di Ivano Porfiri
«Berlusconi è impegnato in altre cose piuttosto che governare, per questo se ne deve andare». E’ lo stesso messaggio lanciato a pochi minuti di distanza da Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini dal Meeting Confesercenti a San Martino in Campo. I due esponenti del Terzo polo si sono incontrati e stretti la mano.
Passo indietro Il primo a parlare è stato Casini. «Io non dò giudizi morali – ha detto -, faccio una constatazione: Berlusconi da tempo ha perso ogni voglia di governare gli italiani, è impegnato in altre cose. Per cui, oggi faccia un passo indietro consentendo all’Italia di essere governata da qualcuno che ci crede a governare e cambiare le cose». «Questo è necessario – ha detto ancora – stiamo perdendo tempo tutti. Forse sarebbe interesse di Berlusconi, per primo, quello di fare un passo indietro».
Non ha più voglia Per Casini «il Pdl non merita, come grande partito, di subire questa sorta di deriva drammatica che c’è: ci sono tante persone nel Pdl che hanno volontà e voglia di cambiare. Noi li abbiamo contestati, non condividiamo le loro politiche, ma li rispettiamo. Qui però – riprende il leader Udc – c’è un fatto diverso. C’è un presidente del Consiglio che da tempo ha smesso di governare il Paese e non ne ha più voglia. Berlusconi faccia un passo indietro e trovi anche all’interno del suo partito quelle persone, quelle risorse che pensano di poter fare qualcosa di buono per il Paese».
Pd e Pdl insieme Casini quindi invoca «un governo di responsabilità nazionale» che veda insieme, oltre al Terzo polo, Pd e Pdl perché «c’è bisogno di pacificare, c’è bisogno – esorta l’ex presidente della Camera – che le grandi forze politiche, il Pd e il Pdl, insieme concorrano a un governo di responsabilità nazionale. Noi – assicura – non pensiamo a un governo del 51 contro il 49. Sarebbe altra perdita di tempo».
Di Pietro e l’Ulivo Casini poi preferisce non risponde alle provocazioni del leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che, a Vasto, ha definito il leader Udc come «escort della politica». «A Di Pietro non rispondo – ha detto Casini – perché basta vedere la sua storia di magistrato. Qualcuno dovrebbe ricordare al leader dell’Italia dei valori i tempi in cui da magistrato si affannava a restituire soldi nelle scatole da scarpe ai suoi imputati. Ma forse quelli erano solo prestiti…». «Io rispetto profondamente – ha detto ancora il leader dell’Udc – chi si è riunito a Vasto: Bersani, Vendola e Di Pietro. In termini politici hanno tutto il mio rispetto. La ricetta di un nuovo Ulivo, o di una nuova stagione come quella che si è vissuta con Prodi, è legittimo che vogliano perseguirla. E’ una prospettiva totalmente diversa dalla mia e che io non condivido. Io rispetto loro e loro rispettano me. Se pensano, vadano per quella strada ma credo che avranno grandi delusioni perché non credo che il Paese sia nostalgico di quella strada».
Grati a Dio per Napolitano «Meno male che c’e’ il Presidente Napolitano. Dobbiamo essere grati, per chi crede, al Signore, per gli altri non so, alla ‘suerte’». Lo ha detto Pier Ferdinando Casini intervenendo al meeting della Confesercenti a Perugia. Nel suo intervento, il leader Udc ha commentato le parole di Bossi: «Ieri un ministro si è permesso di dire che l’Italia va a picco. Io non so – ha sottolineato – se un esponente del governo francese o tedesco avrebbe mai detto che la Francia o la Germania va a picco. Oggi c’è bisogno di riunire il paese: il nord con il sud, i lavoratori dipendenti con le imprese, mettendo insieme le forze migliori del paese».
Il problema è il cuoco Dopo di lui sul palco è salito Gianfranco Fini. Forse meno forte nei toni, ma identico nei contenuti. «Questo governo – ha detto – non è in grado di affrontare le emergenze del paese. La scorsa settimana un collega, durante la riunione dei presidenti delle Camere basse del G8 mi ha detto: il problema dell’Italia non sono le ricette che può mettere in campo, il problema è il cuoco. All’estero ci vedono così, con un governo che ha perso la sua credibilità». Secondo Fini «non c’è bisogno di ribaltoni ma di un insieme di persone responsabili che si assumano la responsabilità di scelte impopolari e di fare alcune riforme, tra cui quella elettorale».
Sì alla patrimoniale Sui temi economici Fini ha detto che non avrebbe «esitato a introdurre una patrimoniale vera o a lasciare il contributo di solidarietà alla prima versione. Io non ci sto – ha aggiunto – a una politica che dice no alla patrimoniale ma scarica i costi sui più deboli. Contesto la filosofia che una cosa vale l’altra». Anche sull’aumento dell’Iva, Fini ha sottolineato che «è una scelta rischiosa perché c’è il rischio di congelare i consumi. C’è poi una dose di ingiustizia sociale: chi se lo può permettere pagherà un elettrodomestico con l’Iva in più al pari di un cassaintegrato». Sulle pensioni, infine, Fini si è detto convinto che occorra «affrontare seriamente il tema dell’età pensionabile ma leghiamolo a un progetto per i più giovani».

