Giuliano Giubilei (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi e Ivano Porfiri

Dopo la prima parte, dedicata ad alcuni punti programmatici come i consigli di quartiere, il dossier Collestrada, la viabilità e non solo, pubblichiamo la seconda parte del forum di Umbria24 con il candidato sindaco del centrosinistra Giuliano Giubilei.

Qual è la critica principale che fa nei confronti dell’attuale amministrazione comunale?

«La giunta può aver amministrato il quotidiano ma manca di una visione complessiva della città. Hanno ereditato tanti progetti non portati a termine: il Turreno è fermo, il bando che riguarda il Mercato coperto mi sembra debole, San Francesco non si sa quando aprirà e sull’ex carcere ci sono progetti discutibili in ballo. Noi vorremmo costruire una idea nuova di città, una Perugia che si riprende il suo posto di capitale dell’Umbria, in grado di rappresentare un modello per tanti altri. Questa è anche una città che non ha più una sua proposta culturale: c’è solo Perugia 1416, che ovviamente non demonizzo però non può esserci solo la rievocazione. Discorso a parte merita la Galleria nazionale dell’Umbria, per la quale il direttore Pierini ha fatto uno straordinario lavoro».

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Non c’è dubbio che la sua candidatura arrivi in un quadro politico avverso, dalla crisi dei partiti, soprattutto quelli di sinistra, alla serie di sconfitte elettorali: si sente un po’ come un soldato mandato allo sbaraglio che si gira e non vede nessuno?

«Sono conscio della perdita di appeal dei partiti ma intorno a me sento simpatia e partecipazione, un’empatia con quello che rappresento; la gente mi percepisce come una persona che viene da un altro mondo e che per amore della città ha accettato questa scommessa in un momento particolare. Da una parte registro che in modo quasi miracoloso quasi tutti i partiti del centrosinistra si sono schierati in modo unanime dalla mia parte, dall’altra che il Romizi del 2019, se vincesse, non sarebbe il “bravo ragazzo” del 2014; in caso lo farà vincere la Lega: la borghesia delle professioni, dell’associazionismo cattolico e l’elettorato moderato non lo considereranno un elemento contraddittorio?».

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Nella coalizione che lo sostiene l’elemento di maggior peso elettorale è il Pd, che peraltro sta vivendo un momento difficilissimo, mentre le altre sigle appaiono deboli: quanto la preoccupa questo quadro? Per competere realmente saranno centrali le o la lista che farà direttamente riferimento a lei.

«A parte il peso dei diversi partiti, e auspico che gli elettori di centrosinistra non disperdano il voto, punterò moltissimo su una o due liste con il mio nome e con dentro pezzi di società che non hanno a che fare coi partiti, persone che arrivano dalle professioni, artigiani, imprenditori, rappresentanti delle associazioni, dell’università, della cultura, della musica e dell’innovazione: sono queste le aree con cui voglio parlare. A loro chiedo: c’è la voglia di fare un passo avanti? Io mi rivolgo a tutte le categorie che hanno interesse a che la città esca dal torpore».

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Per quanto riguarda l’altro fronte, la composizione delle liste civiche di Romizi sembra a buon punto, le sue? Ci sono già delle figure? Quale sarà il nome della sua lista? C’è già un simbolo?

«Il simbolo lo avremo in questi giorni, i nomi li faremo più avanti. Stiamo mettendo in piedi una squadra fatta di persone con spessore, in grado di rappresentare una forza di attrazione nei confronti degli elettori. Il lavoro è impegnativo ma è a buon punto».

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Di sicuro è più facile coinvolgere la cosiddetta società civile quando il vento è in poppa o quando si sente odore di vittoria. Lei trova facilità a coinvolgere le persone o ritrosia?

«Riscontro che c’è molto interesse a capire cosa posso dare in più; è una sensazione che mi fa essere ottimista. La gente in questa fase guarda più alle persone che al colore politico, e riscontro interesse intorno al fatto che Perugia abbia bisogno di uno scatto e che l’esperienza che ho sia un valore aggiunto. Perugia va al centro del territorio, deve essere la capitale di questa regione e su questo c’è un riscontro totale. Tutti sentono che Perugia ha perso un ruolo, su questo non ci sono discussioni. Poi quando parlo di progetti che riguardano il traffico, la cultura, il rapporto tra Comune e Università, le persone li percepiscono come importanti. Dico un’ultima cosa riguardo al metodo: quando bisognerà prendere decisioni decisive per la città, ascolterò molto e coinvolgerò gli esperti».

2-fine

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