Esternalizzazioni e privatizzazioni, un nuovo rapporto tra pubblico e privato nella sanità, una nuova identità della macchina pubblica e una Regione con un ruolo più snello di indirizzo e controllo. Queste, insieme ad una più generale razionalizzazione ed efficienza della spesa pubblica regionale, le ricette proposte nella mozione del centrodestra respinta martedì mattina dal Consiglio regionale con 16 voti contrari e 11 favorevoli. La mozione di Pdl e Lega Nord chiedeva di «definire in tempi brevi un piano di razionalizzazione e riqualificazione della spesa pubblica» e di «costruire, con i Comuni e le due Provincie dell’Umbria, una “cabina di regia” per l’applicazione del principio di sussidiarietà e per l’attuazione dell’accordo sul federalismo, al fine di coordinare al meglio questa fase transitoria ed evitare che la spesa pubblica sfugga completamente dal controllo e si arrivi ad un indiscriminato aumento delle tasse e della tariffe».
Riommi: sovradimensionamento del sistema pubblico Secondo l’ex assessore al Bilancio Vincenzo Riommi, il federalismo «sarà una grande occasione per il Paese. L’Umbria che fu protagonista nella battaglia del regionalismo lo sarà anche nel federalismo». Il vero problema dell’Umbria però, secondo Riommi, non è tanto la spesa pubblica «nella media», ma la «ridotta capacità fiscale che deriva da quanto si produce in questa regione in passato abbiamo avuto grandi capacità di portare risorse pubbliche in Umbria e di spenderle bene. Purtroppo per il futuro le risorse che ci serviranno le dovremo produrre noi, e sarà difficile mantenere la qualità dei servizi che abbiamo raggiunto». Un quadro in cui, ammette Riommi, «il sovradimensionamento del settore pubblico è un problema». Un sovradimensionamento che arriva da quanto successo nei decenni precedenti, ovvero quando si creavano aziende pubbliche per sopperire ai buchi di mercato: «Una presenza – dice Riommi – che oggi rischia di fare da tappo».
Tomassoni: nostri bilanci in ordine L’assessore regionale al bilancio, Franco Tomassoni, ha infine posto l’accento sul fatto che «l’Umbria arriva all’appuntamento con il federalismo fiscale con bilanci in ordine ed invarianza fiscale». «Per costruire un sistema federalista serio – ha spiegato Tomassoni – è necessaria una riforma di tipo istituzionale. Nel nostro paese invece il federalismo è stato costruito attraverso la manovra finanziaria. Il federalismo fiscale comporta grandi difficoltà, non sappiamo quando arriveranno i decreti attuativi, non sappiamo come funzionerà a livello operativo. Sembra debba essere la Regione il terminale referente del decentramento fiscale, e che a sua volta dovrà ripartire i compiti con le altre istruzioni territoriali. Si parla di premialità nei confronti delle Regioni che riusciranno a combattere l’evasione fiscale, ma lo Stato non può scaricare l’intera responsabilità del prelievo se nel contempo non diminuisce la propria pressione fiscale».

