di Daniele Bovi

Accanto alle priorità della regione e del suo tessuto economico-sociale cominciano ad apparire i primi numeri e le prime ipotesi. Intorno a questi numeri si è ragionato lunedì pomeriggio a palazzo Donini nel corso di una seduta della giunta regionale: una riunione tutta politica servita per discutere dove e in quali percentuali allocare i fondi europei. L’avvio della nuova programmazione 2014-2020 è infatti alle porte e più volte la presidente Catiuscia Marini ha sottolineato come queste risorse siano fondamentali per il futuro dell’Umbria. Non una panacea, ma uno strumento di grande importanza sì. La novità più rilevante del nuovo ciclo di programmazione sta nell’obbligo di concentrare l’80% dei fondi intorno a tre grandi capitoli, che hanno poi come subordinate pacchetti di misure ben definiti: ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione è la prima grande area, poi c’è la competitività del sistema delle piccole e medie imprese e il sostegno al passaggio a un’economia caratterizzata da più basse emissioni di carbonio. Paletti fissi per evitare che i soldi vengano distribuiti a pioggia con risultati scarsi e difficilmente misurabili.

Quanti e dove All’interno di questa percentuale ovviamente ogni Regione può prendere le proprie decisioni dettate anche dalle diverse situazioni di partenza. Secondo lo schema sul tavolo della giunta regionale, tutto ancora da approvare prima di essere spedito al governo, la fetta più importante delle risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale (il famoso Fesr), pari al 26%, finirà alla competitività del sistema delle piccole e medie imprese. Poi c’è il capitolo ricerca e innovazione al quale verrebbe destinato il 24%, mentre a tutte quelle misure per innalzare l’efficienza energetica il 20%; a tutti i temi connessi alla cosiddetta agenda digitale invece (ad esempio le nuove tecnologie e il sostegno alla banda larga) andrebbe il 10%. Qualche numero aiuta a capire l’entità degli investimenti. Attualmente il riparto non è stato ancora fatto ma, se ipoteticamente l’Umbria dovesse ottenere la stessa cifra del precedente ciclo 2007-2013, il Fesr verrebbe alimentato con 360 milioni di euro.

Fondo sociale Sul primo capitolo finirebbero quindi quasi 94 milioni, 86 sul secondo, 72 sul terzo e 36 all’agenda digitale. Altre partite sono quelle relative ai fondi europei per l’agricoltura e quella del Fondo sociale (l’Fse). In quest’ultimo caso tra il 2007 e il 2013 l’Umbria ha potuto contare su circa 240 milioni di euro e, anche qui, la prossima fase di programmazione sarà caratterizzata da vincoli precisi: l’80% del Fondo sociale infatti sarà destinato a occupazione, inclusione e lotta alla povertà (una novità), sviluppo delle competenze e dell’istruzione, più efficienza della pubblica amministrazione. Infine, i soldi per l’agricoltura serviranno tra le cose per sicurezza alimentare e tutela delle risorse naturali.

Twitter @DanieleBovi

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