Paolo Ferrero giovedì sera al Park Hotel insieme ai vertici del Prc umbro

di Daniele Bovi

Dentro la crisi economica il compito della sinistra è quello di riproporre un conflitto di classe, aggiornato al 2011, per portare avanti le ragioni degli ultimi, di chi sta peggio. Questo almeno è il pensiero del segretario nazionale di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, giovedì sera a Perugia con lo stato maggiore del partito umbro al Park Hotel di Ponte San Giovanni per incontrare militanti e simpatizzanti.

La crisi del berlusconismo Al centro del ragionamento di Ferrero il modo con cui affrontare la fase finale del berlusconismo: «Se l’obiettivo è quello di far cadere il premier – spiega – c’è bisogno di un’aggregazione della sinistra contro i piani di Marchionne e contro il progetto di un’alleanza con Gianfranco Fini. Se Berlusconi non cade i discorsi su leadership e primarie hanno poco senso». A non piacere a Ferrero sono «le operazioni di palazzo» tentate secondo lui dal Pd: «Abbiamo un governo in difficoltà – dice – e la sinistra invece di far leva sul disagio sociale per tirarlo giù, si mette a giocare nel Palazzo scrivendo su La Padania o vedendo se è possibile fare un accordo con Fini. Il rischio che abbiamo di fronte è quello di una sensazione di impotenza che pervada la nostra gente».

Niente accrocchi La ricetta di Ferrero insomma non prevede né «un accrocchio con Fini» né la «legislatura costituente» proposta da D’Alema: «O meglio – spiega il segretario – noi la legislatura costituente la vogliamo anche fare ma per difenderla la Costituzione e non per stravolgerla. Vogliamo l’iperliberismo e una riforma delle legge elettorale in senso presidenzialista? Queste sono proposte da contrastare con un’alleanza tra Pd, Idv, Federazione della sinistra e tutti quei soggetti che a sinistra ne condivideranno la piattaforma».

Le cinque proposte Per evitare quel senso di delusione e impotenza che potrebbero far breccia negli elettori, Ferrero lancia cinque proposte «praticabili ed elementari» da far diventare il centro di una grande campagna di massa «che duri dei mesi»: «Come prima cosa – argomenta – va detto che i soldi ci sono ma che vanno presi dalle tasche di chi ce li ha. E quindi ci vuole una patrimoniale per ridurre le tasse ai dipendenti e per costruire un salario sociale per i disoccupati. Per quanto riguarda i posti di lavoro poi occorre abbandonare i progetti di grandi opere pensando invece ad un piano di riassetto idrogeologico del territorio, insieme ad una grande messa in sicurezza degli edifici pubblici».

Imprese e spese militari La terza azione che Ferrero vorrebbe mettere in campo riguarda le imprese che portano la produzione all’estero: «Via – dice – i soldi alle imprese che delocalizzano. Quarto: taglio delle spese militari ritirando i nostri soldati e assumendo come temi centrali quelli della cultura, dell’istruzione e dell’università». L’ultimo capitolo riguarda i precari del pubblico impiego: «Via gli enti inutili – spiega il segretario – e confermiamo i precari che da anni lavorano nell’amministrazione pubblica». Tutte azioni, dice Ferrero, per le quali «non c’è bisogno di fare la rivoluzione socialista: queste decisioni possono essere prese dall’oggi al domani».

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One reply on “Ferrero chiude agli «accrocchi»: «Serve una sinistra che combatta Marchionne e l’alleanza con Fini»”

  1. Caro Ferrero,
    per una uscita da sx della crisi bisogna coniugare la battaglia per la
    redistribuzione equa del reddito e del potere con la proposta di un
    intervento pubblico centrato sulla riconversione ambientale e sociale
    dell’economia con forme di mutualismo “statale” che permettano
    di ridare legalità economica e dignità agli abitanti di questo paese. Se
    consideriamo che nel 20010 le ore di CIG e mobilità sono nell’ordine di
    centinaia di milioni e che, in presenza di questa crisi mondiale,c’è chi
    stima che queste ore potrebbero raddoppiare, quell’intervento statale
    che tu auspichi si potrebbe attuare con un mezzo semplice ed efficace
    che consiste nella creazione di un “bacino nazionale” dei lavoratori in
    CIG o mobilità gestito a livello regionale/comunale che operi nei settori
    che più hanno bisogno dell’intervento statale. Parlo di un grande piano
    nazionale per la costruzione e manutenzione di opere necessarie, per la
    manutenzione del territorio, per la manutenzione di edifici pubblici che
    necessitano di interventi ordinari e straordinari quali: scuole, edifici
    comunali, ministeri, ospedali, ASL, strade comunali, per la messa in
    sicurezza dei territori montani, per la manutenzione dei fiumi ,per la
    manutenzione del nostro patrimonio ecc. ;una grande
    “Società per le attività” pubblica (S.P.AT.) che permetterebbe, anche
    tramite la centralizzazione degli acquisti di materie prime e prodotti finiti, di
    ridurne i costi; di rendere ragionevolmente certi e molto più brevi i
    tempi di consegna delle opere e continuità nelle manutenzioni; di ridare dignità
    e reddito a centinaia di migliaia di lavoratori che, oltretutto, non sarebbero orientati a
    fare lavoro nero per soddisfare le esigenze primarie di una famiglia; di
    estromettere la criminalità organizzata ed i tangentisti dal circuito
    degli appalti e subappalti con notevole lavoro in meno per la giustizia;
    di abbattere i costi dei lavori perchè i
    lavoratori impiegati percepirebbero solo una quota modesta in più della
    CIG (data a fronte di una umiliante inattività) ; di alleviare le casse
    dell’INPS che, oltre a non erogare ammortizzatori sociali a questi
    lavoratori e non dover riconoscere contributi figurativi, incasserebbero i
    contributi della loro busta paga; di creare migliaia di posti di
    lavoro perchè quando si allarga la base produttiva ripartono i consumi
    interni e particolarmente quelli primari che interessano milioni di
    persone e richiedono un elevato impiego di manodopera e determinano
    un considerevole aumento del PIL (buono)
    Luciano Vallocchia

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