di Daniele Bovi
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Nessuna chiusura netta, totale, preconcetta. All’altro capo del telefono c’è Stefano Lucidi, spoletino e neo-senatore («portavoce» come gli eletti del M5s preferiscono farsi chiamare) di quel Movimento 5 stelle che in Umbria è il primo partito in 21 comuni raccogliendo il 27% alla Camera e il 25% al Senato. Senato che è il fulcro di ogni ipotesi di governo e intorno al quale costituzionalisti e politici di ogni partito si stanno arrovellando alla caccia di una possibile maggioranza. Pierluigi Bersani, venerdì in un’intervista a Repubblica, ha messo sul tavolo un pacchetto di proposte da offrire al Movimento per convincerlo a dare la fiducia ad un governo guidato dal leader pd: spostamento del «problema debito» nel medio periodo dando priorità a lavoro, legge anticorruzione e sul conflitto di interessi, dimezzamento del numero dei parlamentari, creazione di un ministero dello «Sviluppo sostenibile» e una nuova legge elettorale.
Bene comune Su questa offerta che il Pd fa al M5s da parte del neo-senatore spoletino non c’è un no a prescindere: «Premetto – spiega ad Umbria24 – che non ho letto l’intervista. Noi non ci siamo ancora riuniti e credo che lo faremo la prossima settimana. In quella sede vedremo quale strategia tenere. Di certo siamo coscienti della responsabilità che ci è stata affidata. Ne eravamo coscienti prima di partecipare a queste elezioni e ne siamo maggiormente coscienti ora». Non è un sì, ma non è neanche un no: «Una chiusura totale non c’è perché dobbiamo pensare al bene comune del Paese; il nostro non è un compito di totale opposizione». Al Senato il Pd potrebbe trasformare «l’uno vale uno» del M5s in «uno per uno», ovvero una sorta di opera di convincimento avvicinando ognuno dei 54 senatori grillini: «A me – dice sull’argomento – non mi ha cercato nessuno e non ho parlato con nessuno». Una posizione che pare più morbida rispetto a quella di Tiziana Ciprini, eletta alla Camera che sulla questione fiducia (a Montecitorio i grillini non sono decisivi visto che Pd e Sel hanno la maggioranza assoluta) in un post su Facebook riportato dalla pagina del M5s di Perugia spiega: «Andiamo avanti e che gli altri ci seguano».
Le ipotesi Al momento le ipotesi più ragionevoli sul tavolo sono tre: un governo, per dirla così, della «non sfiducia», uno di fiducia tecnica e, come avanzato anche in alcuni retroscena, la prosecuzione del governo Monti per il disbrigo degli affari correnti con un parlamento impegnato a riscrivere la legge elettorale. Nel primo caso il governo avrebbe la fiducia non della maggioranza dei senatori ma di quelli che partecipano al voto (i senatori M5s potrebbero uscire dall’aula perché l’astensione, al Senato, equivale a voto contrario), compresi i 20 sì dei montiani. La seconda riguarda un possibile voto favorevole del M5s su una piattaforma di pochi punti, magari quella che Bersani presenterà mercoledì alla direzione nazionale dove dovrà essere votata. Il «governissimo» col Pdl sembra essere osteggiato dalla maggior parte del Pd che lo considera un regalo a Grillo mentre quest’ultimo, per bocca del «guru» Casaleggio, venerdì in un’intervista al britannico The Guardian chiude a qualsiasi ipotesi di accordo: «Non daremo la fiducia a nessuno».
Grazie narnesi Tra le poche certezze c’è invece la quantità di voti raccolti anche in Umbria dal M5s. Ad esempio a Narni dove il Movimento, col suo 25,2%, è la seconda forza politica. In una nota i militanti narnesi ringraziano «i 3.090 cittadini che hanno scelto di votare per sé stessi». Una «forza» grazie alla quale «è sempre più concreto l’obiettivo di rendere Narni un Comune a 5 stelle». «Ci aspettano – scrivono in una nota – mesi di lavoro, dobbiamo vigilare e denunciare cosa non funziona sul nostro territorio, la presenza e la partecipazione di ognuno di noi è fondamentale. Il Movimento 5 Stelle Narni continua a riunirsi e a lavorare, i cittadini che vogliono far sentire la loro voce possono partecipare agli incontri o contattare il Movimento per non essere più sudditi contro un potere distante e ottuso ma cittadini, a 5 Stelle».
