Tajani, Comi, Gasparri, Gelmini, Toti e Fitto al Giò Jazz di Perugia

di Ivano Porfiri

Un rilancio che parte dai giovani e parte da Perugia. Forza Italia tenta di compattarsi intorno all’iniziativa lanciata da Antonio Tajani al Giò Jazz Hotel «L’Italia che vogliamo. L’Europa che vogliamo». Ma le voci della vigilia sono quelle di una guerra fredda interna tra la “vecchia guardia” e l’ondata rottamatrice lanciata da Berlusconi, che manda avanti i suoi nuovi delfini, a partire da Fiori. E c’è chi mastica amaro.

Verso le regionali La kermesse è anche l’occasione per il partito locale di cercare appoggi e sponde nazionali in vista delle regionali 2015. Presenti al Giò i big, dal deputato Pietro Laffranco alla coordinatrice Polidori ai consiglieri regionali Rocco Valentino e Raffaele Nevi. Proprio lui, indicato come papabile candidato presidente, si schermisce. «Sono fesserie per il momento – non c’è niente di deciso. Io ho semplicemente dato la mia disponibilità alla causa. Poi la decisione sarà presa a livello collegiale, a Roma, dopo le regionali in Calabria (del 12 ottobre, ndr)». Anche perché il centrodestra, prima del candidato, dovrà probabilmente definire i suoi confini, dato che non è un segreto che Ncd sostenga al momento la corsa di Claudio Ricci.

Fiori: «Sono lo strumento del cambiamento» Ma le preoccupazioni in FI, al momento, sono altre. Il personaggio più atteso a Perugia, forse, era quel Marcello Fiori, coordinatore nazionale club ‘Forza Silvio’, indicato come il nuovo “delfino” di Silvio Berlusconi, anzi addirittura strumento per rottamare i vecchi volti. «Non c’è nessuna ‘operazione Fiori’ – dice ai cronisti che lo pressano – c’è una operazione a far tornare Forza Italia a vincere le elezioni, se Fiori è lo strumento ben venga». Insomma, tutt’altro che una smentita. Del resto, sottolinea Fiori «quello di riaprire Forza Italia alla società civile è un progetto politico al quale il presidente Berlusconi crede da tempo» e «i club sono la porta principale di ingresso per chiunque voglia riavvicinarsi alla politica». Alla domanda esplicita se si ritenga la persona giusta per il ruolo, Fiori risponde: «Assolutamente sì, ce la dobbiamo fare perché io credo che questa sia l’ultima chiamata non per Forza Italia, ma per la politica».

I ‘vecchi’ masticano amaro Se per l’ex ministra Maria Stella Gelmini, «il messaggio di rinnovamento di Berlusconi su Forza Italia è stato distorto. Lavoriamo per il merito e la competenza, il nostro è un partito aperto ai giovani ma non abbiamo nulla da rottamare», un leader della ‘vecchia guardia’ come Raffaele Fitto mastica amaro: «Io non ho letto dichiarazioni in questo senso, ma se dovesse essere così sarebbe molto preoccupante». Per Fitto «la classe dirigente di un partito non la si selezione a un casting del Grande Fratello ma in un modo concreto e serio. Per me i valori di riferimento sono la capacità o la incapacità di un dirigente, il consenso o la mancanza di consenso, e penso che su questo si possa articolare la capacità di costruire una classe dirigente. Quindi tenderei ad escludere che quanto detto o scritto sui giornali possa corrispondere realmente al pensiero, se così fosse sarebbe molto grave». Fitto lancia anche l’allarme che FI si trasformi in un partito di «renzologi» capace solo di commentare le mosse del premier senza avanzare proposte.

Tajani smorza A smorzare i toni delle polemiche ci pensa il padrone di casa. «Dentro Forza Italia – dice Tajani – il clima è tutt’altro che da guerra fredda e anzi è un clima di pace, a me interessa soprattutto quello che diciamo ai cittadini, quali sono le proposte e qual è la nostra visione, come risolviamo i problemi che stanno a cuore alla gente. Non credo che la priorità dei cittadini italiani sia l’organigramma di qualsivoglia partito, sono le idee, le proposte e questa due giorni non è un dibattito organizzativo, è un dibattito sulle idee e sulle proposte, sulle cose concrete».

Toti: «Guardate al Pd» E anche per l’altro delfino di Silvio, Giovanni Toti, non c’è nessuna “guerra fredda” in Forza Italia bensì un «serenissimo dibattito». «E’ mai possibile – ha affermato Toti – che il Partito democratico si sta spezzettando in piu’ correnti della Democrazia cristiana negli 50 e tutti stiano a guardare quello che succede dentro Forza Italia dove invece c’è un serenissimo dibattito, un unico leader riconosciuto da tutti? Insomma, il dito e la luna in questo caso mi sembra un esempio addirittura sotto dimensionato». «Quando leggo sui giornali che i dirigenti di Forza Italia sono preoccupati delle persone nuove che dovrebbero entrare nel partito – aggiunge Toti -, io dico che sono molto preoccupato se non ne entrano di persone nuove, elettori e militanti. Chi conosce il presidente Berlusconi – ha concluso – sa che la rottamazione di qualsiasi cosa e di qualsiasi persona e’ lontanissima dal suo modo di pensare»

Il rottamato per un selfie Ma un rottamato al meeting perugino c’era davvero. Però non da Forza Italia, bensì dagli ex alleati di Ncd. E’ Massimo Bugaro, fino a poche ore fa coordinatore del Nuovo centrodestra delle Marche, ma di fatto messo alla porta dai vertici dopo il selfie con Berlusconi giovedì. «E’ una cosa molto dolorosa da parte mia perché io ieri sono andato da Berlusconi, che è una persona a cui devo molto, ma le persone che devono qualcosa a Berlusconi sono tante, non solo io». Bugaro racconta di averci fatti «una chiacchierata serena sui temi della politica. Forse ho fatto una leggerezza a fare un selfie ma non mi sembra una cosa così negativa e sanzionabile, invece evidentemente ho toccato un nervo scoperto e la reazione è stata assolutamente scomposta, quasi scioccante». Per Bugaro «è un record nell’ambito dei moderati, infatti io ieri sera mi sono chiesto se stavamo su ‘Scherzi a parte’ o nel Movimento 5 stelle. Sono molto toccato anche dal punto di vista umano quindi riflettero’ con serieta’, mi incontrero’ con tanti amici e ragioneremo sul futuro. Pero’ certo, non posso rimanere in un partito dopo un comportamento del genere»

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