di Maurizio Troccoli

Mentre in diverse città italiane il movimento pride si confronta con divisioni interne, percorsi paralleli e manifestazioni alternative, a Perugia il percorso resta unitario e cresce ancora. Il dibattito che attraversa realtà come Roma, Napoli, Torino, Treviso e Taranto, dove gruppi e collettivi hanno scelto di organizzare eventi distinti per divergenze politiche, organizzative o di impostazione, non sembra infatti trovare terreno fertile nel capoluogo umbro.

Il tema emerge a pochi giorni dall’Umbria Pride, in programma sabato 13 giugno con partenza alle 16 dall’Arco Etrusco di piazza Grimana a Perugia e conclusione in piazza della Repubblica, dove sono previsti gli interventi politici finali. Gli organizzatori si attendono una partecipazione superiore a quella del 2024, ultima adunata perugina (l’anno scorso il pride è stato a Terni), quando la manifestazione richiamò circa 8 mila persone.

«Le divergenze sono il naturale frutto di un movimento che si evolve, diventa grande e complesso», spiega a Umbria24 Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos. «Ci sono collettivi che hanno un approccio più di lotta e associazioni più organizzate che hanno un approccio differente. Principalmente dove questo accade si sdoppiano le manifestazioni, si fanno due eventi differenti con elaborazioni politiche diverse. Per quanto mi riguarda è una ricchezza».

Secondo Bucaioni, però, la situazione perugina è diversa. «Nel comitato che organizza il Pride ci sono associazioni organizzate e collettivi differenti che si riconoscono nel manifesto politico. Noi a Perugia abbiamo sempre scelto di elaborarlo dal basso, attraverso riunioni e assemblee aperte. Tramite questo percorso è più semplice riconoscersi nel documento finale. Perugia è una realtà più piccola e questo rende il confronto più fattibile».

Una differenza rispetto alle grandi città riguarda anche il peso degli sponsor privati, tema che altrove è diventato uno degli elementi più controversi. «Qui non abbiamo grandi sponsor, diversamente da altre realtà dove sono presenti multinazionali che sollevano questioni etiche e politiche all’interno del movimento», osserva il presidente di Omphalos.

A Perugia il pride è arrivato nel 2013 ai Giardini del Frontone e da allora la partecipazione continua a crescere.

Una crescita che riguarda anche il coinvolgimento politico. «C’è una partecipazione sempre maggiore sia alle manifestazioni sia agli eventi collegati. Prima era difficile vedere organizzazioni politiche presenti. Oggi c’è un coinvolgimento molto più ampio. Il centrosinistra è presente praticamente in tutte le sue componenti, mentre in passato partecipavano soprattutto le forze più a sinistra. Negli ultimi anni si sono aggiunti anche i Cinque Stelle».

L’elemento che colpisce maggiormente gli organizzatori è però l’aumento dei più giovani. «Crescono in maniera evidente e significativa i giovani e i giovanissimi che aderiscono. È probabilmente il dato più rilevante degli ultimi anni».

Tra i temi che accompagnano il dibattito nazionale c’è anche il rapporto tra mondo cattolico e comunità Lgbtqia+. Bucaioni invita a evitare generalizzazioni. «Il mondo cattolico ha mille sfaccettature e mille elaborazioni differenti. Più che un’anima cattolica presente al Pride, che sicuramente esiste, c’è un’anima Lgbt presente nel mondo cattolico, anche se a Perugia questo aspetto è poco evidente».

Nello stesso contesto si inserisce la recente decisione dell’Agesci di superare le limitazioni che in passato hanno riguardato i capi scout omosessuali. Una scelta che Bucaioni legge come il risultato di un lungo percorso interno. «Conosco bene questa vicenda anche per la mia esperienza personale. È un cambiamento lento, maturato dopo anni di discussione ed elaborazione. Persone che hanno fatto coming out all’interno dell’associazione hanno favorito questa trasformazione».

Il presidente di Omphalos ricorda anche il proprio percorso personale. «Da ragazzo ero attivo nel movimento scout. Il mio impegno nell’attivismo Lgbt nacque proprio da un allontanamento da quella realtà. Fui uno dei primi casi a Perugia».

Se il dibattito nazionale è segnato dalle discussioni sull’identità stessa dei Pride, l’edizione umbra di quest’anno punta invece a mettere al centro il concetto della “scomodità”. È il tema scelto dagli organizzatori e sintetizzato dallo slogan “Scomode e scomodi”.

«Il nostro Pride si articola attorno a questo concetto», spiega il segretario politico di Omphalos, Stefano Mauri. «Scomode e scomodi per chi ci considera eccessivi, per chi continua a guardarci come qualcosa che disturba. Finché esisterà questo sguardo ci sarà bisogno di continuare a lottare. Ma c’è anche la nostra scomodità: non siamo obbligati a essere come ci vogliono gli altri. O ci si accetta per quello che siamo oppure no».

Al centro della riflessione di quest’anno ci sono soprattutto le persone trans e non binarie. «La loro sottovalutazione genera sofferenze enormi. Succede anche nel sistema sanitario, dove vengono chiamate con nomi che hanno abbandonato o inserite in contesti che non rispettano la loro identità. Sono persone che spesso incontrano ostacoli nel lavoro, nell’accesso alla casa e nei servizi».

Mauri richiama anche l’attività del centro di ascolto gestito dall’associazione. «Negli ultimi due mesi abbiamo ricevuto circa 260 richieste. Una parte significativa riguarda proprio situazioni di disagio vissute da persone trans e non binarie».

Per Omphalos il tema si collega a una riflessione più ampia sui diritti e sull’educazione. «Oggi è sempre più difficile affrontare il tema dell’educazione affettiva e sessuale. Eppure continuiamo a fare i conti con femminicidi, con gli orfani delle vittime di femminicidio e con numerose richieste di aiuto legate a discriminazioni e violenze contro la comunità queer».

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