La sede del Consiglio regionale umbro

di Daniele Bovi

«Fuori la mafia dall’Umbria, basta Pd, basta rifiuti». Sono circa le 19 quando in consiglio regionale le opposizioni di centrodestra e del M5S sventolano cartelli con questa scritta, l’ultimo atto, prima del fischio finale della presidente dell’assemblea Donatella Porzi, che mette la parola fine a una giornata ad alta tensione a palazzo Cesaroni sul caso della commissione d’inchiesta voluta dalle opposizioni sul caso Gesenu e rifiuti. Ore di discussione in aula, spezzate da due sospensioni, alla fine delle quali il centrosinistra ha scelto di rinviare alla prossima seduta del 2 dicembre la votazione sull’istituzione dell’organismo. Una commissione alla quale si darà vita d’ufficio dato che, a norma di regolamento, a richiederla è stato più di un terzo dell’assemblea.

Giunta si dissocia Al consiglio però spetta di fissare i tempi dei lavori e i contenuti oggetto dell’inchiesta, e sono proprio questi ultimi nodi sui quali si è consumato lo scontro, sul quale la presidente Catiuscia Marini in aula ha usato toni netti: «La giunta – ha detto – condivide l’idea di una commissione dedicata, ma si dissocia dall’inserirsi in procedimenti che lo Stato affida alla magistratura e alle prefetture nell’ambito della normativa antimafia, pertanto gli assessori non parteciperanno a votazioni che contengano i punti 1, 2, 3 e 4 di cui lascio la eventuale responsabilità al resto del consiglio».

GESENU, DE PAOLIS NUOVO AMMINISTRATORE DELEGATO

I nodi I punti citati dalla presidente (in tutto nell’atto presentato dalle opposizioni sono dieci) riguardano in sostanza la verifica delle procedure degli affidamenti nei quattro Ati, le modalità di gestione dei rifiuti, approfondimenti sugli assetti societari, quantificazione di eventuali danni ambientali, valutare «se l’attuale sistema di programmazione e pianificazione della gestione dei rifiuti determini una particolare agibilità rispetto all’infiltrazione di attività criminose» e, da ultimo, verificare «l’esistenza di eventuali conflitti di interesse a carico dei gestori delle discariche e degli impianti di incenerimento rispetto ai soggetti affidatari dei servizi». Attività che possono andare a cozzare con quelle portate avanti da magistratura e prefettura, ed è per questo che Marini ha chiesto l’intervento degli uffici tecnici di palazzo Cesaroni.

Approfondimento Uffici che, in base alla risposta letta in aula da Donatella Porzi dopo la seconda sospensione di giornata (nella prima è stato tentato inutilmente di trovare una quadra tra maggioranza e opposizioni), hanno spiegato di non poter dare un parere su due piedi. I tecnici quindi hanno chiesto tempo per un «approfondimento tecnico-giuridico», motivo per cui Eros Brega (Pd) ha proposto di rinviare la votazione alla prossima seduta. Risultato, la proposta Brega passa con 12 sì e 8 no, ma sul campo rimangono le polemiche delle opposizioni, culminate con gli striscioni di cui si è parlato all’inizio.

Polemiche Se per il centrosinistra infatti «il perimetro d’azione va circoscritto» (Silvano Rometti, Psi) e «non vanno fatte strumentalizzazioni (Giacomo Leonelli, Pd), il centrodestra già nel tardo pomeriggio è partito all’arrembaggio. Il senatore Stefano Candiani, commissario della Lega Nord umbra, vede «in atto un tentativo di insabbiamento da parte del Pd», una voglia di «coprire le proprie responsabilità politiche nelle passate gestioni, impedendo ai cittadini di ottenere quella chiarezza che solo la magistratura pare interessata a fare». Riposti i cartelli in serata il portavoce dell’opposizione prende carta e penna per dire che «si vuole impedire libertà, informazione e trasparenza». «È palese – aggiunge – che si voglia nascondere e ostacolare la verità».

L’emendamento superato Superato, secondo l’opposizione, dal fatto che si vogliono cambiare le linee di azione della commissione, l’emendamento sul quale era stato trovato un accordo tra maggioranza e opposizioni, ovvero quello che fissava al 30 marzo il termine dei lavori (entro il 30 aprile la commissione avrebbe dovuto riferire all’aula) e fissava in sette (tre di opposizione e quattro di maggioranza) il numero dei componenti.

Twitter @DanieleBovi

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