di Daniele Bovi
«Il “loden” all’Umbria non serve». Parola del segretario nazionale del Prc Paolo Ferrero, mercoledì mattina a Perugia per fare il punto sull’inchiesta di Gubbio che ha profondamente scosso il partito e sull’agenda politica locale. «Quello che vedo – ha detto Ferrero circondato a palazzo Cesaroni dallo stato maggiore del partito umbro – è l’intenzione di esportare il modello Monti in tutta Italia: si vuol far indossare il loden a tutte le giunte». Un progetto al quale ovviamente Rifondazione comunista è contraria: «Vogliono il governo delle banche e di Confindustria – osserva Ferrero – ma ciò sarebbe devastante». L’Umbria che Ferrero vede è quella che dove «dove si è garantito un alto livello di stato sociale del quale c’è bisogno in momenti di crisi come questo». E invece sotto il loden Ferrero vede il progetto di «tagliare lo stato sociale».
Governo di estrema destra Anche in vista della promessa ampia fase di discussione politico-programmatica che il centrosinistra umbro ha promesso di aprire dopo l’approvazione del bilancio, Ferrero sostiene che al centro di ogni discussione ci deve essere «l’interesse dei lavoratori e delle fasce più deboli. Per rispondere alla crisi non bisogna imbarcare l’Udc bensì rendere lo stato sociale più funzionante». Insomma, «anche in Umbria va aperta la discussione perché c’è da innovare ma a favore di chi i soldi li ha persi o non ce l’ha. I ricchi già si difendono bene da soli». Una bocciatura secca da parte del segretario arriva anche sulla riforma del lavoro in discussione in queste ore: «La Fornero non vuol togliere le porcherie della Legge 30 e permetterà alle grandi aziende di licenziare con più facilità. Sanno preparando un disastro sociale che in Italia non si è mai visto, neanche la Dc avrebbe pensato a qualcosa di simile: questi vogliono usare la speculazione per demolire lo stato sociale». La reazione contro questo «governo di estrema destra» è una solo: «Sciopero – dice Ferrero – e magari la Cisl e la Uil si ravvedessero, in quel caso sarei felice di fare come per il figliol prodigo nella Bibbia».
Il caso Goracci Ferrero ha esordito però parlando del caso Gubbio, la ormai ex città più rossa d’Italia governata per un decennio da Orfeo Goracci, da un mese in carcere. Secondo Ferrero per dare un giudizio complessivo «non si può prescindere dalla verità giudiziaria: ognuno di noi su quell’amministrazione aveva un giudizio positivo. Ora nell’interesse di tutti si deve fare chiarezza». Ferrero rivendica poi come da subito il suo partito, fin dall’avviso di garanzia, ha proceduto a sospendere Goracci e gli altri chiedendo le dimissioni dalla vicepresidenza del consiglio regionale e procedendo poi alla sospensione e al commissariamento del circolo di Gubbio: «Magari – osserva Ferrero – anche gli altri partiti dovrebbero fare lo stesso». Nella delicata vicenda eugubina c’è però un lato umano da non sottovalutare: «Da un mese esatto – ha detto – c’è della gente in galera. La carcerazione preventiva deve essere una misura straordinaria e non ordinaria: si faccia rapidamente un processo e si accerti la verità».
La gestione della cosa pubblica Sicuramente, al di là delle eventuali responsabilità personali che emergeranno, la questione eugubina è più ampia e investe un certo modo di fare politica e di gestire la cosa pubblica. Le misure concrete che Ferrero propone mirano a «ricostruire un legame con i cittadini facendo capire che chi gestisce l’amministrazione non se ne deve approfittare. Il tipo di accuse che vengono ipotizzate segnalano comunque che c’è un problema: atti non proprio legittimi è ormai nel senso comune che avvengano». Ecco perché prima di tutto, secondo l’ex ministro del governo Prodi, c’è bisogno di «approvare rapidamente il ddl anticorruzione, così come c’è bisogno – prosegue – di più partecipazione popolare. Tutto il welfare dovrebbe essere più controllato e più socializzato: la partecipazione popolare è un antidoto alla corruzione». Da ultimo servono provvedimenti «per abbattere la casta». E quindi «riduzione drastica degli emolumenti di consiglieri regionali e parlamentari, tetto di diecimila euro per gli stipendi dei funzionari pubblici e stop al cumulo delle pensioni».
La foto di San Giovanni L’ultimo accenno Ferrero lo dedica alla questione delle alleanze. Secondo il segretario «la foto di Vasto va sostituita con quella di piazza San Giovanni. In Italia – spiega Ferrero – abbiamo ormai due destre e nessuna sinistra: il Pd insegue l’Udc e Vendola insegue il Pd. A Vendola e Di Pietro dico invece di metterci insieme per costruire una sinistra che non c’è più e che sia un punto di riferimento per i lavoratori». Il primo esperimento di questo tipo è la lista di FdS, Idv e Sel che verrà presentata alle comunali di Todi.

