di M.R.
«Sosterremo alla guida della città un profilo civico che si differenzi nettamente dal presente per esperienza, capacità, competenza e riconoscibilità». Così parlava giorni fa il segretario del Pd di Terni Pierluigi Spinelli a poche ore dall’esito del voto delle primarie. Nei suoi pensieri, il prof universitario di origine argentina José Maria Kenny, il 70enne sul quale pareva si dovesse chiudere a stretto giro. Col passare dei giorni però le opzioni aumentano e i civici ‘Innovatori’, giocando a rialzo, avanzano una propria candidatura nell’ambito di una più o meno larga coalizione di centrosinistra, quella di Luca Diotallevi, anche lui proveniente dal mondo accademico, classe 1959, presidente di Azione cattolica Terni.
Elezioni a Terni Secondo quanto trapela dai vari incontri che si susseguono in queste ore, l’ultimo nella serata di lunedì tra segreterie (comunale e provinciale), non sarebbe però tramontata ancora l’idea a lungo caldeggiata da Senso civico, almeno prima dell’uscita di scena del consigliere Alessandro Gentiletti, del ‘campo largo’ M5s incluso. I pentastellati dalla loro hanno il vantaggio di aver già ufficializzato Claudio Fiorelli come candidato sindaco; i Dem, volendo percorrere questa soluzione, hanno dalla loro il fatto di non essere mai usciti allo scoperto. I nomi apparsi sin qui sulla stampa sono infatti solo il frutto di valutazioni più o meno ponderate nelle sedi di partito e nei summit tra diverse forze, ma nessuno, nel rispetto evidentemente di correnti e sensibilità varie, si è ancora espresso pubblicamente; tanto che anche quelle su Diotallevi dell’ultima ora potrebbero essere solo voci.
Attesa la scelta dei Dem Considerato che pare si stia via via sgretolando la coalizione di centrodestra, è probabile che da via Mazzini il nome del candidato sindaco da sostenere sarà pronunciato all’unisono. Tra le possibili soluzioni, questo sì è sotto gli occhi di tutti, si registra l’assenza di una proposta politica interna. Nella giornata di martedì intanto è in programma l’assemblea degli iscritti e sarà quello un importante banco di prova, anche se le principali decisioni potrebbero arrivare a margine del tavolo regionale di mercoledì, che dovrebbe parlare anche la lingua degli alleati. Il perimetro a questo punto è ancora tutto da definire. Certo guardando ai piani alti del partito la soluzione più consona al modello Schlein sarebbe andare a braccetto coi Cinque stelle che pubblicamente hanno anche lanciato un messaggio di apertura: resta da capire se, chi e come eventualmente raccoglie il segnale, nonché come viene raccontato e passa nei tavoli di confronto che vanno in scena lontano dai riflettori.
