di Daniele Bovi
Nel cuore di un’Europa attraversata da una forte crisi di fiducia nelle sue istituzioni, in quella Bruxelles che ancora porta i segni della violenza del terrorismo tutte le regioni provano a far leva anche sui fondi strutturali della programmazione 2014-2020 per chiudere il gap tra i cittadini e le istituzioni, per far sentire ai primi che le seconde non sono lontane e inutili. Le regioni d’Europa e le città da lunedì a giovedì si sono date appuntamento a Bruxelles per la «Settimana europea» a loro dedicata (appuntamento in programma ormai dal 2003), e che ha tra i suoi temi centrali proprio i fondi strutturali e la loro capacità di creare sviluppo. «La politica di coesione – ha detto Corina Cretu, commissaria europea per le politiche regionali nel corso della conferenza stampa che lunedì mattina ha aperto la Settimana – cambia la vita delle persone, e oggi è più necessaria che mai. Bisogna sfruttare al massimo ogni euro».
Moltiplicatore Un euro che, secondo i dati di Cretu, ne genererà tre in termini di ricchezza entro il 2030. «Grazie alla programmazione 2007-2013 – ha osservato – un milione di persone hanno trovato un posto di lavoro e 8 hanno la banda larga, mentre 400 mila piccole e medie imprese sono state sostenute nel loro percorso di modernizzazione. Non c’è regione d’Europa che non senta il contributo dei fondi». Il problema però è comunicarne la loro utilità ai cittadini: «Bisognerà mostrare la loro efficacia – ha detto Marku Markkula, finlandese, presidente di quel Comitato delle regioni che nel pomeriggio aprirà la sessione plenaria – in termini di utilità, far vedere come da Bruxelles arrivino a città e regioni, dare più attenzione alla territorialità». Altro tasto da toccare, «la maggiore enfasi che dobbiamo mettere – aggiunge sul punto Cretu – sui risultati ottenuti, e il tempo dimostrerà che ci sono».
Più semplici Nella programmazione 2014-2020 importante sarà il tema della semplificazione delle procedure, necessaria per dare maggiore efficacia e il fissare indicatori precisi per misurare i progressi ottenuti. Il tutto in un quadro di «crescita inclusiva e sostenibile, che sarà prioritaria – sottolinea Markkula – per il futuro». Durante la conferenza stampa si è parlato anche di Italia e in particolare del sud del paese, citato da Cretu come esempio negativo (benché non manchino certo altri casi in Europa, la commissaria non è la prima volta che parla di quello italiano) per quanto riguarda l’uso dei fondi. «Alle regioni del sud Italia – dice – paese da trent’anni in Europa (in realtà è tra i fondatori dell’Ue, ndr) – sono stati dati miliardi di euro ma non vediamo ancora i risultati in termini di crescita, non sempre siamo soddisfatti dalla capacità amministrativa del sud; ci serve l’aiuto dell’ambiente circostante e spero ci sia un vero successo».
Nord e sud Cretu, oltre a promettere che visiterà le zone terremotate, ha parlato di «differenze spiccate tra Nord e Sud» in un Paese che dalla nuova programmazione riceverà 43 miliardi di euro, cifra seconda solo a quella della Polonia. Inevitabilmente si parla anche di Brexit, scelta «che deploro – risponde Markkula – ma che rispetto». «Se la Gran Bretagna – gli fa eco Cretu ribadendo quella che è, da settimane, la posizione della Ue – vorrà accedere al mercato unico, dovrà dare ai cittadini europei tutte le libertà». Insomma, per dirla in inglese, niente cherry picking.
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