di M.G.P. e M.R.
All’ufficio di Gabinetto del sindaco alle 10 di venerdì ancora le dimissioni di Stefano Bandecchi non risultano protocollate. Salvo sorprese è probabile che si rimandi tutto a lunedì quando è in programma anche il consiglio comunale al quale il primo cittadino sarà chiamato a riferire in merito. Ma se il sindaco ‘tirerà diritto’ per la sua strada e le dimissioni saranno confermate cosa succede a Terni?
Gli scenari A scandire le cose in questo caso è il Tuel, Testo unico degli enti locali. Nella fattispecie l’articolo 53 nel quale al comma 3 si legge: «Le dimissioni presentate dal sindaco o dal presidente della provincia diventano efficaci ed irrevocabili trascorso il termine di 20 giorni dalla loro presentazione al consiglio. In tal caso si procede allo scioglimento del rispettivo consiglio, con contestuale nomina di un commissario». Insomma se le dimissioni di Bandecchi verranno confermate e se non verranno ritirate entro 20 giorni all’orizzonte a Terni c’è l’arrivo del Commissario prefettizio. La città dell’Acciaio non è nuova a questo scenario: nel 2018, a gennaio, l’allora sindaco Leopoldo Di Girolamo si era dimesso formalizzando la sua decisione – come di consueto – con una lettera al presidente del consiglio comunale.
Dal commissario alle urne A quel punto, non appena le dimissioni saranno formalizzate, ‘scattano’ i 20 giorni di tempo e se il sindaco non farà dietrofront, come detto, Terni avrà un commissario. Per quanto tempo? Inevitabilmente la città dell’Acciaio tornerà alle urne nella prima data utile. Stando a una circolare del Ministero «Il 24 febbraio p.v. – si legge – è il termine ultimo previsto dalla vigente normativa entro il quale devono verificarsi le condizioni che rendono necessario il rinnovo dei consigli comunali per motivi diversi dalla scadenza naturale, ai fini dell’inclusione nel “turno di primavera”»; «In considerazione dell’imminente scadenza, si richiama la cortese attenzione delle SS.LL. affinché sia data tempestiva comunicazione delle fattispecie perfezionate alla data del 20 febbraio p.v. per le quali dovrà adottarsi il provvedimento di scioglimento dell’organo consiliare, con l’invio delle relative proposte». Dunque che succede? le tempistiche le detta il Ministero e, stando a quanto riportato, Terni non farà in tempo a sciogliere il consiglio comunale per andare al voto in primavera con gli altri comuni umbri. Allora quando voterà la città dell’Acciaio? Nella migliore delle ipotesi – a meno di provvedimenti ‘last minute’ – in autunno 2024 in concomitanza con le elezioni regionali. Altrimenti la sorte della città è quella del commissario per un più lungo periodo di tempo, almeno fino al 2025. Si vedrà.
