proclamazione degli eletti da parte degli organi comunali. In quella fase, infatti, la posizione dell’eletto doveva essere controllata, tanto più che qualcuno aveva sollevato dei dubbi». E la storia, tra l’altro, non finisce con Rosi. «Ci risulta – ha detto Morroni – un’altra posizione che presenta una posizione potenzialmente simile ma che stiamo verificando. Se fosse così ci troveremmo davanti una situazione inquietante con un consiglio con grandi problemi. A nostro parere, quindi, le elezioni devono essere rifatte da capo».
Centrodestra con Morroni Con Morroni si schierano i vertici dei partiti di centrodestra provinciali. «E’ un fatto molto grave – afferma Marco Squarta di Fratelli d’Italia – in merito deciderà la magistratura ma politicamente è una situazione grave e quindi auspichiamo un ritorno alle urne al più presto». La consigliera regionale di Forza Italia, Fiammetta Modena, ha sottolineato come «quella di Morroni non è un’iniziativa velleitaria perché ha perso, ma una richiesta di legalità». Tesi sostenuta in pieno anche da Massimo Mantovani del Nuovo centrodestra.
